In my mother’s mind "Iris" is not a flower.

It’s like a jewel box…
In realtà, si tratta di un dolce tipico della pasticceria siciliana, creato da un pasticcere palermitano in occasione della prima dell’opera “Iris” di Mascagni. Per mia madre, invece,  l’Iris è  solo uno scrigno morbido.  Lei, che  crede tanto nel potere della personalizz-azione delle sue mani, oggi ne ha fatto una piccola opera d’arte.
Tutto è iniziato da un panino al latte, il contenitore. L‘ha preso e sviscerato, un po’ come ho fatto io con boxarella. Poi, con una parte dello stesso, ha fatto un coperchio per la chiusura. All’interno,  un cuore di ricotta e cioccolato, roba che fa andare in delirio le papille gustative ma anche gli altri sensi. In realtà avrebbe potuto riempirlo di qualcos’altro, volendo rimanere in tema personalizz-azione. Ad esempio, fossi stata io avrei messo della crema al limone o all’arancia, vista l’immane quantità di agrumi che abbiamo in cucina e  non solo in cucina.  Però mia madre, persona di grandi valori e grande tradizionalista in cucina, non ama le “variazioni su tema”, specie se il tema originale è una ricetta vincente.
E va bene così. Ha messo dentro la sua crema preferita,  fatta da lei con della ricotta di prima qualità che ha arricchito con canditi di frutta e pezzi di cioccolato. L’esterno è una crosta dorata sulla quale ha piovuto dello zucchero in granelli, elemento fondamentale nella creazione dell’immagine-scrigno glitterata.  
Io ho  apprezzato appieno quest’opera . La grandezza dei panini era perfetta. In genere questo dolce non rientra tra i miei preferiti nella lista delle cose da prendere al bar perchè, credetemi, si tratta di una roba grande, per uno stomaco grande. Penso, invece, che un concentrato di tanta bontà debba essere medio-piccolo per essere apprezzato nella maniera migliore. Le iris di mia madre lo erano, quindi già a livello di primo approccio visivo diciamo che non hanno creato grossi drammi neuro-psicologici.
Scendendo più nel pronfondo, il gioco dei contrasti morbido-croccante/ bianco-nero/ svuotare-riempire/, resi sia a livello cromatico che gustativo, ha creato un significato di completezza, perfetta congiunzione tra dimensioni opposte.

La luce nella stanza era quella giusta. Mi ha permesso di giocare con i toni  creati dai granelli riflettenti e di ri-creare fotograficamente uno spazio visivo pulito, lineare. 
Per il resto, dove si ferma l’occhio fotografico, incapace a scomporre le multidimensioni di uno scrigno di sapori, lì arriva il gusto. L’unico senso sincero che ci accompagna in questo affascinante viaggio alla scoperta di ciò che siamo. Un po’ come una madre.
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Pubblicato da

Foodiana

Ho l'animo nomade, lo spirito mutevole, i piedi per terra, la testa per aria e le mani nel digital. {food lover, addicted to social media, art and travelling} Paris - Turin - Sicily

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