Meditation on Transition through this Composition

“L’inverno è una primavera che si ignora” 

Henry de Montherlant, Malatesta, 1946.

L’ultimo post del mio blog era un piatto totalmente primaverile, fatto di immagini e sensazioni  suggeritemi dalla nuova stagione. Oggi, invece, ho fatto qualche passo indietro nel tempo e nei suoi mutamenti. Così mi sono trovata nella stagione fredda, estrapolandone colori e significati. Tutto questo perchè oggi ho un po’ di freddo dentro. Margherita è partita portando con sé pezzi di me e già ne sento la mancanza. Questo, per me, è uno di quei periodi di transizione che mi vede più fragile e vulnerabile. Mi muove il continuo bisogno di trovare certezze. In realtà dovrei solo cercare di smontare qualche asset mentale e ritrovare la serenità dentro me stessa. Farlo da sola richiede impegno, costanza. E per quanto sia giusto e umanamente gratificante cercare la strada per la propria resurrezione personale da soli, non si arriva mai lontano senza le persone vere accanto. Giusto qualcuno. Quei due, tre amici che portano vero valore e qualità con il loro modo di vedere le cose da un punto di vista nuovo, diverso. E che spesso si rivela essere quello giusto. 

A partire dalle sensazioni e dal desiderio di trovare dentro me qualche rassicurazione, ho fatto una composizione a fagotto. Una sorta di bauletto di sfoglia ripieno di crema di zucca e funghi. Ho semplicemente sbollentato i funghi e la zucca per un po’, poi ho schiacciato la zucca con una forchetta e mescolato della ricotta per amalgamare il composto. Quindi, all’interno del bauletto di sfoglia ho messo prima la crema di zucca, poi i funghi interi e infine ho chiuso le estremità. Avevo voglia di qualcosa di caldo, capace di tenermi compagnia in questo momento di solitudine. Ho scelto l’accoppiata funghi-zucca in quanto una delle più riuscite sia a livello cromatico che gustativo. I colori si richiamano producendo tonalità profonde e dense di significato, infondendo un senso di pace e tanta positività.  Inotre, funghi e zucca, rappresentano perfettamente la “transizione” da una stagione all’altra. O meglio, è possibile mangiarli anche in primavera, ma io li ho sempre associati all’inverno e consumati durante i giorni freddi preparandoci zuppe, risotti, contorni caldi. 

Il tema della transizione è espresso dal contrasto crosta-ripieno. Ho creato un cuore morbido e solare fatto di colori caldi e sapori semplici, dolci. Ho messo del latte sulla superficie esterna per creare l’effetto dorato. Ho dovuto aspettare quei 30 minuti di cottura a 180° per poter contemplare il risultato dell’opera e trovare qualche rassicurazione. 🙂 


E’ così, gustando il mio piatto in compagnia di me stessa, ho scoperto di essere una parte di quello che stavo mangiando. Forse chiunque di noi, qualsiasi persona è un po’ crosta e un po’ ripieno. La complessità è la regola del nostro vivere quotidiano. E nei momenti di solitudine, di fronte alle difficoltà piccole o grandi di questo cammino ci si scopre un po’ più forti, con un ripieno più ricco e sofisticato, intanto che la propria scorza esteriore si rinnova, facendo sciogliere e andare via gli strati esterni che l’inverno aveva gelato. 


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Pubblicato da

Enza Maria Saladino

Ho l'animo nomade, lo spirito mutevole, i piedi per terra, la testa per aria e le mani nel digital.

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