creativity in food · metafore e sentimenti

All my life in a sandwich

Quando le cose iniziano a farsi serie…

7.15 sveglia. Non ne avrei neanche bisogno di quel segnale acustico. Ormai l’ho inglobato, fa parte del mio ciclo vitale, del mio metabolismo. Mi sveglio automaticamente. Il mio cervello è una macchina che ha assimilato le ore di sonno degli ultimi mesi. Gli bastano quelle. Durante il weekend faccio quasi fatica a tirare oltre le 9.30. Al mio corpo basterebbe qualche minuto in più per riprendere i ritmi quotidiani, la mia mente è già attiva. La colazione, per me, è sempre stato il pasto più importante della giornata e chi segue il mio blog questo lo sa. In questi ultimi tempi, però, diventa un pasto fugace. Un caffè la mattina, latte e qualche biscotto. A volte uno yogurt veloce. Vorrei tanto prendermi il lusso di sedermi e fare colazione alla mia maniera e magari tra un morso e un altro scambiare quattro chiacchiere simpatiche con qualcuno, o soltanto accendere la tele e buttare un occhio e un orecchio alle news del giorno. 
Tutto diventa sempre più rapido, il tempo accelera nell’infinità di un secondo che si sussegue a un altro, identico al precedente. Il consumo di un pasto, da piacere diventa necessità e per un amante del food come me, per me che il cibo è vita, è sempre più difficile adeguarmi a ciò. O meglio, mi adeguo quasi inconsciamente a questi movimenti che continuamente vivo su di me e che io stessa ho voluto per me. Caffè e panini. Sandwiches fatti a strati. Concedersi di cambiare di giorno in giorno ingredienti dentro le due fette di pane sembra essere, al momento, l’unica via di libertà e creatività possibile durante i pasti. La gente sembra che viva da sempre immersa in questo mondo del cibo consumato in fretta e a monoporzione. Qui è la regola. 
Ma infondo a me sta bene pure così, un panino a pranzo e via. Non ho neanche chissà quanta fame a pranzo, quindi, perchè dovrei lamentarmi? Alle 13.00 stacco quasi perchè il mio cervello, programmato per la pausa di un’ora fa il refresh dei contenuti giornalieri e come una piccola sveglia mi ricorda il mio breve break. Trascorro così i miei pasti, tra un panino e un’acqua naturale, un caffè dopo pranzo, un caffè al distributore in ufficio, un pasto a cena. Qualsiasi, senza troppa inventiva. Sto diventando davvero così. Vorrei trovare molto più tempo per alimentare la mia creatività in cucina, preparare cose belle e buone e  dedicarmi alla mia passione. Ma qui si corre e adesso, che ho appena iniziato, devo ancora ingranare bene i meccanismi. Tra un po’ diverrò un robottino perfettamente in grado di ottimizzare i tempi e allargare sempre un po’ di più la fetta di tempo che resta per se stesso. Allora, chissà, magari sarò capace a preparare per me una parmigiana o il filetto al pepe verde a cena.
La vita, intanto, offre panini sempre più scarni e condimenti sempre più tristi. Le persone iniziano con l’entrare in questa routine lancinante e finiscono con il perdere il senso del gusto. Io non voglio diventare così. Per questo, voglio riuscire a capovolgere il senso del sandwich veloce e trarne il lato migliore, più buono. Quello di un pasto multistrato ben fatto, in cui sono presenti tutti i nutrimenti diversi e variegati. Come un big sandwich la mia vita si sta facendo sempre più fitta e stratificata, adesso sento di stare per arrivare a definirne il nucleo. Sto veramente realizzando qualcosa di bello per me stessa e ne sto vedendo pian piano i frutti. tutto quello che ho fatto finora, il mio percorso di studi, la mia vita in movimento, le città che cambio, la gente che incontro continuamente. Tutto quando è fonte di arricchimento personale, di cambiamento continuo e construzione attorno al mio essere. Sono orgogliosa del lavoro fatto finora, dei sacrifici, delle rinunce. Non voglio vivere di speranze, voglio solo che oggi ci sia il mio presente ed io voglio essere lì. Tra un panino e un altro, tra un giro alla Pam e una sporadica colazione al bar. 
Voglio fare del mio presente un sandwich gustoso, da prendere a morsi. Voglio poter masticare lentamente queste giornate e non essere mai sazia della vita che sto vivendo. 

Enza.


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