In Sicilia, il Capodanno…

Passata la mezzanotte. (Finalmente…)

Spumante, brindisi vari, bollicine e un panettone sul tavolo snobbato da tutti. Ovvio, c’era cibo a sufficienza da sfamare una mandria di buoi impazziti. Ci vuoi mettere pure il panettone? Non esiste. Solo che i buoi non c’erano, e probabilmente si sarebbero anche spaventati vista l’enorme quantità di fritti e prodotti da forno salati e dolci che quest’anno hanno invaso casa a Capodanno. Di animali nessuna traccia, nemmeno il mio cane c’era, che di solito lui è sempre in prima linea, zero. Probabilmente sarebbe morto d’infarto solo ad annusare. Ma noi siamo siciliani, abbiamo la tradizione dei pranzi e delle cene di tutto rispetto dentro, nel sangue. Come il tasso glicemico e il colesterolo. Alti, anche quelli. Ehhh vabbè, poi si smaltisce!…(silenzio). Sempre se ci si arriva al giorno dopo il giorno dopo capodanno, e cioè il 2 gennaio. Perché oggi comunque rientra nel 31, è solo la cena questa.

Domani c’è il secondo round, e va fortissimo quello: 25 persone, i padri dei padri, i figli piccoli dei cugini di sangue, il fidanzato della sorella del cognato di mio fratello. Per dire. E lì si fa a gara, è una sorta di maratona. I veri siciliani purosangue arrivano alla fine – cena si intende – avendo mostrato abilità e resistenza di pancia, fegato e cuore nel passare dall’antipasto al dolce (senza saltare tutti i vari passaggi di primo, secondo, terzo e bis) con l’agilità di una gazzella che salta nella steppa a occhi chiusi. E tra un pasto e l’altro, i veri siculi – i nonni in genere – sono così abili, (beati loro!) a fare mille cose contemporaneamente, ma di solito l’ordine è questo: controllare che tutti abbiano occupato il loro posto a tavola, che siano nella posizione migliore, la più giusta. E poi, che il loro piatto sia PIENO. I nonni, o meglio, le “donne di casa” (le matrone) stanno sempre lì con l’occhio vispo a controllare il piatto del nipote, perché nel momento in cui si svuota, quel piatto va riempito. Ed è allora che scatta l’allarme: figghiu meo, MANGIA!!! – Frase tipica di siciliana tipica di fronte a un piatto vuoto del nipote che siede a tavola insieme ad altre 20 persone nel dì di festa. Essì, perché un vero siciliano purosangue si riconosce da una cosa fondamentalmente: apprezza il cibo, non fa complimenti, si ingozza.

E io che amo il cibo, e amo raccontare storie che nascono attorno a un tavolo o ancora prima, quando il food è ancora in testa sottoforma di idea, di fronte a certe scene vorrei prendere la testa e ficcarmela nel piatto per non sentire, ma che dico? Prendermi e lanciarmi dal balcone, uccidermi. Anzi, uccidetemi! Ma il punto è semplice: qual è il vero significato di quello che stiamo mangiando? Quale il senso di stare tutti insieme durante le feste se la maggior parte del tempo passa a tavola mangiando? Le situazioni in cui il cibo è così presente e così al centro della scena mi fanno un po’ senso e a lungo andare anche paura. Perché non vorrei mai che ogni occasione come un pasto di un pranzo, o una cena, o una break pomeridiano diventassero momenti per riempire i nostri vuoti quotidiani e riempirci la bocca di qualcosa perché non abbiamo nulla da dire. Vorrei solo che il cibo fosse una di quelle storie che ci si racconta, per il puro piacere di raccontarsi. Ed è chiaro che tra le tante storie, probabilmente si tratta della più bella perché è la più antica ed è la parte in cui meglio ci riconosciamo. Per questo conserviamo ancora intatte le tradizioni. Ed è per questo che le famiglie si riuniscono a tavola, perché il cibo funge sia da “raccordo” familiare sia da “racconto” generazionale. Ora, io questo lo so. Ma gli altri, le persone che siedono al mio fianco, riflettono prima di mangiare? Sanno quanto vale quella portata che hanno davanti?

Più passa il tempo, più vedo gente che non mangia, ingurgita. Non assapora, divora. Non gusta, prova disgusto e non ne ha coscienza. E passa da una pietanza all’altra incurante. Vedo gente ferma, che lì dov’era c’è rimasta, intanto che l’unica a crescere era la PANZA.

Detto questo, io ho cercato di conservare i momenti di questa cena, immortalandone la tradizione e il lato vintage. Perché ogni cosa qui mi è lontana, è come se non mi appartenesse più e sento il dovere verso me stessa e le mie origini di preservare questi ricordi. In secondo luogo perché, anche se passa il tempo certe cose non cambiano mai, come ad esempio i gusti a tavola dei miei genitori 🙂

Ecco, questo è solo qualche assaggio… arancini, pizzette, torte salate ripiene, rustici salati, e ciambelle ❤

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PS: c’era anche dell’altro, ma non ho voluto ulteriormente “appesantire” il post e la visione. Voglio solo dire una cosa: grazie alla mia famiglia, e soprattutto alla mia mamma.

PS 2: (che non è la Play Station): per l’occasione, mi sono fatta “vintage” anch’io… PERDONATEMI! 😀

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Pubblicato da

Foodiana

Ho l'animo nomade, lo spirito mutevole, i piedi per terra, la testa per aria e le mani nel digital. {food lover, addicted to social media, art and travelling} Paris - Turin - Sicily

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