Nel weekend ho mangiato, anzi no… ho viaggiato.

Weekend all’insegna del cibo. Cena fuori, no take away, please. Provare qualcosa di diverso, sedersi a tavola, ordinare, uscire dalla routine culinaria quotidiana che ci si costruisce attorno. Andare a cena non solo per mangiare ma anche per “respirare”. Cambiare gusti, provare nuovi accostamenti, sedere a un tavolo diverso vale moltissimo. Essere curiosi verso i gusti di un’altra nazione, avvicinarsi alle tradizioni culinarie di una cultura differente dalla propria equivale a fare un viaggio, in un certo senso. Se si opta per questo tipo di travel experience, si farà una scelta low cost. Le ragioni? Le seguenti.

1. una cena etnica, per quanto costosa, non costringerà a tirar fuori dalle tasche banconote superiori a 50/80 euro. (nel weekend in questione ho pagato 50 euro il totale delle due cene)

2. occorrerà prenotare con anticipo –  in giornata, sia chiaro.

3. esperienza breve, intensa e condivisa – vuoi mettere il piacere di sedere con gli amici allo stesso tavolo, dividere le pietanze e gustare appieno quel momento che durerà al massimo 2 ore? Ecco, vince chi riesce a fare il miglior viaggio, con la giusta compagnia, in quelle 2 ore. Non ho detto che è facile, ho detto solo che è possibile.

4. Il volo dell’immaginazione – un viaggio è strettamente connesso ai nostri sensi, libera la mente e le associazioni che ogni individuo è in grado di fare. Per questo si tratta di un’esperienza soggettiva. Entrare in un locale dove si cucina del sushi o della zuppa thailandese con chiodi di garofano e zenzero apre i sensi, libera i ricordi e la mente prende il volo verso una strada tutta sua.

Personalmente, ciò che rende unico l’atto di uscire fuori a cena sono gli amici. Un piatto può essere condiviso con gli altri sia in pratica che in teoria, offrendo assaggi, sensazioni gustative, e arricchendo in questo modo l’esperienza del gruppo. Scambiarsi opinioni riguardo a quel che si sta gustando in un determinato momento aiuta ad avere una visione più chiara di cosa stiamo mangiando. E’ un momento di confronto.Guardarsi da soli allo specchio di certo non ci aiuta ad avere una visione obiettiva di noi stessi

Ecco, prima che vi addentriate in questo viaggio, ci tengo a precisare alcune cose.

1. troverete utile questo post se vi piace l’etnico e siete in cerca di un posto buono dove mangiare a prezzi ragionevoli a Roma;

2. questo post è il tentativo di farvi assaggiare le atmosfere che ho vissuto;

3. non si tratta di una critica culinaria,  mi astengo da giudizi gastronomici di un certo tipo, e lo dico: non sono una foodblogger! Racconto solo storie legate al cibo;

4. Se è ok, possiamo iniziare. Sì perché adesso questo viaggio lo faremo insieme, io e voi;

5. Bene, dovete sapere che spinta dalla voglia di viaggiare low cost, questo weekend mi sono concessa il semplice lusso di due esperienze foodiane: giapponese e africano.

Primo giorno – Venerdì, Giappone. 

Per il giapponese ho optato per un all you can eat dal menù economico di 19 euro, bevande e dolci esclusi. Il locale in questione è Daifuku, in via Cremona a pochi passi da piazza Bologna. E le posate in questione sono queste:

foto (2)

Eravamo 8 persone circa e abbiamo ordinato un bel po’ di cose: dal sushi misto con sashimi e hosomaki agli uramaki rolls, pura goduria per il palato, per poi finire con gli onigiri, le polpette di riso ripiene di pesce. Abbiamo accompagnato il pasto con una birra giapponese e con qualche zuppa di miso, tofu e alghe. C’è chi ha preso del sake, a me personalmente non piace. Ero già abbastanza piena da non poter mettere in stomaco ulteriori cose a fine cena, liquidi e non. La qualità del cibo lì è buona, probabilmente nella media per quel che riguarda la categoria dei ristoranti asiatici all you can eat. Il menù è vasto e le porzioni abbondanti. In realtà a me sarebbe bastato guacamole e salsa di soia a rendermi felice.  😀

Intanto che tra una portata e l’altra la cena va via in men che non si dica, si può decidere di fare un giro per piazza Bologna o andare a bere una birra in viale Ippocrate, passando per il quartiere universitario. Non c’ero mai stata, ma quella zona mi ha piacevolmente sorpreso. Piazza Bologna il venerdì sera è strapiena di gente. Mi stupisco del fatto che Roma sia un nodo centrale grande, enorme, fatto di mille nodi di raccordo dove la gente si ritrova. A Roma esistono quelle che Milano sogna di avere, le piazze.

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Secondo giorno – Sabato, Africa

africa

Sabato dai sapori piccanti. Dal Giappone si va in Africa, da Piazza Bologna a Castro Pretorio, vicino Termini. Si tratta di uno dei fulcri multietnici della città. In particolare, quella zona ha un’alta concentrazione di africani e di relativi bar/ristoranti africani. Il luogo prescelto è il ristorante Africa. Ci accoglie un’atmosfera calda. Il locale è gestito da una coppia di etiopi e serve cucina tipica etiopica-eritrea. Appena entrati si fa un bagno negli odori forti. E’ talmente intenso da sentire l’odore della carne speziata e da far venire l’acquolina in bocca. Nell’attesa, ci prendiamo una birra, giusto per portare la temperatura corporea a uno livello più basso. L’interno è rosso e in legno. Sulle pareti sculture grandi, tipiche delle tribù africane raffiguranti totem e mappe del continente.

foto 1

E’ chiaro che non si tratta di un ristorantino chic, e ogni sorta di chiccheria occidentale è bannata. I piatti a base di carne vengono serviti su un letto di pane, più simile a una crêpe salata. E’ d’obbligo mangiare con le mani, arrotolando il pane attorno alla carne, accompagnando il tutto con le loro salse piccanti. In una parola, tutto questo si traduce in GODURIA. Proviamo 2 piatti: un antipasto misto a base di polpettine di carne e salsa allo yogurt speziata, e un secondo a base di carne di manzo e salse. Io ho ordinato uno SPRISS ROSSO e i miei amici uno ZIGHINI. Non saprei dire onestamente quale fosse la differenza, a guardarli erano molto simili. Avvolgere la carne calda in quel pane mi ha fatto sentire quasi a casa, quando fare la scarpetta è d’obbligo, specie se la portata è un ottimo sugo di polpette o lo spezzatino.

[Antipasto misto]

foto 3

[Spriss Rosso]

foto 2

Ecco, fino a ieri riflettevo sull’ipotesi di diventare vegetariana, almeno per un periodo, inserendo più verdure nella mia dieta e provando a disintossicarmi. Che poi in realtà dovrei disintossicarmi da ben altro… Fatto sta che mangiare carne e provare cibi etnici a base di carne è uno dei piaceri che non voglio negarmi al momento.  Non mi sento ancora pronta per un’alimentazione a zero carne. Certo, confido nel fatto che con l’obiettivo di diventare una persona migliore, sempre più incline verso l’ascetismo, inizierò con l’abbandonare qualche vecchia abitudine. Eliminare la carne potrebbe rientrare nella lista dei To Do. E se davvero un giorno vorrò vedere nascere un’asceta dentro me, mi toccherà passare dall’India… A tal proposito conosco un ristorante indiano, fighissimo, dove si mangia basmati speziato e pollo al curry. Il tutto servito in eleganti portate fighissime, vassoi fighissimi e da signori indiani, dei gran fighi. Ma questo ve lo racconterò nel prossimo viaggio.

(E come vedete, ovunque ci si trovi nel mondo, o mentre si è intenti a guardare il proprio sé, gli altri e le cose, inizio, mentre e fine di tutto questo è sempre e solo una cosa: il cibo.)

 

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Pubblicato da

Foodiana

Ho l'animo nomade, lo spirito mutevole, i piedi per terra, la testa per aria e le mani nel digital. {food lover, addicted to social media, art and travelling} Paris - Turin - Sicily

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