Chinese food – Il migliore, a Roma

Esistono esperienze passabili, altre top. La maggior parte si colloca in mezzo, lasciandomi con quella sensazione di soddisfazione generale ma nulla di eclatante. Esperienze foodiane a cui darei un 7 e 1/2 e se non arrivo al 10 non chiedetemi perché. Il motivo è più di uno, ma spesso è perché non mi ha entusiasmato abbastanza. Tutto buono sì, ma non entusiasmante. Quella che sto per raccontarvi adesso è un’esperienza foodiana buona, molto buona. Ed etnica, chiaramente. Avrete capito che sono fan dei cibi intercontinentali e che mi piace da matti andare a caccia di piatti buoni, non italiani, straordinari e memorabili.

Avevo già parlato dei lati positivi del vivere nel quartiere multietnico di Roma. Ecco, uno di questi è avere quasi sotto casa il miglior ristorante cinese della capitale. Il locale si chiama Hang Zhou (non chiedetemi la traduzione cinese) e la proprietaria Sonia, una cinese occidentalizzata dal nome italiano e dai capelli alla francese con tanto di frangione. Ve la presento:

e

A parte l’apparenza ciociara della signora Sonia, lì servono ottimi piatti cinesi, come non fanno altrove. Il piatto è originale, per certi versi ricercato. C’è un non so che di “italiano” nelle portate, ma nel senso buono del temine. Poi, sarà per la smania di prendere un premio del Gambero Rosso o per tener alta quelle stelle di TripAdvisor, il menù presenta specialità simil-italiche. Il tutto condito da un personale di servizio simpatico, caciarone e un po’ burino. Sempre nel senso buono del termine. Certo che cinesi che parlano romanaccio li si vede solo lì, eh. E nelle scuole. Ascoltare i consigli del ragazzo di servizio è stata la parte più divertente. Insomma, era come se stessi parlando a un oste di Trastevere o di Rione Monti. Così, curiosa di approfondire questa conoscenza col “padrone di casa” inizio a chiedere mille consigli. Anche perché il momento dell’ordinazione si rivela essere un dramma, pressocché sempre per me. Troppi nomi, il più delle volte sconosciuti, troppi odori, troppe portate allo sguardo. Insomma, è la fase che coincide con la “scelta” e io non riesco mai a scegliere con convinzione. Per cui succede che vado sul classico e ordino involtini primavera, ravioli al vapore e zuppa di wonton. Per finire una bella palla di gelato bicolore e passa la paura. 

ZUPPA DI WONTON – per iniziare, una zuppa è d’obbligo. In questo caso ho scelto dei wonton, i ravioli ripieni di carne.

zuppa

INVOLTINI PRIMAVERA – trattasi di roll non fritti! Ebbene sì, esiste qualche piatto eccezione alla regola del tutto-fritto nella cucina cinese. Forse non li troverete ovunque, ma Sonia, metà cinese, metà romana, sa bene che gli italiani sono attenti alla linea e se possono evitano i fritti. Quindi, nessuna paura. Questi sono ottimi, non vi deluderanno.

involtini

RAVIOLI AL VAPORE – il mio piatto d’obbligo. I ravioli di carne al vapore sono stati il mio primo amore, e ogni volta è bene rinnovare il ricordo. Tra l’altro provai anche a farli in una delle mie serate universitarie a  Bologna. Con risultati scarsissimi, che ve lo dico affà? Però è certo che un piatto si presta ad essere ripetuto e la cucina emulata sono se è degno di memorabilità. Questo lo è.

ravioli

POLPETTE DI MAIALE E BASMATI – New Entry, ebbene sì. Anche questo, piatto d’obbligo. Devo dire che ha stimolato la mia curiosità. E’ il piatto consigliato dal Gambero Rosso. Vabbé, come un critico culinario di tutto rispetto, decido di provare ste polpette. Poi mi rendo conto che sono più buone quelle fatte da mia madre. Ma sono dettagli.

rros

GELATO FRITTO – Gli antipasti (chiamiamoli così) decisamente sazianti hanno permesso che io passassi subito al dolce, in modo da completare anche l’apporto calorico degno di una chinese dinner che si rispetti. Il gelato è stato una sorpresa. Il bigusto all’interno di un’unica palla fa sempre il suo effetto. Era lo yin e lo yang della filosofia orientale. Il rivestimento di pasta fritta era leggero e morbido. Anche questo un piatto che si è lasciato ricordare.

foto 2

PAGELLA

Personale di servizio: 8 – bravissimi, simpaticissimi, velocissimi, ma sta spocchia di essere i migliori ce l’hanno impressa in faccia come i tratti somatici tipici della loro etnia. E a me i primi della classe non sono mai piaciuti;

Involtini primavera: 8 – ottima l’idea di non friggerli ma resta da migliorare l’aderenza delle superfici del piatto. Un rotolo che si apre non è proprio bello, diciamocelo.

Zuppa di wonton: 10 – Niente da dire

Ravioli al vapore: 9 – M’aspettavo di più, invece non si sono fatti ricordare per niente. Sì buoni, ottimi, ma da Sonia mi aspettavo il raviolo perfetto che si scioglie in bocca e ti fa piangere per l’emozione.

Gelato fritto: 11 – Con lode.

e per finire in bellezza… BISCOTTO DELLA FORTUNA. Refusi a parte, ci hanno preso bene. C’è proprio tanta felicità nel mio avvenire, già la vedo da un po’ 🙂

foto 1 (2)

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Pubblicato da

Foodiana

Ho l'animo nomade, lo spirito mutevole, i piedi per terra, la testa per aria e le mani nel digital. {food lover, addicted to social media, art and travelling} Paris - Turin - Sicily

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