**Torta soffice con marmellata**

Oggi vi racconto la storia di un dolce. E la storia di me, Foodiana, alla prese con una piccolo problema ai denti che non mi ha permesso di mangiare bene e in libertà in questi giorni.

A causa di una operazione ho dovuto cambiare le mie abitudini alimentari. Non riesco più ad addentare cibi più o meno solidi, a spezzare, né tanto meno ad assaporare come vorrei, come ho sempre fatto.

Stamattina, però, sono riuscita a fare una colazione decente grazie alla torta preparata la sera precedente. Mi sono concessa una pausa, un momento per me e ho preso coraggio. Quello è stato un momento felice della mia giornata.

In quegli attimi lì mi sono resa conto che felicità è anche trovare uno spazio di serenità durante la giornata, in cui nulla ha importanza tranne che se stessi e quel momento lì. Mi sono resa conto della felicità data dai rituali quotidiani, nostri personali, che vanno sempre messi al primo posto. Mi sono ricordata di quanto fosse importante la colazione per me, del suo significato di “inizio”. Inizio della giornata, inizio di una serie di pensieri positivi che mi prometto di sviscerare, inizio di sogni nuovi che si avvereranno prima o poi.

Rappresento tutto questo un po’ con l’arte, un po’ con il cibo, un po’ qui sul blog. Ieri il processo creativo è stato espresso così. Pronti a segnarvi gli ingredienti?

Nuova ricetta su #foodianesimo •stay tuned•

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300 gr di farina 00

150 gr zucchero

2 uova

1 bustina di lievito

1 bicchierino d’olio di semi

1 bicchiere di latte

marmellata a scelta (di arance nel mio caso)

Il procedimento da seguire è semplicissimo, e questa è la parte che amo di più. L’impasto. E io lo faccio così: sbatto le uova insieme allo zucchero senza separare gli albumi dai tuorli, monto per bene e poi aggiungo l’olio e la farina pian piano. Mescolo di continuo aggiungendo il latte e attendo che si formi una massa cremosa e morbida.

Poi tutto in una teglia imburrata e infarinata, aggiunta di marmellata a piacere e via in forno a 180° per 1/2 h circa.

Torta alla marmellata di arance pronta per essere infornata. #foodianesimo

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Il risultato è una torta morbida e buona da mangiare, non solo per la colazione. Oltre ad essere buona è anche leggera, ottima da inzuppare e ottima per chi, come me ad esempio ha problemi con la masticazione. Sicuramente per tutti, è un ottimo modo per portare un pizzico di felicità nella giornata.

E voi avete altre storie simili da condividere con me? Non vedo l’ora di leggere le vostre opinioni/commenti ed eventuali ricette se ne avete, purché siano ricette di felicità.

Torta soffice con marmellata

 

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Dublinesimi ~ Di irish food, ma soprattutto di breakfast.

Diario di viaggio del weekend scorso. Tre giorni intensi, e immaginavo sarebbero stati così. In realtà quel che avevo rimosso era l’atmosfera dublinese, il ritmo, la vita che ti trascina. Devo essere sincera, me n’ero dimenticata. Dublino per certi aspetti sempra uno di quei set cinematografici americani, solo che al posto dei grattacieli ci sono case in stile irish o inglese, una attaccatta all’altra che trasudano umidità e che le danno il fascino di una moderna Gotham City stile liberty. Adoro il mix di colori e odori che si respira. Il fast food americano aperto 24h su 24h e accanto il teatro dell’Opera che ha di fronte il ristorante italiano super posh. Dublino è questo, tutto compresso, tutto uno attaccato all’altro.

Visto che venerdì ho lavorato e la stanchezza ha solo permesso di farmi una pinta di Guinness e un’altra mezza con i colleghi, ho speso l’intera giornata di Sabato e la mattinata di Domenica a girovaghare in cerca di esperienze foodiane e non. Vi lascio, quindi con alcune immagini e alcuni suggerimenti, sperando di darvi qualche spunto per le vostre prossime vacanze.

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La mia esperienza foodiana, la prima, non poteva di certo non iniziare con la colazione. Faccio un giro per il centro di Dublino, upper side. È presto, alle 10 del mattino di sabato c’è in giro poca gente. Meglio. Posso godermi di più la città, e il tempo, visto che c’era un bel cielo azzurro, cosa rara a Dublino e infatti venne a piovere dopo qualche ora. Girando per le vie e ammirando i quartieri, le case, i locali che iniziavano a riprendere vita, osservo un posto che si chiama  The Bakery.

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Si tratta di una delle nostri comuni fornerie o panetterie, quelle che qui si chiamano Piekarnia. Pero’ The Bakery, oltre a servire pane tipico irlandese in stile pan bauletto Mulino bianco, serve un sacco di prodotti da forno tra cui muffin dolci e salati, cornettazzi di vari tipi, torte salate grandi e piccole e molto altro. Osservo dai vetri fuori. C’è un irlandese a far colazione e una famiglia di 3 persone, irlandesi anche loro. Siccome adoro ascoltare le conversazioni in un’altra lingua quando sono all’estero, e siccome amo anche i posti tranquilli e “locali” dove far colazione, decido di entrare e prendo un muffin al cioccolato e un cappuccino short, che in realtà è il doppio grande rispetto ai nostri italiani.

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Con soli 4 euro (prezzi modici considerando di essere a Dublino, città tutto sommato cara secondo me) ho fatto una bella colazione, in una bakery locale, stile irlandese a metà tra un take away (che fa molto cibo di strada) e un luogo dove fermarsi a sorseggiare il proprio caffè. Tra i pochi tavolini dentro e i forni visibili perchè nella stessa stanza, c’è il bancone, colorato d’ogni cosa. Goduria per gli occhi e per i passanti. La Bakery si chiama anche “Fresh”, come scritto nei vetri del bancone. Ed effettivamente si ha l’idea che il cibo sia fresco, perchè è un continuo infornare/sfornare. E si vede.

Quella mattina, passeggiando per le vie lì vicino, mi imbatto nel festival dello street food della domenica. Che gioia! Inizio prima a fare un giro per i banchi, mangiando con gli occhi quelle prelibatezze. Il bancone della carne accanto a quello dei formaggi tipici. Girando, un esplosione di colori: pies e cupcakes di tutti i tipi, da acquolina in bocca. I prezzi erano modici, ma avendo già fatto colazione decisi di non provare, mi sarei sentita troppo in colpa. Le olive, le confetture, il miele, e quei bellissimi scones (focacce, briosche, irlandesi) con la frutta dentro… È stato un bel termine di paragone, se penso ai nostri mercati locali in Italia o anche a quelli polacchi. Lo street food in realtà ha molte connotazioni negative perchè spesso associato a qualcosa di scarso valore, a poco prezzo e a discapito della qualità. In realtà, si presentavano produttori locali a promuovere la loro attività, e le robe erano profumatissime e fresche. Peccato solo non le abbia gustate.

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Restiamo in tema colazione, e quindi, quella di oggi. Non potevo non andare da Queen of Tarts, una delle migliori bakery a Dublino per colazione e brunch.

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Ero proprio curiosa, perchè le buone recensioni sul web vanno o confermate o smentite. Io la confermo. Avevo un aereo da prendere e siccome era presto per il brunch ho preso una “Granola”: frutta, muesli e yogurt accompagnati da succo fresco d’arancia e caffè americano (uno dei migliori provati finora). Buonissimo, che dire? C’è solo da provare. Siamo in una caffetteria vintage, stile country con i tavolini in legno invecchiato, tazze e fiori rosa. Il bancone dei dolci è pieno di leccornie e muffin giganti, torte da sogno e tutte quelle robe (attrezzi, teiere, scatole e confezioni) da boss delle torte o da film. Lo stile è quello della bakery inglese, il profumo delizioso, deliziose sono anche le commesse e la gente nel locale. Tutto è “mini”, persino il bagnetto, e gli spazi nel locale sono ridottissimi. L’atmosfera è cozy, il posto ideale dove passare i pomeriggi piovosi e le domeniche irlandesi. Starbucks è un’altra cosa, io preferisco la Regina delle torte, forse perchè c’è anche quella mano rosa e femminile, e si vede. Ho pagato 11 euro e ho promesso che avrei lasciato una recensione su Tripadvisor.

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Come vedete, sentirsi “a casa” e coccolati in un posto tranquillo con cibo fresco e di qualità, è possibile in una grande città come Dublino. Basta girare, osservare con i propri occhi che di esperienze ne hanno fatte, farsi ispirare e soprattutto lasciarsi consigliare! La rete è piena di consigli più o meno validi e non è detto debba essere il nostro migliore amico a consigliarci i posti in cui andare a mangiare per la prima volta e quelli dove spendere meglio i nostri soldi.

Idee per il brunch? O’Connells! Perchè sono tornata lì e ho preferito non provarne un altro? La mia seconda volta da OConnells è stata fare un salto alla prima, quando andai con Sabrina e Margherita. Allora presi una irish breakfast mini con 2 sausages, bacon, uova e 2 fette di pane. Ripresi la stessa, l’ultima volta. In realtà si è trattato di un brunch. Pioveva, faceva freddo, avevo bisogno del wi fi ed era ora di pranzo. Si tratta di un pub irlandese, maestoso, sala superiore, inferiore, odore forte di birra appena entri, poi ci fai il naso, odore di scrambled eggs e caffè. Quel posto mi è familiare, il personale è gentile e si sono fatti ricordare. Forse per un fatto più legato alle mie amicizie e ai miei ricordi che alla qualità del cibo. Servono anche la full irish brekfast con funghi e fagioli. Per i più temerari e per gli stomaci forti al mattino e sempre.

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Detto questo, spero di avervi lasciato buoni spunti e qualche motivo per andare a Dublino, e provare i piaceri del food irlandese, anche per un weekend soltanto.

Ah, scusate se la qualità delle foto non è delle migliori. Giravo con il mio iPhone che è sempre un ottimo compagno di viaggio devo dire. Ho dimenticato a casa la mia nuova Samsung, mi farò perdonare portandola con me nella prossima storia.

La vostra, food storyteller, Foodiana.

Food moments ~ foodianesimi quotidiani

Come l’universo, la Terra e le stagioni, sono soggetta a moti interiori che mi portano da un lato all’altro dei miei limiti. I limiti di cui sto parlando sono quello di massima sopportazione e quello di estrema gioia. Vorrei tanto incontrare di più quest’ultimo lato, aggrapparmici forte, non lasciarlo. Conoscessi la formula esatta per farlo lo farei. Ma il bello della vita (quello che viene considerato tale) è un continuo lasciarsi andare a prove ed errori, passare di esperienza in esperienza.
Cosa resta di tutto questo? Di tutti i posti in cui abbiamo vissuto, della gente che abbiamo incontrato, dei tramonti che ci siamo lasciati alle spalle? Come ho già detto altre volte, restano 2 cose: i ricordi ai quali ci aggrappiamo con la paura di perderli e quello che siamo, la trasformazione già avvenuta e probabilmente irreversibile. In senso positivo però. Il mutamento fa parte di noi stessi, cambiare è la nostra natura. Siamo giovani Ulisse in cerca di noi stessi. Se non ci fosse il cibo, in certi momenti saremmo perduti.

Per evitare di dimenticare, e per ricordare cosa mi ha fatto cambiare nel corso di questa avventura, faccio memoria in questo post dei food moments più importanti degli ultimi tempi. E voglio condividere con voi tutto questo, perchè è quello che ci unisce e qui ci riconosciamo.

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La cassatina siciliana di Favignana. Condivisa con Margherita, la mia amica. La prima vacanza di questo 2014 è stata segnata da questo pranzo, da questo dolce. E dalla sua insostituibile compagnia.

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…Però quel giorno,  tutto ebbe inizio con la colazione a Favignana. Non ne facevo una così da mesi. Quel giorno arrivammo lì prestissimo. L’isola era quasi deserta, l’aroma del caffè si confondeva con quello del mare.

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Il Crumble prima della partenza in Sicilia. Ho scoperto questo posto un attimo prima di mettermi su un taxi per andare all’aereoporto di Wroclaw. Un posticino vintage in una delle strade principali della città, addobbato con tente e rose, abbellito dal gusto di una proprietaria cordialissima che si mise a parlare con me del più e del meno, dall’Italia, al lavoro, alla politica dei Blue Taxi in Pol0nia. Finì che fu lei a chiamarmi un taxi, perchè quelli là fuori costavano di più.

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Colazione al Winter Garten di Berlino. Come dimenticarsene e come non innamorarsene? Uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto. Per far colazione, intendo. Se gestissi un posto così penso che sarei felice per il resto dei miei giorni. Anche perchè vivrei a Berlino, e ditemi se è da poco.

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Colazione irish, the original one. Ero a Belfast e muovevo i primi passi in Irlanda. Dopo Dublino sono andata al nord, a fare un viaggio. A trovare Marghe, chi se non lei?

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Gli gnocchi della nonna. Perchè dove c’è nonna, c’è casa. E tutte le volte che mi sento persa, so dove tornare.

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La colazione da Starbucks, il bar sotto casa. Perchè mi piace l’atmosfera accogliente, l’aria internazionale che si respira. Perchè ogni volta che entro lì e mi siedo, quella grande mappa con tutti i continenti impressi mi ricorda quanto è importante andare e tutti quei posti che devo ancora visitare.

Foodiana

Yin & Yang al cocco [Foodlosophy]

 

 

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Ok, non voglio fare filosofia orientale con questo dolce di cui vi parlo. Anzi, correggo: i dolci sono due, due torte al cocco. Hanno un’apparenza diversa ma sono accomunate dalla stessa anima. Per questo mi sovviene la similitudine con tutti quegli opposti che si scontrano nel loro essere diversi ma che non possono vivere l’uno senza l’altro.

Queste torte risalgono a un po’ di tempo fa. Finalmente trovo un momento e l’ispirazione per metterli insieme e raccontarvi una storia. Inizio col dirvi che la torta al cocco più buona che abbia mai fatto risale a quando avevo 19 anni. Da allora tutte le torte successive non si sono rivelate all’altezza. Ricordo che trovai quella ricetta su una rivista a casa dei nonni e leggendola capii che quelli erano gli ingredienti di una creazione potenzialmente eccezionale. Così fu. Dopo quella volta le prove furono tante, e siccome nella vita mi dilettavo a fare anche altro a parte torte al cocco, le occasioni per preparare questo dolce si ridussero sempre più. Se proprio dovevo decidere di preparare un dolce optavo per altro.

[Keep it simple]

L’intuizione è quella che mi fa sempre da guida in queste circostanze. Così, presa da un’irrefrenabile voglia di preparare un dolce al cocco, decisi di comprare tutti gli ingredienti necessari e riprovare, fiduciosa che il tempo avrebbe portato miglioramenti.

[Think positive] 

Quindi, in una delle mie freschissime (nel senso di recente) sere post lavorative trascorse a casa, ho deciso che avrei fatto un dolce, al cocco, e che quella sarebbe stata la mia colazione. Avevo già tutto a casa, cocco compreso. Per gentile concessione della mia coinquilina avevo anche il cacao amaro. Non avendopiù  la ricetta originale, mi affidai all’esperienza e alla libertà d’espressione creativa. Così, come nell’atto di dar vita a una pozione magica, misi insieme e nell’ordine: 3 uova, 150 gr di zucchero, 100 gr di burro, mezzo bicchiere di latte,  70 gr di cacao amaro, 120 gr di farina di cocco, 150 gr di farina 00, lievito. Voilà. 

[Just Do It]

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Cottura classica: 180° per 1/2 ora ed è pronta. (Però il tempo può variare perché dipende dal forno. Si consiglia, quindi, di conoscere bene il proprio fedele compagno d’avventure culinarie).Ending: la torta risultò buona e pucciosa. Talmente buona che finì in 2 giorni. Non solo per merito mio! La condivisione è la cosa più gratificante e felice. Per cui decisi di riproporne un’altra versione, ahimé, stavolta senza cacao. La ricetta è la stessa, solo che ho aggiunto uno yogurt al cocco ed eliminato il burro. Il risultato è una torta morbida che sa di cocco in un modo impressionante ai sensi. Scegliere la regina tra le due è impossibile. Scegliere in base a ciò che conserva la dispensa di casa è sempre la cosa migliore e più ragionevole. Vivere con persone top pronte a condividere le loro materie prime all’occorrenza in cambio di trovarsi pura bellezza a colazione è top al quadrato.

[The more you share, the more you have]

E quando ho detto “bellezza” mi riferisco a quello che buono per i sensi in generale, anche se ha una crosta non proprio chiara che lascia intendere chiaramente che avrebbe voluto lasciare il forno qualche minuto prima. 

[Beauty is inside]

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Ora, volete sapere se sono riuscita a superare o quantomeno a eguagliare il risultato della mia prima torta al cocco? La risposta è una, ed è NO. E questo non significa che non mi reputo soddisfatta del risultato ottenuto, anzi. Fare questo esperimento con le variazioni del caso e condividerlo con le persone a me vicine mi ha fatto rendere conto di tante cose, foodianamente parlando e cioè filosoficamente cucinando. Alcune le ho scritte sopra, in bold. Immaginateli come quadri appesi. Ecco, fissateli nel cuore ora. A questi se ne aggiunge un altro, il più importantie secondo me nel palcoscenico più realistico della vita, la cucina. (Beckett docet).

[Fail again, fail better]

…and never give up! Anche se la torta si sgonfia prima che esca dal forno. Ne farete un’altra e sarà perfetta! E questa andrà a ricongiungersi con la metà precedente, quella sbagliata. Le due si uniranno e compenseranno i cali di zucchero, le svarionate e ricorderanno che la comfort zone è là dove c’è il comfort food. (ok, questa cit è MIA stavolta!)

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(***se non fai colazione sei una brutta persona***)

Foodianesimi e altre menate varie.

 

 

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Lo si mangia, lo si usa come argomento di conversazione anche se non parla, ma rompe il ghiaccio. Questa, la sua funzione secondaria. Il soggetto in questione è il CIBO.

Parlare del proprio rapporto con il cibo non è facile. Si tratta di una questione profonda. E’ vero che noi siamo ciò che mangiamo ed è anche vero che mangiar bene fa stare bene mentalmente. Più che altro è il rapporto con il cibo ciò che fa la differenza. Si tratta di una relazione psichica: amore/odio. E come sempre, trovare un equilibrio che permette di vivere bene questo rapporto non è mai facile, ma a gran voce mi sento di dire che AMO il cibo e mangio praticamente tutto. Junk food a parte – mi maledico quando lo faccio, ma mangio anche quello – apprezzo tutto ciò che è genuino, biologico, sano. Cerco di essere attenta a ciò che compro, a cosa inserire nella dieta quotidiana, cosa devo eliminare, cosa potenziare. Non è facile, per niente. Tutto questo è soggetto agli umori e al temperamento di un giornata se va bene, di un periodo se va male.

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Questa riflessione notturna sul cibo nasce per una serie di motivi. Anzitutto il fine di questo blog è quello di parlare di me condividendo le esperienze foodiane della mia vita. Facendolo, cerco di comprendere quello che faccio quando mangio, perché è importante. Nutrirsi, mangiare è un atto d’amore (prima di tutto e tutti) verso se stessi.  Per me scriverne è un modo per capire. Scrivere è razionalizzare, tirare fuori quello che ho dentro, inquadrare, comprendere. Credo sia importante trovare un senso ad ogni cosa, a ogni gesto, a partire da quello che si compie più spesso e che riguarda l’atto di mangiare. Io le chiamo esperienze foodiane, così per simpatia, perché sono cose serie, e come tutte le cose serie e importanti vanno un po’ prese alla leggera, dove possibile. L’ironia è un’ottimo strumento, ecco.  E visto che parlare di questo tipo di esperienze è una cosa mooolto compressa perché ci caratterizza individualmente, è difficile afferrare la logica di questi momenti. Per facilitarmi nella ricerca di un “senso” un po’ metafisico dell’atto foodiano ho deciso che dovevo scomporre, inquadrare lo spazio attorno a me come in un diagramma cartesiano, o per restare in tema, come una piramide alimentare, un piatto diviso a spicchi, quello che apre il post.

L’atto foodiano si può scindere in momenti perché è col cibo che diamo il ritmo alle nostre giornate. Il cibo batte il ritmo delle pause quotidiane, è ritmo vivo, energia che trasporta, rumore che va condiviso. Le variabili che influiscono su questi momenti sono principalmente due: indole e stato d’animo. Generalmente, però, è facile che la maggior parte abbia queste reazioni comuni alla vista di una categoria specifica di cibo. Vi porto due esempi grafici. 

VISTA MUFFIN

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VISTA INSALATA

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Ovviamente ci sono insalatONE fatte a regola d’arte. Ma nell’esempio, immaginate un’insalata con sole foglie verdi o solo radicchio. L’espressione sarà più o meno quella. Un muffin, invece, anche senza ganache suscita gioia.

Per quanto mi riguarda, io vivrei di un unico momento durante la giornata: la MATTINA, la COLAZIONE. E continuerei a farmi abbracciare dal mio cappuccino per tutta la giornata, e per tutta la vita. Quella tazza, come un maglione caldo, emana del bene a profusione. E mi sento pronta per iniziare. In quel momento lì sono con me stessa, mi sveglio finalmente e cerco di fare il punto. E nonostante tutto vada bene, c’è sempre qualcosa che sfugge che mi lascia con l’amaro. La mia colazione attutisce questa sensazione e non prendetemi per pazza, please.

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Per cui  “A ciascuno il suo”  – cit Pirandello.  Che possiate sentire i vostri momenti VOSTRI per prima cosa. Custoditeli gelosamente, e soprattutto: trovateli. E’ importante ritagliarsi spazi, sempre più spazi per se stessi. E’ importante riflettere su ciò che si fa, su ciò che si vuole, su ciò che si ama fare e su ciò che si ama mangiare. E forse, prima di riflettere su quello che ci fa stare bene, dovremmo cercare di inquadrare quello che ci fa stare male e allontanarlo. E per quanto io ci provi, ammetto che è dura passare da un Burger King o da un Mac e tirare avanti resistendo alla tentazione di comprare qualcosa. Giuro. Schifezze a parte, tutto sarebbe più bello, tutto arriverebbe alla perfezione – foodianamente parlando – se si potesse mangiare all’infinito quel piatto di pasta fresca fatta in casa dalle mani capaci della nonna senza ingrassare.

Carboidrati come se piovesse ma che non vanno in riserva, mai… 

PS:[Se puoi sognarlo, puoi farlo.] W.Disney

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Quando diventano mature… storia di 3 banane finite in forno.

E’ autunno, o almeno così sembrerebbe.

Non a Roma, visto che oggi ci sono circa 20 gradi e si sta di lusso. Per festeggiare l’arrivo della nuova stagione, ci sta quindi una torta.

Scherzo. A dirla tutta, la nuova stagione è una scusa. Come lo è l’arrivo della mia carissima amica che in questi giorni condivide con me le colazioni e i pranzi in pausa lavoro. Ma la scusa per preparare una torta di banane e mangiarla a colazione si trova sempre.

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Che poi, in realtà avrei voluto fare una torta di mele, ma l’assistere al progressivo maturare delle 3 banane in frigo mi ha fatto pensare che avrei dovuto sbarazzarmene. Occorreva prendere una decisione.

Che fare? E soprattutto, in quanto tempo intervenire? Volevo risparmiare ai miei occhi e al mio olfatto la vista dello stadio post-maturità-banane che tutti ben conosciamo. Ok non era così grave come la sto raccontando adesso. Diciamo che quelle bucce non avevano ancora iniziato a “sorridere” mostrando la bellissima crepa in superficie. La cosa certa è che mi sono decisa abbastanza in fretta, complice l’amico frigo che a casa mia non è mai vuoto, o almeno è sempre pieno delle cose che veramente servono: yogurt, uova, burro.

Avrei fatto un dolce semplice e bananoso. Così fu.

Le banane, le vere protagoniste di questa torta ci entrarono tutte e tre, ridotte a purea.

Ecco gli ingredienti necessari:

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Il procedimento è sempliciiiiiiiisssimo!

Basta ridurre in purea le banane. Vi aiuterà il fatto di scegliere ben mature o di lasciarle maturare nel frigo o fuori, come ho fatto io. In seguito basta sbattere insieme le uova, aggiungervi lo zucchero e la farina setacciata + lievito. Infine si unisce lo yogurt, il burro e si mescola bene.

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Infine occorre aggiungere la purea di banane, mescolare un altro po’ e disporre su una teglia precedentemente imburrata e infarinata.

Cuocere a 180° per 35 minuti.

Per rendere il tutto più dolce e più pulp ho aggiunto la santa nutella, cospargendone la superficie prima dell’entrata in forno.

Nutella+banana è l’accoppiata più goduriosa, si sa. Esattamente come le mele e il cioccolato, o il cacao e cocco. Insomma, il cioccolato è sempre in mezzo, un po’ come le banane.

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Ma vogliamo parlare del profumo?

Avete già capito tutto aprendo il cassetto della memoria olfattiva

E vogliamo parlare di cosa significa gustarne una fetta a colazione?

Ecco. Lasciatevi ispirare dalla foto, dalla vostra fantasia e… mettetevi ai fornelli!

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Tutto il cioccolato che conta.

Questa torta risale a qualche settimana fa, e come al solito faccio dolci, faccio foto, instagrammo e twitto piatti di ogni specie ma il tempo per fare un post sul blog mi manca. Che brutta cosa. In questa vita dove tutto sfugge è così difficile sedersi e scrivere due parole, due soltanto su un nuovo piatto. Trovare il tempo per raccontare una storia è quasi un’impresa. Ecco, adesso fa caldo e intanto che butto giù queste parole penso ad altre mille cose. I contenitori dentro la mia testa si mescolano e incontrano i pensieri del giorno, si scontrano con quello che dovrò fare domani e si mixano con la musica che sto ascoltando. Tra un po’ si mischieranno con questo dolce che sto per postarvi. Faranno pur ingrassare, ma senza queste creazioni la vita sarebbe scialba. E tutto sembrerebbe ancora più amaro, spento, insapore.

Quindi, eccola. Godetevi questo momento di dolcezza estrema. Non pensate al diabete. Godete.

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Ottima per la colazione, ottima per una pausa, per mille pause. Perché le pause sono importanti ed essenziali. Ci aiutano a riconciliarci con noi stessi.

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Perché la ricotta e perché il cioccolato? Ok, non volevo fare la solita torta con il classico bicchiere di latte e aromi tipo scorza di limone o arancia. Volevo qualcosa di corposo e stradolce. Qualcosa che mi ricordasse la Sicilia, e Sicilia è per me una cosa più di tutte: cannolo. E cannolo significa –> ricotta+cioccolato.

Non avendo le cialde, ho usato ciò che avevo a casa: farina, uova, lievito e quindi ricotta+cioccolato. Non c’è neanche il burro in questa torta, ma ci sono 3 uova belle corpose, 300 gr di farina, 200 di zucchero e 300 di ricotta. Col cioccolato regolatevi voi. Una barretta nero fondente è l’ideale, specie per chi ha dovuto affrontare una perdita, una delusione. Fatela a pezzi e buttatela dentro al composto, alla fine. Penso che il cioccolato abbia il potere di attutire il 70% dei mali e lenire lo sofferenze. Quindi, osate col cioccolato. Purché di qualità e fondente extra.

E’ il cioccolato che conta.

Enza