E’ sempre la stagione giusta per la Torta di Mele…

Torta di mele riuscita!

In realtà era una promessa, e le promesse vanno mantenute. In genere adempio al 50% delle promesse che faccio, ma oggi mi sono messa d’impegno. Meglio non farsi riconoscere subito dai propri coinquilini! 🙂 

Quindi, prima di postare la ricetta e scriverci su qualche parola (intanto che immagino il momento in cui la assaggerò) eccola qui, ve la mostro!

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Posso dirlo? Non esiste la stagione perfetta per fare la torta di mele. Questa torta è uno di quei classici che va bene sempre e comunque. Ne esistono miliardi di variazioni, ed è adatta a qualsiasi momento e occorrenza. Super versatile, super buona e morbida. Beh, sì, le mele hanno il potere di rendere una torta banale la più buona del mondo, lì, in quel momento. Dovevo fare una torta, dovevo testare il nuovo forno, avevo una promessa da mantenere e delle mele da consumare. 

Ecco la ricetta:

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Per preparala ci vuole pochissimo, si fa con pochi ingredienti ed è velocissima da fare. Basta amalgamare il tutto, aggiungere il lievito e le mele a pezzetti alla fine e mettere in forno per 30 minuti a 180°. Io ho messo anche delle mele in superficie, giusto perché dovevo consumale e dare un effetto carino. Volendo si può aggiungere soltanto una spolverata di zucchero di canna:

Prima

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Dopo

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Aspetto la cena di stasera per assaggiarla insieme agli altri. A giudicare dall’aspetto direi che si tratta di una torta perfettamente riuscita! 😉 

Con questo dolce inauguro il mio arrivo a Roma, l’inizio di questa nuova esperienza di vita. E spero sia il primo di una serie. Perché qui ho aperto questo blog, più di un anno fa. L’ho fatto con curiosità e passione, animata da tutto quello che avrei voluto raccontare grazie al cibo, che ha il potere di riflettere in maniera forte e reale quello che siamo. 

Sono appena tornata e tutto qui mi sembra così dolce, bello e senza tempo. C’è del romanticismo in tutto ciò, come in tutte le torte di mele. 

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A food story – Milano chapter

Torno dopo una pausa a scrivere sul mio foodblog.

Torno con un nuovo capitolo: sono tornata a Roma dopo mesi lontana dalla città in cui ho lasciato il cuore. Lo trovo nelle vie del centro, negli angoli “miei” sparsi per la città, in quello che è rimasto come l’ho lasciato e in tutto ciò che è nuovo. Mi abituerò ad amare questa città ancora più di prima, anche se all’inizio dovrò affrontare qualche difficoltà. Andare in giro è una cosa che mi fa stare bene, non ho bisogno di tanto qui. Il movimento all’esterno mi travolge e mi dà una sensazione di gioia. Però lascio Milano alle spalle, e la cosa non è affatto semplice. Milano mi ha accolta, mi ha aiutato a maturare alcuni aspetti di me e mi ha permesso di essere più consapevole. Quando si apre un nuovo capitolo se ne chiude uno, e quello che lascio alle spalle è una parte cruciale della mia vita, forse la più importante fino a oggi. Le emozioni sono state tante e ne condividerò qui una parte, raccontandovi la mia Milano a partire da un elemento sempre presente e sempre più ricco di significato per me: il cibo.

1. I panini di Robi – Casa Masterine

Robi: Sappi che le mie colazioni non saranno più le stesse adesso.

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2. Robi&Ila: sappiate che non farò mai più un brunch simile in tutta la mia vita. Ciò significa che verrò presto a farvi una SORCPRESA. (Preparatevi all’evento, iniziate a fare la spesa da ora 😀 Cheesecake incluso)

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3. Ila: Ho detto Cheesecake… Ecco l’ultimo che ho mangiato a Milano da Vintage Bakery. Mi ci hai portata tu <3.

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4. Non di soli dolci vive l’uomo. Variare è importante e soprattutto, provare cibi diversi è FONDAMENTALE. Grazie Luigi, per avermi portato a magnà dar cinese (proprio bono, ma quant’era bono)! – Jubin II, per l’esattezza.

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5. E sempre a Luigi… grazie per il pranzo, anzi, per i pranzi vari. Perché la BONA CUCINA è un’arte, e l’arte nobilita l’uomo.

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6. …Ci sarà un’altra volta in cui faremo altri fritti siciliani insieme, con relativi Vine. Me lo sento.

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7. Ci saranno altri muffin a tentarvi ogni volta che uscirete dalla Virgin, sappiatelo!

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8. E quando dovrò prendere un treno o un aereo per tornare a Roma da Milano, ci saranno sempre momenti morti trascorsi in un McDonald’s pensando a quanto cazzo abbiamo riso insieme in quei giorni.

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Grazie amici.

All I need is a moment with you…

…MARGHERITA…
 
 Dedico questo post a una persona speciale. E’ entrata da poco nella mia vita ma è come se fosse presente da molto più tempo. Poche persone hanno la capacità di rendere magico un momento, un semplice rito quotidiano come la colazione o il pranzo. Lei è una di queste persone. Tutti i contenuti di questo post esistono grazie a lei. Mi correggo: visto che si tratta di cibo, tutto questo è stato già consumato e assimilato, molecola per molecola. In realtà queste foto non bastano a descrivere ciò che le immagini rappresentano. C’è molto di più dietro a dei biscotti farciti fatti in casa e a delle fragole dell’orticello di famiglia. C’è un momento di condivisione tra persone che si amano. 

Sabato è arrivato mio fratello a Roma. Ha portato con sè dalla Sicilia i biscotti della mamma di Margherita e le fragole dell’orto della zia. Margherita non vedeva l’ora di ricevere i suoi adorati biscotti al cioccolato. Io, personalmente, quando ho visto quelle belle fragole ho proprio viaggiato con la mente, immaginando composizioni originali e fotografie. A colazione abbiamo provato i biscotti, cuori di frolla uniti dalla cioccolata. Fiori rotondi di marmellata che a me ricordano la mia dolce amica. Sono dei semplici biscotti fatti con burro, uova, farina e zucchero, morbidi al punto giusto e delicati al palato. Ogni singolo morso è stato come fare un viaggio. Lontano, in un luogo magico fatto di zucchero e forme morbide. Colline di frolla sinuose create dal tocco preciso di mani amorevoli e mature, di madre. 
Queste, invece, sono le fragole che abbiamo gustato a fine del nostro pranzo. Sono talmente belle che col senno di poi mi pento quasi di averle mangiate. Fragole del genere sono pezzi unici che meriterebbero di stare in una mostra per essere semplicemente ammirate nella loro forma e nel loro profumo. Io ne ho fatto un cocktail semplice e leggero. Le ho affettate e bagnate con qualche goccia di limone. 
   
Ognuna di queste fragole rappresenta una miniatura delle nostre vite. Così, mentre gustavo il mio cocktail e assaporavo quella consistenza rossa e polposa, nella mia mente si formavano immagini di giornate messe insieme, concentrati di attimi diversi sulla mia pelle. Attimi papillo-gustativi che mi hanno aperto un mondo, shot foodografici che mi stanno aprendo al mondo. E tutti questi attimi  sono messi insieme, come i semi delle fragole, dalla polpa succosa e rossa che è la passione condivisa con le persone speciali della mia vita.
 
Una di queste è Margherita. Lei è così dolce, così genuina come i suoi biscotti. Così bella nella sua semplicità e piena di vita come queste fragole. E mangiandone un po’ insieme a lei ho cercato di assimilare parte di questo bene e diventare un pizzico migliore. 
E’ tanto lungo il cammino verso la perfezione. E’ come un pasto che serve a crescere giorno dopo giorno. E come un viaggio va condiviso con i compagni giusti. 

Strawberry fields for breakfast

Il posto delle fragole è una torta…

sfornata alle prime luci del mattino…
 
L’inverno sembra essere passato e il sole ormai entra in cucina prima delle otto del mattino. Ho festeggiato il pre-spring con le fragole. Rosse, succose e profumate. Simbolo della fresca stagione, frutti perfetti per ritrovare il gusto di un’energia luminosa e nuova. La fragola avvolge e risveglia l’organismo, tonificando la mente e riattivando i sensi. Avevo proprio voglia di un bel po’ di fragole e di assecondare il mio bisogno di rinnovamento. Cambiare. Si passa ad altra frutta. Ho deciso di fare qualcosa di dolce, una composizione che uscisse fuori dai soliti schemi in cui  trova posto la fragola e cioè macedonia di fresca di frutta e torta con panna. Avevo voglia di qualcosa di soft per facilitare il risveglio. Mattonelle morbide allo yogurt e fragole
La giornata è fatta di piccoli pezzi.
Due barattoli di yogurt, uno ai frutti di bosco, l’altro alla fragola, due uova, farina, zucchero e lievito, 400 gr di fragole. Niente burro. Ho messo il mix in una teglia rettangolare, e poi il tutto nel forno per una ventina di minuti

Ho gustato le mie mattonelle a colazione, durante quel momento che per me è un sacro rituale quotidiano. In questo caso, trattasi del Red&Breakfast. Il rosso attiva il pensiero, stimola la positività e le emozioni. Ne avevo particolare bisogno dato che in questo periodo così intenso faccio sempre più fatica a ritagliarmi uno spazio per me. Nel rituale della colazione esprimo la  necessità di ritagliarmi i miei tempi, i miei gusti e i miei colori. E’ uno dei miei pochi spazi di espressione come voce singola. Tutto il resto è massa informe, caos quotidiano.

Il sapore delle fragole mi ha ridato un’ondata di energia nuova, pulita. Mi sono lasciata avvolgere dalla luce mattutina catturata dalla mia torta sofficissima e dalla potenza cromatica del rosso che, allagando la mia mente ancora sonnolente, mi ha permesso di staccare dai soliti pensieri stanchi. E mentre stamattina mi godevo quel momento di felice solitudine meditativa e pace interiore, mi sono sentita per un attimo così vicina al mondo, a tutte le persone che come me rincorrono i propri piccoli spazi per respirare e rigenerarsi. E a tutti quelli che in quel momento stavano facevando colazione, chi di fretta, chi con molta più cura della mia. Qualcuno non avrà mangiato nulla, altri avranno bevuto solo solo un amaro, triste caffè nero.





<< All I need is a Love Mug >>

Il cappuccio che fa bene al cuore  


 

Ogni tanto mi concedo un cappuccino, anzi, un bel cappuccione come lo chiamo io. Oggi, ad esempio è stata una di quelle giornate dai toni grigi. Sarà perchè ho fatto di fretta stamattina, uscendo senza aver fatto colazione. Avevo bisogno di qualcosa che mi tirasse su attenzione e morale e che colmasse il mio vuoto interiore. Sapete quanto è importante per me mettere del cibo nello stomaco la mattina e il significato che ha soprattutto a livello psichico. Il mio corpo era nudo, non m’ero vestita di significato e di conseguenza soffrivo il fatto di non riuscire a dare un senso a questa giornata. Non avere l’input né forze per  immaginare i momenti che oggi avrei vissuto mi dava un senso di inadeguatezza e tanta stanchezza psicofisica. L’organismo richiedeva una ricarica, la mente pure. Quindi sono andata al bar, il solito bar con quell’ ambiente amichevole e così vicino a me. Entrare in quel luogo e respirare l’atmosfera solare che lo permea è un elisir per il mio cuore. 


Così ho gustato un ottimo cappuccio caldo, con spolverata di cacao e schiuma di latte rigenerante. L’ho accompagnato con una brioche al cioccolato, oggi avevo troppo bisogno di un abbraccio. E per quanto buono possa essere il mio caffellatte, preparato con ingredienti di prima scelta (la mia, intendo), non arriverà mai a darmi un’esperienza simile a quella di oggi, quella che ogni tanto mi concedo. In questa tazza, così come nelle decine di caffè diversi che in quel luogo ho consumato, c’è amore. L’amore di chi l’ha preparato per me.  Questo accade perchè esistono persone che sanno usare gli ingredienti giusti per preparare qualcosa di unico, prodotto dalla relazione esclusiva che hanno creato con me. 


L’amore è una cosa semplice, fatta di genuinità, rispetto, conoscenza e rinnovo della fiducia reciproca. E tutto questo, nei suoi mille diversi aspetti e nella sua grandezza è  come un buon caffè, il rinnovo di un rituale quotidiano.

Tutto l’amore può essere espresso in una tazza.

Eat it easy! It’s just a biscuit.

 >Biscottoni<
Rustici e da pucciare. Non si devono rompere, nè spappolare se inzuppati nel caffè caldo. Queste le caratteristiche principali. Devono avere, inoltre, un buon profumo, un bel colore e una forma decisa, ben disegnata. Devono farmi immaginare. Una giornata non può iniziare senza un buon biscotto. Le mie mani, prima di affacciarsi al mondo hanno bisogno di sentire qualcosa di familiare e sicuro. Contatto con il rassicurante, una superficie multi-touch che generi stimoli sensoriali a raffica. Il gusto, invece, deve inviare a tutti i ricettori nervosi del cervello il desiderio di mangiarne un altro subito dopo, e poi un altro. Il buon senso farà solo da freno oltrepassati i quattro. 
Tutto questo è tanto fun e fantasia. I miei.

1. In the countryside or in campagnolandia
 
Non sono mai stata fedele alle marche, ma questi biscotti sono eccezionali. 
Ciò perchè possiedono tutte quelle caratteristiche di cui parlavo. Le campagnole sembrano fatte apposta per fare avviare al meglio la giornata. La loro superficie multidimensionale fa sì che si prestino un sacco alla fotografia, ispirano composizioni. In queste due foto sono riuscita a cogliere la profondità del biscotto. Nella prima l’ho fatto grazie al libro, nella seconda grazie alle prime luci del mattino. Il libro in questione è “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimeee Bender. E’ la storia di una bambina capace a cogliere il sapore dei sentimenti nel cibo. Più in generale, narra di un universo intero che si cela dietro ai sapori. Ok, non ho questo superpotere ma credo che in tutto quello che mangiamo ci sia una storia. L’atto stesso del cibarsi è “cre-azione di senso” ———-> So, make it – eat it – try it! 



2. Inside my coat
 
 
Questi, invece, sono molto diversi dai primi. Più piccolini, lisci, con granelli di zucchero. Poco inzupposi. Non li ho comprati io infatti, ma comunque meritano attenzione. Almeno solo per il gallo che portano impresso sia in superficie che nel nome. Ho pensato a un contenitore per questi biscotti. Così piccoli e sbriciolosi, dovevano essere avvolti all’interno di un contenitore capace di comunicare calore. Contenitore = Cappotto. Il sarto fece le tasche, io ci metto i biscotti. 
Come se li potessi portare sempre con me, un biscotto all’accorrenza.
Mangiarne uno così da rimediare alle amarezze quotidiane e ritornare un po’ indietro nel tempo, al momento della colazione. Quando ancora la giornata deve iniziare e ho tutto il tempo, il giusto tempo per immaginare momenti, disegnare i desideri, le speranze…Se non ci fosse il caffè nella mia vita, probabilmente vivrei solo di sogni.