Avocado and Lemons make a dish human!

ImmagineQualche giorno fa è uscita la mia super ricetta su Scatti di Gusto: http://www.scattidigusto.it/2012/09/28/ricette-semplici-fantasia-davocado-ma-con-gli-immancabili-spaghetti/ . La ricetta quindi, la vedrete in questo link. Qui invece scriverò un po’ di me, del mio mood e delle sensazioni che hanno riempito questo piatto…mostrandovi altre foto del piatto so cool 🙂

Questo è per me un periodo di grande cambiamenti. I moti interiori sono tanti, il mondo fuori corre a mille e io ce la sto facendo. Sto cambiando, avverto qualcosa di buono. Ogni passo che faccio mi dice che sto andando nella direzione giusta. Sto riuscendo a far pace col passato e tutto sembra più luminoso adesso. Questo è un piatto pieno di luce, di speranza, di freschezza. Come sempre, ogni volta che preparo qualcosa metto del mio, che sia anche un ricordo o un’emozione colta al volo. In questo primo ci sono diversi ricordi. 

C’è un po’ di Londra, ricordi della mia coinquilina Thailandese che mangiava l’avocado a colazione. C’è un po’ delle mie amiche, persone che sono andate via dalla mia vita e che amavano la feta e me l’hanno fatta amare. C’è un po’ di malinconia, un pizzico di tristezza perchè ho preparato questo piatto mentre vivevo con persone per me sbagliate, con cui non mi trovavo. C’è un po’ di mia madre che d’estate prepara l’uovo sodo, uno a testa da mangiare insieme all’insalata. C’è un po’ di mio padre che ama gli spaghetti. 

C’è un bel po’ di gente in questo piatto. 

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Mondadori Food Experience…ci vediamo tutti in piazza Liberty fino a domenica! :)

Io ci vado e voi? Impegni e trasloco permettendo, devo esserci.

Sono a Milano, e finalmente ho la possibilità di prendere parte a qualcosa di bello che riguarda il cibo, la cucina, l’esperienza food.

L’appuntamento ha un’agenda allettante, molto ricca.  E’ iniziato ieri e andrà avanti fino a domenica.

Io cercherò di esseci venerdì sera per non perdermi l’aperitivo abruzzese e le specialità regionali.

Sabato è la giornata più bella, secondo me. Alle 11.00 inizia la degustazione offerta dalla Regione Sicilia, seguita dalla showcooking pannachef Parmalat. E io non voglio perdermi le crepes con ricotta, spinaci e fonduta di taleggio! 🙂 Ma non vorrei nemmeno erdere i corsi di cucina di decorazione dolci, l’arte dell’intaglio e il finger food!

Mi sa che sabato e domenica mi stabilisco in piazza Liberty anche perchè sto per cambiare casa ed entrerò ufficialmente domenica!

Intanto ho le valigie che aspettano di essere spostate, un armadio che aspetta di essere svuotato e un cuore, il mio, che aspetta di essere liberato dal peso di certa gente che conosce a malapena quelle poche regole del vivere.

A presto!

Enza

September Morn, September…I was born.

Settembre è il mio mese preferito.

Sono nata a Settembre, il 13, segno della Vergine. I migliori incontri della mia vita li ho fatti a Settembre, così come i grandi cambiamenti.

Settembre è un mese di transizione, e nel senso positivo del termine significa rinascita, trasformazione, mutamento.

Mi sento un po’ così, sempre intenta a misurare i piccoli passi che faccio giorno dopo giorno. Non sto mai ferma. Ho bisogno di dare gas al cervello, fare il planning della giornata con un occhio al futuro, vedere se i frutti del mio giardino sono maturi o necessitano di più sole e più acqua.

Tra un po’ il mese è finito, e quest’anno, questi giorni di Settembre sono volati in maniera quasi crudele. Tante cose da fare, e altrettanti cambiamenti. Preoccupazioni piccole ma pur sempre tali, momenti di riassestamento generale.

Non ho avuto molto tempo per la mia cucina, ma in compenso ho visto bei luoghi, posticini interessanti dove mangiare bene e spendere poco, ma l’argomento non riguarderà questo post.

Questo post, piuttosto, vuole essere un segno, un momento di riflessione all’interno del mondo che ho creato e che mi riflette. Un mondo che ho rinnovato  nella veste e nei contenuti.

Rispetto a ieri un po’ più pazza, concedetemelo, l’idea non mi dispiace.

E se ha ragione A. Pope quando dice che ” I pazzi osano dove gli angeli temono d’arrivare ” beh…quale augurio migliore per il  mio 26 anno su questo mondo?

Osiamo, quindi. Osiamo. Inventiamo, creiamo e condividiamo i nostri pensieri e fatti in questa realtà così frammentata e lontana. Perchè forse solo adesso, come non mai, siamo testimoni di un movimento che sta cambiando il nostro modo di essere. Siamo incredibilmente vicini. Anonimi e vicini.

Intanto vi regalo un assaggio di quello che qui vedrete a breve.

Vi mando un abbraccio, sperando che voi possiate sentirmi vicina.

A presto.

All my life in a sandwich

Quando le cose iniziano a farsi serie…

7.15 sveglia. Non ne avrei neanche bisogno di quel segnale acustico. Ormai l’ho inglobato, fa parte del mio ciclo vitale, del mio metabolismo. Mi sveglio automaticamente. Il mio cervello è una macchina che ha assimilato le ore di sonno degli ultimi mesi. Gli bastano quelle. Durante il weekend faccio quasi fatica a tirare oltre le 9.30. Al mio corpo basterebbe qualche minuto in più per riprendere i ritmi quotidiani, la mia mente è già attiva. La colazione, per me, è sempre stato il pasto più importante della giornata e chi segue il mio blog questo lo sa. In questi ultimi tempi, però, diventa un pasto fugace. Un caffè la mattina, latte e qualche biscotto. A volte uno yogurt veloce. Vorrei tanto prendermi il lusso di sedermi e fare colazione alla mia maniera e magari tra un morso e un altro scambiare quattro chiacchiere simpatiche con qualcuno, o soltanto accendere la tele e buttare un occhio e un orecchio alle news del giorno. 
Tutto diventa sempre più rapido, il tempo accelera nell’infinità di un secondo che si sussegue a un altro, identico al precedente. Il consumo di un pasto, da piacere diventa necessità e per un amante del food come me, per me che il cibo è vita, è sempre più difficile adeguarmi a ciò. O meglio, mi adeguo quasi inconsciamente a questi movimenti che continuamente vivo su di me e che io stessa ho voluto per me. Caffè e panini. Sandwiches fatti a strati. Concedersi di cambiare di giorno in giorno ingredienti dentro le due fette di pane sembra essere, al momento, l’unica via di libertà e creatività possibile durante i pasti. La gente sembra che viva da sempre immersa in questo mondo del cibo consumato in fretta e a monoporzione. Qui è la regola. 
Ma infondo a me sta bene pure così, un panino a pranzo e via. Non ho neanche chissà quanta fame a pranzo, quindi, perchè dovrei lamentarmi? Alle 13.00 stacco quasi perchè il mio cervello, programmato per la pausa di un’ora fa il refresh dei contenuti giornalieri e come una piccola sveglia mi ricorda il mio breve break. Trascorro così i miei pasti, tra un panino e un’acqua naturale, un caffè dopo pranzo, un caffè al distributore in ufficio, un pasto a cena. Qualsiasi, senza troppa inventiva. Sto diventando davvero così. Vorrei trovare molto più tempo per alimentare la mia creatività in cucina, preparare cose belle e buone e  dedicarmi alla mia passione. Ma qui si corre e adesso, che ho appena iniziato, devo ancora ingranare bene i meccanismi. Tra un po’ diverrò un robottino perfettamente in grado di ottimizzare i tempi e allargare sempre un po’ di più la fetta di tempo che resta per se stesso. Allora, chissà, magari sarò capace a preparare per me una parmigiana o il filetto al pepe verde a cena.
La vita, intanto, offre panini sempre più scarni e condimenti sempre più tristi. Le persone iniziano con l’entrare in questa routine lancinante e finiscono con il perdere il senso del gusto. Io non voglio diventare così. Per questo, voglio riuscire a capovolgere il senso del sandwich veloce e trarne il lato migliore, più buono. Quello di un pasto multistrato ben fatto, in cui sono presenti tutti i nutrimenti diversi e variegati. Come un big sandwich la mia vita si sta facendo sempre più fitta e stratificata, adesso sento di stare per arrivare a definirne il nucleo. Sto veramente realizzando qualcosa di bello per me stessa e ne sto vedendo pian piano i frutti. tutto quello che ho fatto finora, il mio percorso di studi, la mia vita in movimento, le città che cambio, la gente che incontro continuamente. Tutto quando è fonte di arricchimento personale, di cambiamento continuo e construzione attorno al mio essere. Sono orgogliosa del lavoro fatto finora, dei sacrifici, delle rinunce. Non voglio vivere di speranze, voglio solo che oggi ci sia il mio presente ed io voglio essere lì. Tra un panino e un altro, tra un giro alla Pam e una sporadica colazione al bar. 
Voglio fare del mio presente un sandwich gustoso, da prendere a morsi. Voglio poter masticare lentamente queste giornate e non essere mai sazia della vita che sto vivendo. 

Enza.


What shall we eat? Pinterest’s recommendations

Questo mio post non avrà mie immagini, nè tratterà di una ricetta. Cioè, qualcosa di simile ma di tutt’altro sapore. Stavolta voglio condividere con voi l’idea che mi sto facendo su Pinterest, il social media del momento, il supermegaultra contenitore di immagini di ogni genere. Il luogo ideale dove un “foodie” vorrei trovarsi a sguazzare. La vetrina virtuale per gli appassionati del vizio capitale in questione e non solo vince per essere un labirinto senza uscita per chiunque provi a entrarci. Io, personalmente, colleziono immagini -prevalentemente di food- tra le mie bords, pinno persone che non conoscerò mai nella mia vita, metto dei gran like e mi diverto a navigare all’interno di questo mare di roba dolce, buona e che male non fa, visto che si guarda ma non si mangia! 🙂
Ciò che prima era un bene di prima necessità, su Pinterest è avvolto dalla patina della gloria e vestito di raggiante bellezza. Si collezionano immagini di food non tanto perchè si avrebbe voglia di un bel piatto di carbonara in quel momento o di una fetta di quell’appetitoso quanto ipercalorico cheesecake, quanto piuttosto per avere qualcosa di “bello” nella propria bacheca da offrire agli altri “visitatori” del proprio mondo virtuale. Ecco, ti offro un muffin glassato che ho “pinnato” da qualche parte, qui sul web. Domani, se passi ancora, ti offrirò un primo magari, o un bella tavolata imbandita a colazione american style. In altre parole, Pinterest offre cibo, aggratis, agli occhi e facendolo conduce in una dimensione multistrato di sogno, emozione, calore. Le immagini diventano espressione del food-design più ricercato. Vincono i minimalismi e le forme geometriche semplici, lineari dai toni avvolgenti. Si diventa dei veri esperti del mondo della cucina virtuale a 360°, questo con l’opportunità di organizzare la propria parete infinita in altre altrettante infinite board, sempre più specifiche legate al food.
Sicuramente si tratta di un territorio nuovo che si presenterà più chiaro ai food blogger e amatori tra un po’ di tempo, quando saranno stati loro stessi ad aver imposto delle dinamiche. Ciò che è certo è che siamo all’interno di un frigo senza fondo, di una tavolata senza fine dove, però, non si tocca niente. E mentre gli occhi godono ci si ritrova, insieme, perfetti sconosciuti accomunati dall’attività di pinning e dalla voglia golosa di condividere portate da sogno che non si materializzeranno mai sulle nostre mense reali, sempre se quest’ultime esistano veramente!
Per approfondire il discorso rimando al mio articolo recentemente pubblicato su www.scattidigusto.it

Crepe, give me a hug!

“La semplicità è la gloria dell’espressione” Walt Whitman
Oggi pubblico un post semplice, anzi, un post che è testimone di un piatto semplice, veloce e buono. Non avevo grandi cose ieri ma tanta era la voglia di preparare qualcosa di rapido e gustoso. Così, buttando un occhio in dispensa e memore delle colazioni con i miei amici tedeschi in Spagna, ho deciso di preparare la mia crepe.

Senza prendere misure e accorgimenti vari – come spesso faccio – ho sbattuto un uovo a cui ho aggiunto un po’ di latte, farina autolievitante e zucchero di canna. Poi ho versato il composto nella padella e sono uscite fuori due belle crepes dello spessore più simile a un pancake…merito della farina autolievitante! Ho farcito la mia crepe con della marmellata di fichi e mandorle, l’acquisto più recente e ben riuscito. Poi ho adagiato delle fettine di mel sullo strato di marmellata e ho chiuso a tovagliolo. 
Di questo piatto, oltre che il gusto, mi piacciono i colori e le forme. E’ una composizione calda, rimanda a una dimensione accogliente, a un abbraccio. La crepe è un mondo rotondo e dolce su cui si posa un velo di frutta particolare dai toni arancione-ramato. L’accostamento frutta fresca (mele) frutta secca (fichi e mandorle) rafforza il senso del dolce. I morsi sono corposi, i livelli gustativi differenti, perfettamente in armonia. Le tonalità della mela aumentano la luminosità del piatto, e creano un climax a livello visivo e gustativo. I giochi di luce del barattolo di vetro e del bianco del marmo aiutano a creare rifletti coinvolgenti per il mio obiettivo e la reflex. 
Il food è sperimentazione, armonia di forme, ricerca della luce perfetta. 
  
E come tutte le cose dolci, questo è uno di quei piaceri da concedersi ogni tanto. Vuole essere come uno di quei momenti fatti per raccogliersi attorno a se stessi, amarsi. Sono sempre più fuggevoli gli attimi in cui si sta da soli e si può consumare un pasto fatto con le proprie mani, assecondando un proprio desiderio. E sempre meno sono i momenti per riflettere sul cibo, sull’importanza di ciò che si sta preparando, assimilando. 
Per questo cerco continuamente di ritagliarmi i miei momenti foodiani e di riflettere su di essi, comprendendo me stessa e chi sono fino al punto X della mia vita. Questo barattolo, ad esempio, è l’inizio di un percorso assaporato qualche settimana fa, non ancora giunto a metà ma svuotato della parte iniziale, assimilata. Mele e Pancake sono i ricordi dei miei amici, la colazione con Marianne a Barcellona, le lezioni di german breakfast in spanish. E come questa, tutte le altre creazioni sono sempre un qualcosa che si inserisce all’interno di un flusso temporale di crescita, specchio di me stessa. Quando avrò svuotato il barattolo mi renderò conto, guardando indietro, di tutti i momenti dolci che mi sarò concessa e dell’importanza che hanno avuto per me soprattutto le cose semplici, come questa. 
Enza Maria Saladino

ITALIAN GELATO? YES, IT IS.

TITTOLAND…

Il weekend scorso è stato all’insegna dell’amicizia, del relax e del cibo. Venerdì è arrivata Miriam e oggi è già partita, un po’ di tristezza invece è rimasta a farmi compagnia, in questo lunedì che fa fatica a strapparmi un sorriso decente. Fortuna che sabato c’è stato un momento particolarmente dolce. La pausa merenda fresca e personalizzata, una golosa parentesi da riaprire al più presto con uno dei buoni sconto che mi hanno regalato.

Lui è Titto. Non so se il gelato, la gelateria o la coppa che ti devi riempire da solo con tutto il gelato e le leccornie varie che vuoi. Titto di sicuro è un nome originale, semplice e memorabile. Poi, c’è da dire che ricorda vagamente quello del social Twitter, sia nel lettering che nei colori ma questa è stata solo la mia impressione, passerei ad altro più importante.

Titto di sicuro è un luogo nuovo, o come pochi. Per quanto mi riguarda trattasi della prima gelateria a offrirmi un’esperienza di gelato che nessun’altra mi aveva ancora offerto. Si entra dentro questo spazio non proprio grande, fatto d’azzurro, di verde e di cose dolci. I colori sono molto rilassanti, ti invitano a sederti su degli scalini di erba artificiale, e a farti il gelato da solo, versandolo nella tua coppa da quattro quadrotti ritagliati in quello che sembra essere un pezzo di cielo. 

Ricapitolando. Entri da titto, prendi una di quelle coppe, abbassi la leva del gelato che preferisci – tra i migliori gusti segnalo cheesecake, torta al cioccolato crema e yogurt – e poi puoi versavi sopra tutte quelle cosette multisapore stradolci che possano esistere. Si ha solo l’imbarazzo della scelta. Ci sono gli Oreo, Kit Kat e praline, crostatine sminuzzate, gocciole, caramelle gommose, amarena, cereali e riso soffiato al cioccolato, meringhe, nocciole, gocce di cioccolato, granelli di zucchero eccetera eccetera. Poi fai la fila, ti pesano la coppa e paghi praticamente quello che mangi. Unità di misura: 1,80 € l’etto. 
Il gelato è buono, ma di certo è tutto il resto che fa la differenza rispetto alle altre gelaterie. Non si può definire una classica gelateria all’italiana, ma di certo è un’esperienza da provare. Entrare da Titto, cercare di capire cos’è e come funziona, poi premere la leva, riempire la coppa, poi sedersi sull’erba. Di certo il bel contorno c’è e sembra funzionare bene visto il numero di persone in fila per pagare la loro coppa. Per quanto riguarda i contro, invece, beh…qualcosina c’è. Ad esempio, io ho aspettato due minuti abbondanti prima di pagare. Rischiavo di bere il mio gelato, ma non è stata tragica la cosa come si può vedere dalla foto. 🙂 Seconda cosa. Non è possibile vedere i gelati, il loro colore, la consistenza, nè poterli assaggiare prima di servirsi. Terza. A determinare il peso della coppa spesso sono le aggiunte di biscottini o frutta. Non è proprio economico. 
A parte tutto questo, Titto ci ha regalato un bel momento e un bel ricordo. Aver provato tutti i gelati del mondo, essere entrati almeno una volta in tutte le migliori gelaterie di Bologna non significa poi che qualcosa di diverso in quanto a gelato non si possa trovare. Questo luogo esiste perchè qualcuno ha avuto un’idea diversa e, soprattutto, ha avuto il coraggio di metterla in atto. Di certo chi cerca il vero gelato artigianale si dirigerà da un’altra parte, ma tutti, inevitabilmente tutti quelli che si troveranno a passare per via d’Azeglio  saranno costretti a buttarci un’occhio mentre  i piedi sono già dentro.