Quello che non c’è

Sono stata un po’ assente nelle ultime settimane.

È dall’ultima volta che ho scritto sul blog che non sono stata ferma. Ho viaggiato. Sono stata a Praga, a Cracovia e in Italia. Il viaggio a Praga era da fare da mesi. Sono andata con le mie 2 amiche russe. Abbiamo iniziato insieme a lavorare nello stesso posto e ci eravamo promesse un viaggio. Con la Mimmix che è venuta a trovarmi in Polonia siamo andate a Cracovia, 2 giorni e -4 gradi. Non vi dico. Volevo mostrarle la città, che merita ed è bellissima, ma a causa del freddo tagliente (stranamente più fredda rispetto a Wroclaw) abbiamo girato pochissimo per il centro. Sento ancora quel freddo addosso se ci penso. L’ultimo weekend invece ero a Milano. Mi sono fermata per una settimana, per motivi di lavoro, e ne ho approfittato per salutare i miei amici, fare un salto a Bergamo, trovare pezzi di me che ho lasciato lì. Una settimana intensa, piena di emozioni che non si possono descrivere. Per fortuna ho i miei punti di riferimento, mi dico sempre. Per sfortuna non posso averli sempre con me, e questo è stato anche motivo delle miei crisi. Per mia fortuna, il mio lavoro mi permette di viaggiare e ricongiungermi con i miei affetti. Ho bisogno della parte stabile di me, di loro. Di chi mi conosce, di chi non ha bisogno spiegazioni, mai. I miei punti fermi viaggiano separatamente da me, in questo momento della mia vita. Mi dico che sto facendo tante cose, sto imparando, vedendo un’altra parte di mondo ma è come se mancasse qualcosa. Adesso riesco a definire meglio quello che mi manca. Sono le persone che non potrò mai portare con me, in tutti i miei spostamenti e giri infiniti. Le persone insostituibili che mi hanno fatto diventare quella che sono e che porto con te, invisibili, con un peso enorme.

Ogni tanto, per rilassarmi, cerco di focalizzare l’immagine del mio gatto che mi fa stare bene. Faccio la stessa cosa, cercando di rivivere i momenti che ho vissuto con i miei amici veri e mi rendo conto che tutto questo, attualmente mi manca. Nella mia quotidianità non ci sono loro. Ok c’è altro, altre persone, altre situazioni ed esperienze nuove. Su questo non c’è dubbio.

Ma quello che sento spesso, ogni giorno, è quello che non c’è.

Il piatto di oggi è mezzo vuoto. Ho come la sensazione di avere miliardi di cose per la testa e non riuscire a farne mezza.

Anche oggi, avrei voluto parlarvi di weekend qui e lì, delle città, del cibo, dei momenti belli, ma non posso. C’è tanto rumore nella mia testa e tanta stanchezza. A volte penso che se fossi stata meno sensibile sarei stata capace di soffrire meno. Di conseguenza avrei provato meno trasporto per le cose e avrei evitato di farmi del male. Ci dicono di essere forti, ci propinano l’immagine del temerario che non ha bisogno di niente e nessuno e che può stare bene ovunque. Vi giuro, io queste persone le ho incontrate. Esistono. Io non sono così. Se è sfiga o fortuna, lo scoprirò vivendo. Attualmente mi limito a tenere a bada quella parte di me che ricerca quello che non c’è.

Vi lascio con qualche momento foodiano, sperando che il weekend mi permetta di fare qualcosa di dolce e condividerlo con voi, come andrebbe fatto. In queste foto c’è tanta bellezza e bei momenti. Non riuscire a trasmettervi le emozioni e il contesto, cosi come gli odori e la consistenza dei piatti mi svilisce. Ma c’è anche altro lì dentro. Ma spesso, mangiare serve a riempire i miei vuoti e di questo me ne rendo conto.

Trattarsi bene, a Milano

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#meatballs

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Cene d un certo spessore

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Trattarsi bene, all’estero

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Zuppa di broccoli a #krakow con @smirmi

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Potato pancakes in everywhere! #Prague

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Con la Mimmix in un posto hipster a Wro 💜

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Foodiana

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Camera con vista

Domenica 16 novembre.

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Oggi non voglio fare niente, quel niente che fa bene e che serve a stare con sè. Nel migliore dei modi possibili, nel migliore dei mondi possibili.

Il cielo è cupo, l’aria è fredda, e c’è silenzio. Dall’ultimo piano di casa mia è strano non sentire voci e rumori da fuori. E invece niente. Solo un eco lontano di macchine, strade, sirene. Ma molto lontano. È un sottofondo piacevole, non si sente nemmeno. Ho un film che sta per iniziare, ed è “Train de vie”. Potrebbe essere l’argomento del prossimo post di Colazione per Cinefili, ma oggi lo tengo per me. È un film di qualche anno fa, consigliatomi da un’amica e in genere fidarmi degli amici è una delle cose che mi riesce meglio. Scelta vincente.

Da una settimana sto seguendo una dieta diversa. Non la classica dieta per dimagrire. L’intenzione è quella di alimentarmi in modo diverso, voglio essere cosciente, più di prima. Sto cambiando, sono cambiata durante i mesi qui, e me ne accorgo con il tempo. Adesso sono sull’onda di un cambiamento crescente, per cui aggiungo piccoli tasselli diversi, di volta in volta. Adesso è il fatto alimentare. Domani potrebbe essere un’altra delle infinite cose che mi frullano per la testa. Ne scrivo perchè questo è il mio luogo nel web in cui ho deciso di raccontarmi partendo dagli scatti di cibo. Probabilmente adesso ci saranno scatti differenti, sempre di cibo ovviamente ma anche di me, di viaggi, di momenti che voglio condividere.

Quando ho iniziato a esprimere l’idea di voler diventare vegetariana per una serie di ragioni che non sto qui ad elencare, la reazione della maggior parte delle persone è stata pressocchè la stessa. Il NO che è seguito da critiche varie, giusto per. Ero preparata a questo, ci scherzo anche su tutt’ora, quando mi trovo con gli altri o quando timidamente esprimo la mia presa di posizione. Non che non sia convinta, ma dare troppe spiegazioni agli altri, amici e non, è una cosa che non mi va proprio di fare. Questa è una scelta mia, non degli altri. La scelta di non mangiare carne e di evitare una serie di cose è collegata a una via di “purificazione” se così si può chiamare, generalizzata. Dovrei elimare anche una serie d’altre cose ed introdurne di nuove nella mia vita. Sto facendo un percorso, sono all’inizio. Però devo dire che da quando ho introdotto cibi più sani e da quando ad esempio ho eliminato tutte quelle porcherie raffinate, mi sento molto meglio.

Cambiare regime alimentare porta nuove scoperte. Ad esempio, provare cose viste da lontano, da sempre, e scoprire che sono buone e fanno benissimo alla salute e all’umore. Il Porridge, ad esempio. Altro non è che un mix di avena e acqua portata ad ebollizione. È una crema che si può condire a piacimento con frutta di vario tipo, cacao o cannella.

Oltre alle preparazioni homemade, che devo ancora sperimentare e che spero di condividere con voi qui sul blog, faccio anche altre interessanti scoperte enogastronomiche locali. Come sapete vivo in Polonia e a Wroclaw, nella piazza del Rynek, ha da poco aperto un nuovo locale, Yammi Wraps. Si tratta di una specie di fast food, ma niente di equiparabile a Pizza hut o Burger King. Specialità sono i Wraps e le insalatone. Per chi non lo sapesse, i Wraps sono dei rolls di piadine (tipo) condite con diverse cose e insaporite con le salse. Il menù di Yammi Wraps comprende roba vegetariana e non, ma devo dire che è molto “green” e salutare. Tutto è fresco, la cucina è praticamente dietro al bancone così come gli ingredienti a cui buttare un occhio prima di vederli cotti e dentro al wrap. Qui trovate le foto di una delle mie cene di qualche sere fa. Dopo una giornata lunghissima a lavoro e il freddo di novembre, era quello che ci stava. Nel mio caso, ho scelto un’insalata veg e una zuppa del giorno, alla zucca. Con pochi zloty avrete porzioni abbondanti, naturali e molto buone.

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Ho anche scoperto un super blog sul veganesimo, fatto benissimo, con un canale YouTube invidiabile. Si tratta di Veglife Channel. Canale green, poche ricette ma buone, spiegazione utilissima che mostra passo per passo come realizzare i piatti (che non immaginereste mai di poter fare da soli a giudicare dagli ingredienti che mancano di burro, uova, latte di mucca e tante altre cose) e risorse utili per chi volesse saperne di più sull’argomento.

Tra l’altro è giunto il momento di preparami il pranzo, oltre che di vedere il film menzionato poco fa. Vi lascio con le ultime immagini. Questo è quello che vedo fuori dalla finestra della mia camera. Ho bisogno di fermare il tempo e i ricordi tramite le istantanee. Tra poco lascerò la casa e l’unico modo per vedere tutto questo sarà grazie alle foto e ai ricordi che saprò conservare. Mettere i piedi e la testa fuori da questa finestra è una delle cose migliori fatte finora qui. Ho visto persone baciarsi, amici incontrarsi e animali in giro per il piccolo parco sotto casa mia. Ho visto le case degli altri e ho immaginato le loro storie. Ho visto i palazzi, pezzi di città, finestre, colori e ho udito le voci dei passanti, le urla degli ubriachi e gli odori dei ristoranti sotto casa. Questa visuale, dall’altro, mi ha fatto percerpire le cose in modo sicuramente diverso, con un senso di ampiezza e di apertura grande. Se fossi stata al secondo piano tutto questo non sarebbe successo. Ora ho ampliato le mie vedute. Questo è il mio nuovo angolo di mondo. Scattare foto fuori da questa finestra è diventato uno dei miei hobby a Wroclaw. Ho ammirato il cielo, gli spettacoli che mi ha regalato. Ho ringraziato la luce del giorno per avermi svegliato (ho tolto le tende) e ho visto passare stormi di uccelli sopra la mia testa. Questo paesaggio, intimamente mio, mi ha regalato emozioni e ispirazioni. Le conserverò con me, portandole dietro nel prossimo viaggio, quando la visuale sarà diversa e potrò arricchirmi di nuove cose.

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L’autunno è una nuova primavera. Vi servo gli spaghetti.

“Autumn is the hardest season. The leaves are all falling, and they’re falling like they’re falling in love with the ground.”
Andrea Gibson

Ho deciso di cucinare come non accadeva da un po’ di tempo. Finalmente. Non ci sono più scuse, adesso ci sono io in primo luogo e davanti al mio piatto. Davanti al mondo. Alcuni lo sanno, altri non lo sanno (quindi adesso lo sapranno) che ho passato un periodo nero. Il nulla, il vuoto totale, il buio prima e dopo la siepe. Non riesco con esattezza a dire quanto questo periodo sia stato lungo. Forse 3, forse quattro mesi. Circoscriverlo non è possibile e mi fa paura. Riconoscerlo e affrontarlo è quel che ho fatto per riprendermi me stessa. Durante questo periodo ho affrontato una crisi creativa e comunicativa. Non scrivevo, non raccontavo. In questo posto non esistevo. E questo non deve più esistere.

Questo blog è nato più di due anni ed è il mio diario pubblico. Nel tempo ho conosciuto voi, vi ho letto, mi avete letto e ci siamo virtualmente conosciuti. Quello che è nato come un esperimento universitario, un salto nella rete, è adesso una parte di me online e offline. Da questa presa di coscienza voglio partire. Questo sarà il mio credo. Qui c’è una parte della mia creatività e della mia vita. Non scriverei qui se non ci foste voi. Per questo vi ringrazio, sia per le favole che leggo, le vostre, sia per i deliri (i miei) che trovate di tanto in tanto sul vostro feed. Finora ho scritto poco, non abbastanza per quanto avrei voluto. Disagio esistenziale a parte, scomparsa dagli schermi per una serie di lunghi mesi, non ho mai realizzato quanto importante fosse questo spazio. Qui e ora.

Adesso che sono ritornata e ritornata in me, ho in mente altre cose e dei progetti su cui lavorare. Ma per prima cosa, ho intenzione di cucinare. Riprendere a farlo come facevo prima. Scoporre, ricomporre, accostare e inventare. Questa è la cucina: creazione e scomposizione di processi creativi. Il cibo è la materia prima, i miei processi interiori sono gli utensili, i ferri del mestiere. Per dimostrarvi che sono di parola, vi lascio con una ricetta foodiana.

Screen Shot 2014-11-03 at 11.08.24 PM

Perchè questi elementi? Semplicemente li ADORO. In inverno mangerei sempre e solo funghi. Zuppe in primis. Fortunatamente qui in Polonia è facile ordinare una buona zuppa. Tutto questo fa parte della cultura culinaria polacca. Vi prometto un post sulle zuppe polacche, che meritano, riscaldano e vanno conosciute.

Comunque sia, ho accostato i funghi (i cardoncelli) con del cavolo. Li ho fatti stufare insieme con un po’ di cipolla per una decina di minuti aggiungendo un po’ d’acqua. Intanto ho cotto la pasta che ho aggiunto alla padella dei funghi una volta pronta. Per finire, a fuoco spento, ho saltato gli spaghetti caldi con del gorgonzola dolce a cui ho aggiunto del pepe nero e prezzemolo. Il risultato è stato come lo avevo immaginato. Il mio primo invernale di una lunga serie (e di un lungo inverno che sta per arrivare) è servito.

Screen Shot 2014-11-03 at 11.08.36 PM

Spaghetti autunnali: funghi, cavolo, gorgonzola

Off to Łódź!

Every failure made me more confident. Because I wanted even know to achieve as revenge. To show that I could.

Polański.

Il weekend scorso è stato un altro weekend all’insegna dei viaggi. La meta in questione è stata Łódź (“Wootch”) una delle città polacche più grandi in termini di popolazione. Sono andata con alcuni amici in occasione del festival del design che ha avuto luogo a Off Piotrkowska, una delle zone più importanti della città che prende il nome da una via, quella principale e l’unica. Ebbene sì, la città ha una sola arteria principale, la via Piotrkowska, il luogo della “movida”, dello shopping, del buon cibo polacco con un’infarinatura internazionale e sede di bei palazzi. La via in questione, oltre a essere il centro cittadino, il fulcro vitale della città, è una specie di museo open air. Passeggiando, è facile incontrare statue a misura d’uomo raffiguranti i personaggi famosi del luogo. C’è anche una particolarissima walk of fame stile hollywodiano. A ogni stella corrisponde un attore/regista/artista nato lì. Pochi sapranno che la città è uno dei centri culturali più attivi della Polonia, specie per il settore dell’industria cinematografica. Chi sa ad esempio che Polanski era originario di Łódź? Molti di voi avranno visto il Pianista, film che ha vinto la palma d’oro a Cannes nel 2002. Il film è relativo al periodo dell’invasione delle truppe tedesche in Polonia, ma di questo ve ne parlerò in uno dei prossimi post, quello dedicato alla Colazione per Cinefili. Beh, ritornando al discorso, molti artisti che vi hanno preso parte come attori, diretti dallo stesso Polański provengono dalla scuola di cinema e teatro più famosa della Polonia, con sede a Łódź.

Resto in tema film e ve ne racconto un’altra. Quanti di voi sono appassionati di David Lynch? Tanti. Quanti hanno visto Inland Empire? Pochi, ma gli appassionati di Lynch l’avranno visto sicuro. Ebbene, il film è stato girato a Łódź. L’avrò visto 2/3 volte incosciente del fatto che fosse stato girato in una città polacca. Probabilmente se non fossi venuta qui non l’avrei mai saputo, e questo dettaglio sarebbe passato nel limbo della mia esistenza. Per fortuna sono i dettagli che cogliamo a far la differenza, come l’aggiunta di un aroma piuttosto che un altro ai piatti che prepariamo.

Questo per dirvi che Łódź è come una perla all’interno di questo gran Paese che è la Polonia. Il respiro moderno è ampio, lo slancio verso il futuro c’è ed è un’ondata positiva, a mille. Nonostante sia figlia del comunismo e la Polonia ne porti impresse le tracce, il Paese è vivo e attrae investitori e chi ha voglia di scollarsi di dosso il vecchiume che impedisce di guardare con positività al futuro. Tutto questo è vero ed è sotto ai miei occhi, ogni giorno.

Tornando a Łódź, dopo le mie parole, vorrei lasciarvi con questa gallery fotografica per farvi assaggiare quell’atmosfera e farvi sentire il profumo di una cultura alternativa, protesa verso l’innovazione e un senso di umanità vera che come un filo invisibile ci lega qui, polacchi, expats, ebrei, tedeschi e tutte le anime, le milioni di anime che qui hanno scelto di vivere.

(l’album completo qui)

E cos’altro dirvi se non parlarvi del Manekin, il locale che ci ha accolto in 2 giorni una volta a pranzo e una volta a colazione. Mi sono innamorata di questo posto in Polonia.

Screen Shot 2014-10-22 at 9.48.40 PMCome dice la parola stessa, il locale si caratterizza per la presenza di un manichino di donna, seduta sulla panca, ad aspettare. Che significato abbia francamente non lo so. Posso dire con certezza però che lì si mangia benissimo, si mangia polacco, a prezzi molto bassi. Basicamente la pientanza per eccellenza è la crêpe salata o dolce, servita in forma quadrata e condita nei modi più diversi. Qui un’immagine della crêpe dolce con crema al mascarpone e frutti di bosco. La porzione è addirittura troppa per una persona, da dividere.

crepPresi anche una zuppa, la zurek, quella tipica polacca. Purtroppo non ne ho una foto, quindi vi lascio con la crêpe e vi auguro una dolce serata. Ci saranno nuovi appuntamenti, e vi racconterò altre storie che avranno sempre le persone e le immagini dei luoghi che vivo come tema, e sempre il cibo a far da contorno a questo bellissimo mosaico emozionante che è la mia vita adesso.

Foodiana

Polandesimi (e tutto quello che a breve arriverà nel vostro feed).

Ed eccomi qui. Dopo mesi di latitanza torno a scrivere sul mio blog. Sono stata cattivissima, non si lascia casa per lungo tempo senza dire niente. Un po’ è quel che ho fatto. Ma chi mi conosce sa che ogni tanto ho bisogno di prendermi un pausa, per una serie di motivi. Chi non mi conosce sarà d’accordo con me. I motivi ci sono sempre, sono sempre validi e sono personali. La pausa che ho preso in realtà è stato un break generale, non solo dal mio blog. Generale e necessario. Avevo bisogno di ritornare a me stessa, detto in poche parole. Non mi dilungherò su questo tema, nè voglio giustificare la mia assenza. Ho fatto questa intro giusto per condividere con voi qualcosa di veramente importante che è successo nella mia vita. Adesso sono tornata ed eccomi qui.

Torno con un nuovo tema, nuovo layout dallo stile semplice che aspira al purismo grafico. Nuovo logo, nuova immagine ispiratrice, ‘a mozzarella.

Torniamo a noi. Come ho fatto a dirvi così poco della Polonia finora? Ogni volta che faccio qualche passo, assaggio un nuovo sapore, osservo tutto un nuovo mondo che mi circonda, penso sempre che ne devo scrivere. Vorrei potervi dare una breve e insensa visuale, o meglio, darvi modo di trasferirvi i miei sensi per farvi vivere sulla pelle tutto quel che vedo, sento, tocco e mi emoziona qui.

Il senso di questo blog è anche questo. Da food storyteller sono un po’ diventata la traveler storyteller, visto che non ho fatto altro che spostarmi da una parte all’altra per l’Italia e oltre. I miei racconti non seguono tanto un filo logico, una sequenza narrativa ben precisa – se così si può dire. Scrivo di getto, come fosse un diario. Così deve essere. Perdonerete, quindi, gli errori vari e apprezzerete il senso della lettura di chi si immedesima nello scrittore che butta tutto quel che ha dentro lì, sul piatto, e ve lo serve. Non vanno in stampa queste pagine, non c’è un editore. Ci sono solo buone forchette e appassionati di viaggi a leggere.

Giusto per farvi entrare nell’ottica di quel che dicevo, e per farvi calare nelle mie sensazioni mattutine, condivido subito un’istantanea, che altro non è se non la vista dalla mia camera a Wroclaw.

Camera con vista
Camera con vista

Oggi mi sono alzata presto, non per un motivo in particolare. Ho tante cose per la testa, altrettante che vorrei farne, cibo e viaggi che vorrei raccontarvi.

Inizio col darvi un assaggio di quel che vi racconterò a breve. Ogni viaggio merita un capitolo a sè. Non posso raccontarvi nè di Poznaz, nè di Cracovia qui, nello stesso post. Non avrebbe senso, e rischierei di non lasciarvi niente di quelle che avrebbero potuto essere le mie intenzioni.
Per cui, vi dò un’anticipazione di quel che leggerete a breve su Foodianesimi.

Anche se la mia vita non segue tanto un filo logico, cerco almeno di restare a tema. Per cui, quel che vi servo adesso è una gallery di Food che potrete sfogliare intanto che fate colazione.

Spero sia una giornata stupenda per voi, ma in genere il venerdì va così.

Zuppa Polacca, la più buona finora provata. Accadde a PoznanCena fra colleghi al Food Art di Wroclaw. Una di quelle cose posh che ogni tanto ci stanno e ti fanno venir voglia di mangiare ancora. Da un'altra parte.Colazione a Poznan. Non accade così tutti i giorni.Con la mitica Cro al Kurna chata mangiando cibo polacco docTorta salata con zucca, feta e topping francese a Cracovia. Una delle cose migliori mai provate.Zuppa di zucca servita con semi in un fichissimo caffè letterario a Cracovia.Bagel con salmone e brie a Cracovia. Colazione salata, l'eccezione. foto 4 (1)foto 5Con la Simo da Bernard a WroclawI pierogi a forno. Esistono anche quelli. Le meraviglie di California Bakery

Food moments ~ foodianesimi quotidiani

Come l’universo, la Terra e le stagioni, sono soggetta a moti interiori che mi portano da un lato all’altro dei miei limiti. I limiti di cui sto parlando sono quello di massima sopportazione e quello di estrema gioia. Vorrei tanto incontrare di più quest’ultimo lato, aggrapparmici forte, non lasciarlo. Conoscessi la formula esatta per farlo lo farei. Ma il bello della vita (quello che viene considerato tale) è un continuo lasciarsi andare a prove ed errori, passare di esperienza in esperienza.
Cosa resta di tutto questo? Di tutti i posti in cui abbiamo vissuto, della gente che abbiamo incontrato, dei tramonti che ci siamo lasciati alle spalle? Come ho già detto altre volte, restano 2 cose: i ricordi ai quali ci aggrappiamo con la paura di perderli e quello che siamo, la trasformazione già avvenuta e probabilmente irreversibile. In senso positivo però. Il mutamento fa parte di noi stessi, cambiare è la nostra natura. Siamo giovani Ulisse in cerca di noi stessi. Se non ci fosse il cibo, in certi momenti saremmo perduti.

Per evitare di dimenticare, e per ricordare cosa mi ha fatto cambiare nel corso di questa avventura, faccio memoria in questo post dei food moments più importanti degli ultimi tempi. E voglio condividere con voi tutto questo, perchè è quello che ci unisce e qui ci riconosciamo.

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La cassatina siciliana di Favignana. Condivisa con Margherita, la mia amica. La prima vacanza di questo 2014 è stata segnata da questo pranzo, da questo dolce. E dalla sua insostituibile compagnia.

2.

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…Però quel giorno,  tutto ebbe inizio con la colazione a Favignana. Non ne facevo una così da mesi. Quel giorno arrivammo lì prestissimo. L’isola era quasi deserta, l’aroma del caffè si confondeva con quello del mare.

3.

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Il Crumble prima della partenza in Sicilia. Ho scoperto questo posto un attimo prima di mettermi su un taxi per andare all’aereoporto di Wroclaw. Un posticino vintage in una delle strade principali della città, addobbato con tente e rose, abbellito dal gusto di una proprietaria cordialissima che si mise a parlare con me del più e del meno, dall’Italia, al lavoro, alla politica dei Blue Taxi in Pol0nia. Finì che fu lei a chiamarmi un taxi, perchè quelli là fuori costavano di più.

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Colazione al Winter Garten di Berlino. Come dimenticarsene e come non innamorarsene? Uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto. Per far colazione, intendo. Se gestissi un posto così penso che sarei felice per il resto dei miei giorni. Anche perchè vivrei a Berlino, e ditemi se è da poco.

5.

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Colazione irish, the original one. Ero a Belfast e muovevo i primi passi in Irlanda. Dopo Dublino sono andata al nord, a fare un viaggio. A trovare Marghe, chi se non lei?

6.

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Gli gnocchi della nonna. Perchè dove c’è nonna, c’è casa. E tutte le volte che mi sento persa, so dove tornare.

7.

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La colazione da Starbucks, il bar sotto casa. Perchè mi piace l’atmosfera accogliente, l’aria internazionale che si respira. Perchè ogni volta che entro lì e mi siedo, quella grande mappa con tutti i continenti impressi mi ricorda quanto è importante andare e tutti quei posti che devo ancora visitare.

Foodiana

Foodianesimo all’estero ~ da Wro with Lo.

(ossia, da Wroclaw with Love)

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Anzitutto chiedo scusa a tutti i lettori, pochi ma buoni, di Foodianesimo. Scusate l’assenza, diciamo che sono stata presa da altro. Ok, bruttissima frase, come se del mio blog non me ne fregasse niente. Ma ho sempre detto che non sono una foodblogger, ma una storyteller di nome Foodiana. Ok, non me ne esco bene neanche questa volta. La faccio breve: amici e amiche virtuali e non, ho lasciato l’Italia per un’altra avventura. Chi mi conosce bene dirà: nulla di nuovo, tu parti sempre. Beh, è un po’ così e stavolta non a breve termine.

Ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita. Cambio citta’, cambio lavoro, cambio marca del latte, cambio cinema, cambio tram e forse anche la lingua. Per quanto io ami l’italiano, le occasioni di parlarlo qui a Breslavia sono poche. Diciamo che si tratta di dover fare un gran salto e adattarsi. Nuovamente. Perché io queste cose le so. Io ho sempre voluto cambiare, lasciare il posto dove stavo e andare da qualche altra parte. Lo stress del cambiamento, il volermi misurare con situazioni non facilissime proprio, stare lontana da quel che amo tanto mi fa bene. Ho deciso di fare questo grande passo da sola, con la forza di volonta’ e un pizzico di fortuna. In altre parole, se volessi riassumere il tutto in un grafico, eccolo:

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Fare un trasferimento cosi grande, lasciare Roma, lasciare casa, la Sicilia, il mare, il cane, i genitori e gli amici importanti, i miei paesaggi, non e’ stato facile. E per quanti spostamenti io abbia fatto, un conto e’ lasciare Milano per Roma, un altro lasciare l’Italia per la Polonia. Lasciare la mia Comfort zone per andare in quella zona dove tutto e’ possibile, dove l’inaspettato ha luogo e il successo e’ dietro l’angolo. Lo so, non e’ facile. Tutto questo richiede adattamento, pazienza, momenti di varia natura e passaggi vari. Cose, situazioni, persone, lavoro, sono tutti tasselli di questo puzzle. Abbandonare la comfort zone non e’ del tutto semplice. Non e’ “as easy as pie” per usare un’espressione inglese riferita al food, ecco. 🙂

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Ma eccomi qui, a Wroclaw, in italiano Breslavia. Citta’ polacca, tedesca fino al 1945. E qui mi aspetto grandi cose, soprattutto da me. Non voglio anticiparvi niente, voglio solo che le mie prime impressioni sul luogo in cui mi trovo si espandano e mi permettono di potervi parlare meglio di questo viaggio, di me, della vita di un espatriato in Polonia. E non mancheranno occasioni di parlavi tramite il food, specchio culturale di quello che siamo. Ecco, ad esempio l’altro giorno ho conosciuto questi, i pierogi. Sarebbero degli gnocchi al forno ripieni di qualsiasi cosa e serviti con delle salse. Per quanto riguarda i ripieni, devo ancora iniziare a conoscerli. Beh, se indovinate qual e’ il ripieno di questi qui la prossima volta che venite a trovarmi vi offro una cena in stile polacco!

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