How my grandma makes "gnocchi"…

🙂 Ridi, ridi che intanto la nonna fa gli gnocchi!
 
La preparazione degli gnocchi è qualcosa di eccezionale. Semplice ed estremamente bella da vedere. Assistere alla trasformazione della farina e dell’acqua in qualcosa di compatto e morbido è affascinante. Soprattutto se a farlo è mia nonna che lavora quella pasta in maniera impeccabile e perfetta da anni ormai. Ogni volta per me è come prender parte a uno spettacolo dove magia e realtà si incontrano e danno vita al miracolo più sorprendente: la PASTA!
 
 
Prima Fase: l’impasto
 
 
 
Seconda fase: creazione della pasta
Terza fase: Sugo fresco e melanzane! 
 
 
Buon appetito!
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Personality comes out in food

LIGHT&BRIGHT FOOD
Giornata piovosa e dai toni spenti. La pioggia cade rumorosa e fitta su persone e cose, persino sul mio stato d’animo. Il mio nucleo interno oggi è freddo e umido. Il mio cuore ha una superficie porosa e fragile, lascia passare i colpi che arrivano da fuori. Ha una membrana che non protegge. A volte mi sento così, come quei cibi inconsistenti, senza forma nè colore. Per fortuna, riesco a uscirne fuori grazie all’impulso creativo. Quindi, ho fatto un’azione di personalizz-azione. Questo piatto ha voluto essere la proiezione di una personalità vera, semplice e complessa allo stesso tempo. Voglio essere genuina e forte. Voglio essere luminosa. Voglio essere brillante. E’ lungo il cammino verso il raggiungimento dell’deale che si ha di sè.

Avevo voglia di sapori forti, cibi con un’identità definita. Un po’ aspri, capaci di portarmi alla realtà, anzi, alla verità delle cose. Rucola e ravanelli tagliati a fette sottili hanno fatto da letto a un risotto delicato al limone. I gamberetti cotti e sgusciati li ho posti sul riso alla fine, amalgamandoli col tutto al momento dell’assaggio. Un piatto estremamente semplice e incredibilmente buono. Il risotto al limone è stato l’elemento principale. Si è rivelato efficace nell’unire in maniera soft i toni forti delle verdure ai gamberetti, grazie all’aroma del limone e alla consistenza dei chicchi parboiled. Ho scelto di utilizzare un tipo di riso che non rilascia amido per evitare una mantecatura troppo densa. L’effetto voluto era mixare gli elementi del piatto e non farli incollare. Doveva essere un piatto fresco e potente. Nella sua freschezza avrebbe dovuto infondere luce, energia, sorriso. 
Dammi un tono nuovo, infondimi positività. Fammi brillare.
 …After
Before…
In questa composizione i sapori si esaltano e si rinnovano. E’ così che la creazione continua a partire da intuizioni artistico-foodiane si riflette in quello che faccio. Il mio pensiero è contenuto in queste piccole opere, la mia personalità è parte di questi processi e continuamente si rinnova. Così come una composizione nasce in risposta all’esigenza di uno specifico momento, allo stesso modo si forgia il carattere, pezzo dopo pezzo. Raggiungere l’ideale che si ha di sè è un’operazione continua e quotidiana. E’ una combinazione di variabili, un’assaggio consapevole e sempre nuovo di qualcosa di diverso. Nel farlo cerco continuamente di lasciare liberi i sensi, far scorrere le energie da una porta all’altra di me stessa all’interno della mia cucina, quel piccolo microcosmo filosofico in cui metto insieme emozioni, resti del mondo e pezzi di me. Il luogo in cui libero veramente me stessa e nell’intuizione senza controllo realizzo qualcosa di autentico. 
 Voglio l’originalità. Voglio venti di idee nuove. 
Ma, per prima cosa, l’autenticità.
Come un ravanello, estremamente amaro.
Come il limone, decisamente aspro.
Come il riso parboiled, che non sarà il migliore per un fare un risotto.
Voglio essere autentica. Me stessa. Punto. 




Happy sprint, happy mint!

…Happiness…

Il piatto della felicità è un cofanetto rotondo di zucchina riempito di risotto alla menta e adagiato su strisce di salmone. E’ fatto di incontri su più dimensioni, ben riusciti. Incontri felici. Tutto è iniziato da un tema, la primavera.

La primavera è la stagione del risveglio. Le piante, svestite dal freddo, espandono la loro essenza vitale rinverdendo e germogliando. Stessa cosa per le persone. Si è più propensi a uscire fuori, incontrare gente, aprirsi al mondo. La freschezza, come un filtro invisibile presente nell’aria, contagia e dà un pizzico di euforia rinvigorente. Sono uscita di casa stamattina e ho sentito la primavera su di me. Ho raccolto le sensazioni che mi ha lasciato addosso, le ho ricomposte creandone una composizione culinaria. 

Ho cercato di mettere insieme elementi che rappresentassero il calore e la freschezza. Ho svuotato una zucchina chiara, tondeggiante, che ho cotto al vapore per una decina di minuti. Nel frattempo ho preparato il risotto aggiungendo le parti di zucchina avanzate e foglie di menta sminuzzate a fine cottura. Ho tagliato il salmone a strisce e l’ho adagiato su un piatto ovale, con delle foglie di menta. L’accostamento cromatico verde-rosato ha creato un bel richiamo agli alberi in fiore, e un effetto espansivo-rilassante ai sensi. In questo piatto, le tonalità si rafforzano reciprocamente facendo emergere i toni caldi. Il profumo e il sapore fresco della menta dà carattere al risotto che in sè è morbido e dolce. Le linee  curve, e avvolgenti, coinvolgono per intero i sensi in questa esperienza di food. Il cofanetto un po’ croccante accompagna un gusto primaverile solare e fresco. Il salmone ricorda, invece, la freschezza acquea e la sua consistenza vellutata, leggera, si abbina ai vari elementi in maniera elegante e composta. 

Piccoli pezzi messi assieme, composti, assemblati in un unico piatto denso di emozioni. Siamo ciò che mangiamo, ma soprattutto ciò che sentiamo. Esseri sensibili ai cambiamenti di cui siamo parte, ai dettagli che rendono unici i nostri momenti. Questo piatto è l’esempio di come possa nascere qualcosa di bello e buono a partire dall’ascolto del macrocosmo esterno e del microcosmo interno. La felicità è mixare i due mondi ed emerge dall’armonia e dall’equilibrio delle due parti.


La felicità  è la degustazione di un sentimento.

Love at first taste.

Al primo assaggio m’innamorai
C’era una volta il Gorgonzola, formaggio bruttino alla vista che profumava di muffa.
Un giorno fortunato, accadde che qualcuno mi fece assaggiare il Gorgonzola. E allora scoprii con felice meraviglia che si trattava di un personaggio intenso e dal carattere unico. Forse era proprio la muffa a conferirgli quell’unicità nella consistenza e nel sapore. Da quel giorno ho sperimentato il gusto di questo formaggio in tutti i modi possibili, soprattutto nei primi a base di riso. Il tempo, la pazienza e la sperimentazione necessaria me l’hanno fatto amare e apprezzare. E’ un formaggio che richiede impegno e cuore. L’ho fatto entrare nella mia vita e mi ha dato tanto.
  
C’erano, poi, i cavoletti, miniature del classico cavolo cappuccio, molto più carini e belli da vedere. Per me avrebbero potuto essere tutto eccetto che verdure. Se ne stavano lì, nel bancone frigo delle verdure al supermercato in attesa di cadere dall’alto dello scaffale al fondo di un carrello. Un bel giorno decisi di passare a gusti nuovi li comprai. Fu subito amore, a primo morso. Mi innamorai della loro versatilità e facilità nella preparazione in cucina. Li amo al vapore. Preferisco ammorbidirli un po’ in modo che conservino il loro cuore croccante. Mi affascinano nella loro piccolezza perfetta e stimolano tanto la mia fantasia. Il loro cuore interno, quel  microcosmo piacevolmente amaro ha lo strano potere di riportarmi a una realtà dimenticata, un mondo fatto di luoghi che non ho mai vissuto, ricordi fantastici e nostalgici. 
Li cucino tecnicamente da soli, li accoppio praticamente con tutto. 

Oggi, per la prima volta, li ho messi insieme, cavoletti e gorgonzola, creando un piatto di contrasti e differenze. Toni dolci e amari si accostano in maniera semplice, dando vita a qualcosa di forte e nello stesso tempo delicato. Ho preparato il risotto carnaroli al gorgonzola, unendo qualche fogliolina di cavoletto. Dopo averli cotti al vapore, ho adagiato i cavoletti su un piatto al centro del quale ho messo il risotto. Non ho aggiunto altri formaggi, nè burro, nè brodo. Un risotto semplice, fatto con l’acqua di cottura dei cavoletti e gorgonzola. Infine ho completato il piatto con qualche fetta di mela golden
Ero ispirata, sapevo che avrebbe funzionato.


In questo piatto i contrasti gustativi e olfattivi restituiscono equilibrio al gusto. Il sapore intenso del gorgonzola e il dolce aroma della croccante golden si abbracciano in un quadro soft e delicato, accentuato a livello visivo dai cromatismi freddi bianco-verde. Il leggero tocco dorato della mela ammorbidisce i toni risaldando la mantecatura del riso e regalando freschezza al piatto.
Morale…
E’ possibile cogliere le differenze solo se accostate insieme. Sostanze qualitativamente opposte possono coesistere nello stesso piatto  e  dare origine a un qualcosa di orginale e veramente buono. Ci vuole tanto amore. Che sia immediato o che nasca con il tempo l’amore è l’ingrediente primario. Senza l’amore non riuscirei a sentire il sapore di un piatto ancor prima di preparalo, non ci sarebbe nessuna storia, nè il bisogno di raccontarla.

Keep calm, CURRY on and Rock the Roll!

Unconventional piadina 
Oggi mi sono svegliata con uno strano senso di stanchezza interiore. Sarà per i ritmi intensi di queste giornate…faccio sempre più fatica a trovare una  fetta di tempo per me stessa. Sarà forse per il tempo, mi reputo metereopatica al 70%. Oggi a Roma sembra essere arrivata di colpo la primavera. E’ tutto così mutevole. La giornata è iniziata con una bella dose di sana nostalgia. La mia mente è andata a Bologna, ho ripassato velocemente i miei anni vissuti in questa città, ho ripercorso quelle strade sotto ai portici familiari che impediscono la vista di un pezzo di cielo. Sono entrata per un momento alla piadineria in viale Silvani, “La Tua Piadina“, l’unico posto in città che vale più di tutte le migliori pizzerie emiliano-romagnole. Poi la vista del barattolo di curry nella dispensa mi ha portato in via Petroni, la zona multiculturale e universitaria  della città, e forse per questo la più viva. 
Ho messo insieme tutto questo e ne ho fatto un piatto. 
                                                                     
Ho preparato il pollo al curry con lo yogurt greco, poi ho affettato dei funghi e li ho fatti cuocere al vapore. Non ho aggiunto altri aromi. Solo curry, due abbondanti cucchiaiate. Ho messo in padella una piadina all’olio d’oliva, di quelle morbide che si possono arrotolare facilmente. L’ho tolta dal fuoco appena ha raggiunto la croccantezza desiderata. Infine, l’ho sistemata su un piatto ampio, ho adagiato sopra il pollo, i funghi e qualche fiocco di yogurt greco. 
E’ saltata fuori una prelibatezza, sia per la vista che per il palato. L’aroma del curry e il suo colore mi hanno dato nuova energia e vigore, prima ancora che assaggiassi il piatto. Ho deciso di accompagnare il pollo con un contorno di funghi per ammorbidire i toni forti della carne. Hanno creato un bell’effetto anche sul piano cromatico, posizionandosi a metà tra i toni della piadina e del pollo. I fiocchi di yogurt, invece, hanno amalgamato i sapori grazie al loro sapore un po’ acidulo, mettendo insieme le varie parti una volta chiuso il rotolo.  Inoltre, hanno donato una sensazione di leggera freschezza al palato, una volta addentato un boccone. 
E’ stata una delle esperienze gustative più gratificanti tra quelle fatte sinora. Anche perchè si tratta di un prodotto esclusivo della mia mente e delle mie mani, in seguito all’elaborazione di un’immagine creata dai ricordi, dalle sensazioni.


A fine pasto ho ritrovato subito  il mio equilibrio. E riscopro sempre più, grazie a questo percorso intrapreso, che grazie al cibo riesco ad addomesticare il metabolismo dei miei moti interiori. In qualche modo, cerco di trasferirli all’esterno, attribuendogli forme e significati tangibili, visivi come delle metafore foodiane. Poi, una volta analizzati, rielaborati e ricomposti li rimetto dentro, mangiandoli. E’ come se si trattasse di un processo di scomposizione e rielaborazione del materiale psichico. Le cose vanno viste da punti di vista diversi per essere comprese. Io ho scelto questo modo. L’unico che mi fa accettare la mutevolezza come una specie di imperativo sovrano. Grazie a essa la ripetizione quotidiana di ogni singolo pasto acquista un senso nuovo. Senza questa sacra magia tutto sarebbe ripetizione, grigiore. E il mondo tristemente insapore.
 



After the Snow: HUNGRY!

Stamattina sono uscita presto di casa.Troppa voglia di mettere la mia reflex là, in mezzo alla neve. Roma era uno spettacolo, avvolta da un silenzio inconsueto. Ho scattato fino a che la batteria della Canon non m’ha abbandonata. Dopodiché sono tornata a casa, affamata. Avevo proprio voglia di un gran piatto, magari un primo sostanzioso e tanto buono. L’inverno viene un po’ associato alla frutta secca e a cibi caldi. In genere non faccio distinzioni particolari tra cibi estivi e cibi autunnali-primaverili, però devo dire che oggi – sarà stato per il freddo- mi sono lanciata nella preparazione di un piatto totalmente invernale. 

I soggetti che hanno reso possibile la preparazione di questa delizia hanno un carattere particolare. Voglio iniziare dalle noci. Si tratta di un frutto fondamentale per la salute, ricchissimo di omega-3 e omega-6, i grassi che fanno bene. In genere il suo utilizzo in cucina si lega alla preparazione di creme; c’è chi la trita finemente per destinarla alla preparazione di salse.  Io preferisco ridurla a pezzettini con un cucchiaio di legno e spolverizzarla direttamente sul piatto. Voglio sentire le noci sotto ai denti, voglio un sapore che si formi mentre sto mangiando. Inoltre, le noci perdono gran parte delle loro proprietà nutritive durante la cottura, quindi perchè farci del male cucinandole perdendoci così quanto di buono possano darci? 🙂 
Le noci contengono tanto acido folico – o vitamina B9 – e vitamina E, proprio come i broccoli che ho utilizzato per questo piatto. Insieme formano un mix di pura vita, questa è una vera e propria ricetta di bellezza. http://glossario.tuttovitamine.it/vitamina-b9-acido-folico.html
Stessa cosa per i broccoli: i miei non li faccio spappolare. Li ho tagliati a pezzettoni e cotti al vapore. Intanto ho fatto rosolate la salvia in un filo d’olio, poi ho scolato i broccoletti e li ho mescolati per bene alla salvia. L’accoppiata broccoli-salvia genera un aroma unico. In genere la salvia viene utilizzata da sola perchè ha un aroma talmente forte da annulare quello degli altri cibi cui viene abbinata. Nel mio caso, ha migliorato l’odore post-cottura dei broccoli, amalgamandolo con il proprio. Ho scelto dei fusilloni napoletani, belli grossi anch’essi. Dopo averli scolati ben al dente, li ho fatti cuocere per un minuto in padella con i broccoli e la salvia, intanto che aggiungevo un po’ di gherigli. A piatto ultimato, un attimo prima di spostare il tutto nel piatto, ho aggiunto un cucchiaio di panna da cucina, giusto per ammorbidire il tutto e creare una velatura soffice.


Prima di mettermi a tavola, giusto una spolverata di gherigli come fosse parmigiano. Ed ecco il piatto pronto. Questo è proprio un primo “al dente”, che deve prima passare sotto ai denti, poi al palato. Per quanto riguarda i colori, c’è perfetta armonia, fanno molto Autumn-Winter, rimanda molto a immagini di bosco e parchi. E’ un piatto “rilassante”, fatto da toni cromatici crescenti. Il verde scuro dei broccoli e l’ocra delle noci vengono uniti dal cucchiaio di panna, quel  soffice candor che nell’amalgamarli insieme li addolcisce nei colori e nei sapori.E in qualche modo è un omaggio che faccio alla neve che se ne sta, zitta zitta e immobile, là fuori.

 

Vegetable carbonara: the greener the better!

HOW TO MAKE THE PERFECT CARBONARA

Ta-dan! La carbonara di verdure è bella e servita.
Io ne racconterò la storia.
Questo piatto brilla di luce propria. E’ un perfetto mix cromatico di genuinità, realizzato con due tipi di verdure speciali: zucchina e radicchio. Probabilmente ho scelto di utilizzare queste due verdure perchè i miei sensi le prediligono rispetto alle altre. Amo gli ortaggi di colore verde, così come il sapore amarognolo del radicchio crudo che, grazie al suo intenso rosso variegato va a nozze con il verde complementare delle zucchine. E non è poco. I colori sono importanti. I più grandi impressionisti, tra cui Monet, devono la loro fama ai giochi cromatici presenti nei loro dipinti. Utilizzando i colori complementari viene esaltata la dimensione luminosa che conferisce alla composizione maggiore intensità visiva. Nel caso della mia carbonara, l’accostamento cromatico verde-giallo-rosso ha compensato la scarsa luce della stanza e ha conferito intensità alle immagini. E intanto che ogni colore viene immancabilmente influenzato da quello vicino,  il sapore dolce delle zucchine si mischia al gusto croccante del radicchio crudo, creando un gusto armonioso per il palato.
Se è vero che noi siamo quello che mangiamo allora dovremmo cercare di consumare radicchio e zucchine quanto più possibile per l’elevata quantità di vitamine e nutrienti contenuti in queste verdure. La zucchina, comunemente nota per la sua versatilità in cucina, è ricchissima d’acqua.
L’alta digeribilità, proprietà antiossidanti e disintossicanti ne fanno un elisir di bellezza. http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Zucchine. A questo si aggiungono le proprietà depurative del radicchio, verdura anch’essa ipocalorica. http://www.yourself.it/le-proprieta-nutritive-del-radicchio/.
E come in ogni carbonara che si rispetti non devono mancare le uova, anche in questa mia le uova rappresentano un ingrediente strategico per dar gusto, amalgamare i sapori e dar colore al piatto. Ho utilizzato due uova speciali, direttamente provenienti dal pollaio di una mia amica. E per ultimo – non meno importante degli altri – la pasta: mezze penne  che, grazie alla superficie rigata  permettono un’aderenza maggiore del sugo e conferiscono corposità al piatto. Ho voluto dare una forma piuttosto simile ai vari elementi, per cui ho tagliato le zucchine e le foglie di radicchio in modo da non essere nè troppo grandi nè troppo piccoli, così  da facilitare l’afforchettamento collettivo dei vari pezzettoni, pasta compresa.
Una spolverata di parmigiano in superficie e una spruzzata di peperoncino hanno completato il piatto conferendogli un’aspetto quasi da gourmet. Tocco di classe: usare un tovagliolone del Primark con su scritto “Keep calm and get cooking” come base su cui poggiare il piatto.
E allora vidi che la carbonara di verdure era cosa buona e giusta. Poi arrivò anche la piena approvazione della mia amica (quella delle uova).