1.2.3 #Foodstories torinesi

Riapro un capitolo di vita di Foodianesimo dopo mesi di assenza. Chi mi conosce sa che una delle cose che faccio più spesso è spostarmi, cambiare città, vivere in posti diversi e viaggiare per vivere. Vivere è anche mangiare e fare esperienze foodiane, come quando sono stata in Cina e ve ne ho raccontato, oppure in Polonia, parentesi importante della mia vita. Ecco, raccontarvi della Polonia è stato fare un viaggio nei sapori e nei gusti di una cultura diversa, a suo modo calda, a suo modo buona.

Capitolo chiuso se ne apre un altro in quel di Torino. Vivo qui da maggio, facendo un altro lavoro, frequentando nuova gente, mangiando nuove cose. La città mi sta piacendo moltissimo, mi ha accolta nel migliore dei modi e mi sta dando tanto. Vorrei quindi condividere con voi quest’altro capitolo della mia vita con una piacevole incursione in alcuni luoghi cari che mi hanno dato calore e buon cibo. Vi mostrerò tre piatti di tre posti diversi per invitarvi a scoprirli piano, intanto che prossimamente vi parlerò di altro.

Sto andando in avanscoperta, la città mi attira a sé e mi invita a entrare nei suoi angoli perché vuole offrirmi un momento, vuole servirmi qualcosa e mostrarmi il lato di sé che più amo. Così facendo, scopro una Torino dal fascino antico che ha fatto suoi i concetti della semplicità e della riscoperta dei sapori genuini rivisitando i piatti della cucina tipica in chiave moderna, adattando alcuni concetti della cucina globale ai suoi angoli di vita unici e tipici, che solo qui esistono, in questo spazio di mondo.

  1. Lo Stonnato

Ristorantino in via Baretti, al centro della movida di San Salvario, quartiere in cui vivo. Qui ho cenato per la prima volta non appena arrivata a Torino e dai allora è tappa fissa. Il locale è accogliente e ben curato nei dettagli, a partire dal lettering che personalmente amo moltissimo. Il menù è minima, principalmente a base di pesce, ma scegliere tra le diverse “pizze al tegamino” è un’impresa. La prima volta provo la tanto osannata burrata: pizza al tegamino con pomodoro, basilico e burrata al centro. Ottima. Impossibile da finire se non condivisa. Ve ne condivido qui un pezzo:

Tra i vari piatti che ho avuto modo di provare (tartare di pesce, fritto misto e secondi) il più buono per me è la chitarra alla sarde con burrata e pan grattato.

Piatto 🔝 #foodlove

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2. Teapot Tisaneria

Ho scoperto questo posto per caso, perché si trova esattamente nella mia stessa via, perché è molto carino e perché c’è sempre tanta gente. Qui ho avuto modo di fare brunch una domenica mattina, sorseggiando un caffé americano. Atmosfera rilassata, arredi vintage e tavolini in legno invitano a prendersi una parentesi per sé nel weekend. Cibi biologici e green.

Non facciamoci mancare niente. #brunch @katiapiccinelli

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3.Tre galli

Uno dei posti più buoni in cui abbia mai mangiato, al centro del quadrilatero torinese, offre un menù vario che stuzzica il palato, dall’antipasto al dolce. In realtà si tratta anche di un’ottima vineria, scelta dai più per un aperitivo post lavoro o una pausa pomeridiana intanto che si passeggia per il centro della città. Consiglio vivamente l’hamburger, servito con deliziose patate al cartoccio.

 

Lascio chiunque di voi libero di condividere qui le sue storie invitandomi a visitare nuovi posti a Torino in cui ci sia poesia, ma anche arte, vino e cibo buono.

Alla prossima!

Foodiana

 

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Foodianesimo all’estero ~ da Wro with Lo.

(ossia, da Wroclaw with Love)

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Anzitutto chiedo scusa a tutti i lettori, pochi ma buoni, di Foodianesimo. Scusate l’assenza, diciamo che sono stata presa da altro. Ok, bruttissima frase, come se del mio blog non me ne fregasse niente. Ma ho sempre detto che non sono una foodblogger, ma una storyteller di nome Foodiana. Ok, non me ne esco bene neanche questa volta. La faccio breve: amici e amiche virtuali e non, ho lasciato l’Italia per un’altra avventura. Chi mi conosce bene dirà: nulla di nuovo, tu parti sempre. Beh, è un po’ così e stavolta non a breve termine.

Ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita. Cambio citta’, cambio lavoro, cambio marca del latte, cambio cinema, cambio tram e forse anche la lingua. Per quanto io ami l’italiano, le occasioni di parlarlo qui a Breslavia sono poche. Diciamo che si tratta di dover fare un gran salto e adattarsi. Nuovamente. Perché io queste cose le so. Io ho sempre voluto cambiare, lasciare il posto dove stavo e andare da qualche altra parte. Lo stress del cambiamento, il volermi misurare con situazioni non facilissime proprio, stare lontana da quel che amo tanto mi fa bene. Ho deciso di fare questo grande passo da sola, con la forza di volonta’ e un pizzico di fortuna. In altre parole, se volessi riassumere il tutto in un grafico, eccolo:

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Fare un trasferimento cosi grande, lasciare Roma, lasciare casa, la Sicilia, il mare, il cane, i genitori e gli amici importanti, i miei paesaggi, non e’ stato facile. E per quanti spostamenti io abbia fatto, un conto e’ lasciare Milano per Roma, un altro lasciare l’Italia per la Polonia. Lasciare la mia Comfort zone per andare in quella zona dove tutto e’ possibile, dove l’inaspettato ha luogo e il successo e’ dietro l’angolo. Lo so, non e’ facile. Tutto questo richiede adattamento, pazienza, momenti di varia natura e passaggi vari. Cose, situazioni, persone, lavoro, sono tutti tasselli di questo puzzle. Abbandonare la comfort zone non e’ del tutto semplice. Non e’ “as easy as pie” per usare un’espressione inglese riferita al food, ecco. 🙂

Easy-as-pie4

Ma eccomi qui, a Wroclaw, in italiano Breslavia. Citta’ polacca, tedesca fino al 1945. E qui mi aspetto grandi cose, soprattutto da me. Non voglio anticiparvi niente, voglio solo che le mie prime impressioni sul luogo in cui mi trovo si espandano e mi permettono di potervi parlare meglio di questo viaggio, di me, della vita di un espatriato in Polonia. E non mancheranno occasioni di parlavi tramite il food, specchio culturale di quello che siamo. Ecco, ad esempio l’altro giorno ho conosciuto questi, i pierogi. Sarebbero degli gnocchi al forno ripieni di qualsiasi cosa e serviti con delle salse. Per quanto riguarda i ripieni, devo ancora iniziare a conoscerli. Beh, se indovinate qual e’ il ripieno di questi qui la prossima volta che venite a trovarmi vi offro una cena in stile polacco!

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It’s snowing! So, I’m gonna cook burgers…

E’ arrivata la neve a Roma. Agenzie, testate, tv e social network comunicano la notizia in maniera quasi ossessiva. E’ arrivato il gelo siberiano sul mediterraneo. Non nevica a Roma dal 1986: Snowpocalyps now. Onestamente, speravo non succedesse. Non per una qualche specie di repulsione nei confronti del lieve suo candor, quanto piuttosto per il fatto che neve in città = casino in gran quantità.  Alla neve, però, devo l’ispirazione di oggi a pranzo: doppio hamburger con contorno di spinaci e pomodorini.  So coloured, so tasty. Un piatto molto veloce e squisito, oltre che profumato e bello alla vista. Si tratta di un pasto completo, che apporta tutti i principali nutrienti all’organismo. Le proteine della carne, i mattoni delle cellule, hanno un gran potere saziante. L’abbinamento di un contorno di pomodorini e spinaci ricchi di vitamina C, permette l’assorbimento del ferro e facilita la digestione delle proteine stesse. http://www.albanesi.it/Alimentazione/vitaminaCacidoascorbico.htm
Preparare questo piatto è davvero semplice. Basta far cuocere a fiamma alta gli hamburgers in una padella antiaderente, lessare gli spinaci, farvi poi ammorbidire della cipolla a pezzettini, e intanto che l’odore della carne si espande nell’aria, affettare i pomodorini freschi e due fette di limone. Mettere il tutto su un bel piatto largo, in modo che i singoli elementi possano “respirare”, non costretti ad ammassarsi l’uno sull’altro. Personalmente, amo i pomodorini freschi belli freddi, non troppo maturi, nè acerbi. Rossi e croccanti al punto giusto. Il mio palato adora sentire i contrasti, il sapore vero degli alimenti. Per questo, spesso, evito condimenti pesanti o elaborati. Posso arrivare a farne proprio a meno, come in questo caso.  Sono per le cose semplici in cucina.
Spinaci caldi e carne fumante incontrano la freschezza acida del limone e quella dolce dei pomodorini. Ciascun elemento ha una propria identità forte e ben distinta. Nel sapore, nel colore e nella consistenza/corposità. Questo pranzo è stata un’esperienza papillo-gustativa eccezionale. Non un filo d’olio, solo sapori veri. Tutto questo grazie al bianco. Let it snow, let it snow! Ancora una volta torna sulla mia tavola la teoria dei colori complementari, non posso sottrarmene, è più forte di me. Il bianco, e quel senso di espansione dello spazio che comunica, oggi ha fatto entrare una bella luce in cucina, rendendo più trasparente e luminoso il cromatismo dei pigmenti. Le foto, stavolta, sono decisamente più belle. Sono riuscita a catturare in maniera accettabile la luce. E infine, dulcis in fundo, non poteva mancare una foto alla finestra.
In realtà avrei voluto solo offrirne un po’ a tutti.