Dublinesimi ~ Di irish food, ma soprattutto di breakfast.

Diario di viaggio del weekend scorso. Tre giorni intensi, e immaginavo sarebbero stati così. In realtà quel che avevo rimosso era l’atmosfera dublinese, il ritmo, la vita che ti trascina. Devo essere sincera, me n’ero dimenticata. Dublino per certi aspetti sempra uno di quei set cinematografici americani, solo che al posto dei grattacieli ci sono case in stile irish o inglese, una attaccatta all’altra che trasudano umidità e che le danno il fascino di una moderna Gotham City stile liberty. Adoro il mix di colori e odori che si respira. Il fast food americano aperto 24h su 24h e accanto il teatro dell’Opera che ha di fronte il ristorante italiano super posh. Dublino è questo, tutto compresso, tutto uno attaccato all’altro.

Visto che venerdì ho lavorato e la stanchezza ha solo permesso di farmi una pinta di Guinness e un’altra mezza con i colleghi, ho speso l’intera giornata di Sabato e la mattinata di Domenica a girovaghare in cerca di esperienze foodiane e non. Vi lascio, quindi con alcune immagini e alcuni suggerimenti, sperando di darvi qualche spunto per le vostre prossime vacanze.

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La mia esperienza foodiana, la prima, non poteva di certo non iniziare con la colazione. Faccio un giro per il centro di Dublino, upper side. È presto, alle 10 del mattino di sabato c’è in giro poca gente. Meglio. Posso godermi di più la città, e il tempo, visto che c’era un bel cielo azzurro, cosa rara a Dublino e infatti venne a piovere dopo qualche ora. Girando per le vie e ammirando i quartieri, le case, i locali che iniziavano a riprendere vita, osservo un posto che si chiama  The Bakery.

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Si tratta di una delle nostri comuni fornerie o panetterie, quelle che qui si chiamano Piekarnia. Pero’ The Bakery, oltre a servire pane tipico irlandese in stile pan bauletto Mulino bianco, serve un sacco di prodotti da forno tra cui muffin dolci e salati, cornettazzi di vari tipi, torte salate grandi e piccole e molto altro. Osservo dai vetri fuori. C’è un irlandese a far colazione e una famiglia di 3 persone, irlandesi anche loro. Siccome adoro ascoltare le conversazioni in un’altra lingua quando sono all’estero, e siccome amo anche i posti tranquilli e “locali” dove far colazione, decido di entrare e prendo un muffin al cioccolato e un cappuccino short, che in realtà è il doppio grande rispetto ai nostri italiani.

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Con soli 4 euro (prezzi modici considerando di essere a Dublino, città tutto sommato cara secondo me) ho fatto una bella colazione, in una bakery locale, stile irlandese a metà tra un take away (che fa molto cibo di strada) e un luogo dove fermarsi a sorseggiare il proprio caffè. Tra i pochi tavolini dentro e i forni visibili perchè nella stessa stanza, c’è il bancone, colorato d’ogni cosa. Goduria per gli occhi e per i passanti. La Bakery si chiama anche “Fresh”, come scritto nei vetri del bancone. Ed effettivamente si ha l’idea che il cibo sia fresco, perchè è un continuo infornare/sfornare. E si vede.

Quella mattina, passeggiando per le vie lì vicino, mi imbatto nel festival dello street food della domenica. Che gioia! Inizio prima a fare un giro per i banchi, mangiando con gli occhi quelle prelibatezze. Il bancone della carne accanto a quello dei formaggi tipici. Girando, un esplosione di colori: pies e cupcakes di tutti i tipi, da acquolina in bocca. I prezzi erano modici, ma avendo già fatto colazione decisi di non provare, mi sarei sentita troppo in colpa. Le olive, le confetture, il miele, e quei bellissimi scones (focacce, briosche, irlandesi) con la frutta dentro… È stato un bel termine di paragone, se penso ai nostri mercati locali in Italia o anche a quelli polacchi. Lo street food in realtà ha molte connotazioni negative perchè spesso associato a qualcosa di scarso valore, a poco prezzo e a discapito della qualità. In realtà, si presentavano produttori locali a promuovere la loro attività, e le robe erano profumatissime e fresche. Peccato solo non le abbia gustate.

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Restiamo in tema colazione, e quindi, quella di oggi. Non potevo non andare da Queen of Tarts, una delle migliori bakery a Dublino per colazione e brunch.

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Ero proprio curiosa, perchè le buone recensioni sul web vanno o confermate o smentite. Io la confermo. Avevo un aereo da prendere e siccome era presto per il brunch ho preso una “Granola”: frutta, muesli e yogurt accompagnati da succo fresco d’arancia e caffè americano (uno dei migliori provati finora). Buonissimo, che dire? C’è solo da provare. Siamo in una caffetteria vintage, stile country con i tavolini in legno invecchiato, tazze e fiori rosa. Il bancone dei dolci è pieno di leccornie e muffin giganti, torte da sogno e tutte quelle robe (attrezzi, teiere, scatole e confezioni) da boss delle torte o da film. Lo stile è quello della bakery inglese, il profumo delizioso, deliziose sono anche le commesse e la gente nel locale. Tutto è “mini”, persino il bagnetto, e gli spazi nel locale sono ridottissimi. L’atmosfera è cozy, il posto ideale dove passare i pomeriggi piovosi e le domeniche irlandesi. Starbucks è un’altra cosa, io preferisco la Regina delle torte, forse perchè c’è anche quella mano rosa e femminile, e si vede. Ho pagato 11 euro e ho promesso che avrei lasciato una recensione su Tripadvisor.

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Come vedete, sentirsi “a casa” e coccolati in un posto tranquillo con cibo fresco e di qualità, è possibile in una grande città come Dublino. Basta girare, osservare con i propri occhi che di esperienze ne hanno fatte, farsi ispirare e soprattutto lasciarsi consigliare! La rete è piena di consigli più o meno validi e non è detto debba essere il nostro migliore amico a consigliarci i posti in cui andare a mangiare per la prima volta e quelli dove spendere meglio i nostri soldi.

Idee per il brunch? O’Connells! Perchè sono tornata lì e ho preferito non provarne un altro? La mia seconda volta da OConnells è stata fare un salto alla prima, quando andai con Sabrina e Margherita. Allora presi una irish breakfast mini con 2 sausages, bacon, uova e 2 fette di pane. Ripresi la stessa, l’ultima volta. In realtà si è trattato di un brunch. Pioveva, faceva freddo, avevo bisogno del wi fi ed era ora di pranzo. Si tratta di un pub irlandese, maestoso, sala superiore, inferiore, odore forte di birra appena entri, poi ci fai il naso, odore di scrambled eggs e caffè. Quel posto mi è familiare, il personale è gentile e si sono fatti ricordare. Forse per un fatto più legato alle mie amicizie e ai miei ricordi che alla qualità del cibo. Servono anche la full irish brekfast con funghi e fagioli. Per i più temerari e per gli stomaci forti al mattino e sempre.

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Detto questo, spero di avervi lasciato buoni spunti e qualche motivo per andare a Dublino, e provare i piaceri del food irlandese, anche per un weekend soltanto.

Ah, scusate se la qualità delle foto non è delle migliori. Giravo con il mio iPhone che è sempre un ottimo compagno di viaggio devo dire. Ho dimenticato a casa la mia nuova Samsung, mi farò perdonare portandola con me nella prossima storia.

La vostra, food storyteller, Foodiana.

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Il Cielo d’Irlanda ~ parte 2

Amici,

domani sarò a Dublino per lavoro. Parto giovedì, torno domenica a Wroclaw. Considerato che venerdì sarò tutto il giorno impegnata in ufficio, l’unica giornata piena per godermi la città (che già conosco) e regalarvi qualche spunto culinario e non è sabato.

Intanto, vi lascio con un post su Dublino che risale a Febbraio di quest’anno.

Allora, scrivevo così

Dublino è una città rilassata e rilassante. Fortunatamente ho trovato un bel sole ad accogliermi, quindi inizio subito col dire che il tempo non ha fatto schifo. Voglio sfatare il luogo comune che vede dubliners e non girovagare con l’ombrello. Io non l’ho aperto per 2 giorni consecutivi.

Perché rilassata? La gente. Ommioddio, la gente! I dubliners sono friendly. Stop. Aperti a nuove conoscenze, aperte al diverso, aperti al viaggio e sempre presi bene. Sarà la birra? Sarà perché lì si vive veramente bene? Sarà perché sono abituata a vedere italiani incazzosi o perché soltanto vivo in un Paese il più delle volte incazzoso e restio ad accettare la diversità? Sarà un po’ per tutto questo.

Perché rilassante? A Dublino ti viene voglia di camminare, spesso in mezzo alla strada. Metterti lì in mezzo, seguire il flusso, il va e vieni di chi intona qualche inno gaelico, dei turisti che si confondono egregiamente con gli irlandesi. Insomma, a Dublino esci e cammini. Lo fai senza dover per forza prendere un autobus o uno di quei taxi americanissimi che vanno in giro con i led gialli. Girare a piedi, oltre che low cost, è il modo migliore per godere della splendida vista e conoscere la città. Che è verde, raccolta, gioviale, accogliente e bella.

Mi sono innamorata di Dublino. Si vede? E non potrebbe essere altrimenti. La città è il luogo perfetto per un weekend breve ma intenso.

Vi lasciavo anche con una gallery fotografica che potete vedere qui: “Il cielo d’Irlanda ma anche la gente, la guinness, il food.”

A febbraio ero piena di sogni, in particolare ne avevo uno che ho già realizzato. Adesso mi ci trovo dentro e giorno dopo giorno apprezzo la meraviglia che ho tra le mani e il fatto di vivere all’estero. Non posso chiedere di meglio al momento, per cui questi ultimi 2 mesi dell’anno non saranno pretenziosi. Rifletterò, piuttosto, su quel che mi serve per completarmi come persona, prima di fare un passo ancora più lungo. Adesso mi sento più completa rispetto a un anno fa e libera. Di viaggiare, di raccontare, di sentire addosso a me la gioia, il buio, il dolore, l’amore e vivere tutto questo sulla mia pelle, a random.

Ci sentiamo nel weekend. Felice di leggervi, felice d’esser letta.

Foodiana

3 piatti, 2 città, 1 stagione: come vi servivo l’inverno prima

Il senso di un blog è anche quello di fare un discorso che riprende i temi passati e li ripropone. Oggi voglio proporvi alcuni piatti, 3 primi piattiche ho preparato durante gli inverni passati vivendo tra Roma e Milano. Sfogliando queste pagine ho fatto un salto indietro nel tempo. È sempre piacevole tornare indietro rivivendo anche per un attimo tutte le emozioni di quella giornata. Ho impresse come fotografie tutti i momenti del mio vivere lì. Le mie avventure, gli amici ritrovati e quelli che non se ne sono mai andati. Durante il periodo romano ho conosciuto quelli che ora sono i miei migliori amici. Sono ritornata a Roma dopo una pausa di un anno a Milano, una delle parentesi migliori della mia vita. Viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, conoscere culture paesane diverse, passeggiare un po’ per il Duomo, un po’ per i Fori imperiali, mi è servito ad arricchire il mio bagaglio interiore. La mia fonte di ispirazione è sempre viva, c’è sempre stata e non è mai andata.

Ogni tanto ho nostalgia, ma fa parte del gioco. Adoro le mie città, quello che mi hanno regalato, e ciò che sono adesso per me. Adoro com’ero in quei giorni lì, adoro vedere che sono cambiata. Faccio una carrellata lungo la strada dei miei cambiamenti e vi servo i miei piatti, quelli che ho preparato tempo fa’, quando faceva freddo, quando vivevo con persone diverse, quando il mio blog non aveva fissa dimora e spesso ho passato lunghi periodi senza scrivere nulla.

Quelle che trovate qui sono ricette complete. C’è molta fantasia anche, improvvisazione e poesia. Tre ricette. Temi comune: verde, carboidrati, creatività e sentimen ti. Vi servo tutto questo sul piatto, fatene buon uso.

Fusilli Broccoli e Noci

After the Snow: HUNGRY!Piatto romano dell’inverno 2012. Quell’anno a Roma nevicò e le rovine romane avevano un fascino particolare, indimenticabile. Tornai a casa dopo una passaggiata in centro a fotografare con la mia Reflex. Dopo aver fatto una bella spesa in uno dei tanto amati supermercati italiani, preparai questo piatto.

….Ho tagliato i broccoli verdi a pezzettoni e li ho cotti al vapore. Intanto ho fatto rosolate la salvia in un filo d’olio, poi ho scolato i broccoletti e li ho mescolati per bene alla salvia. L’accoppiata broccoli-salvia genera un aroma unico. In genere la salvia viene utilizzata da sola perchè ha un aroma talmente forte da annulare quello degli altri cibi cui viene abbinata. Nel mio caso, ha migliorato l’odore post-cottura dei broccoli, amalgamandolo con il proprio. Ho scelto dei fusilloni napoletani, belli grossi anch’essi. Dopo averli scolati ben al dente, li ho fatti cuocere per un minuto in padella con i broccoli e la salvia, intanto che aggiungevo un po’ di gherigli. A piatto ultimato, un attimo prima di spostare il tutto nel piatto, ho aggiunto un cucchiaio di panna da cucina, giusto per ammorbidire il tutto e creare una velatura soffice.”

Risotto al gorgonzola con cavoletti di bruxelles e mele

Love at first taste.

C’è molta poesia in questo post del marzo 2012. Raccontavo una favola, la storia del gorgonzola, personaggio intenso e dal carattere umido. Così lo definivo. C’erano poi i cavoletti, verdure carine da vedere nella loro rotondità, ma che ho snobbato per quasi 20 anni. Li ho messi insieme, ne ho fatto un piatto poetico.

Ho preparato il risotto carnaroli al gorgonzola, unendo qualche fogliolina di cavoletto. Dopo averli cotti al vapore, ho adagiato i cavoletti su un piatto al centro del quale ho messo il risotto. Non ho aggiunto altri formaggi, nè burro, nè brodo. Un risotto semplice, fatto con l’acqua di cottura dei cavoletti e il gorgonzola. Infine ho completato il piatto con qualche fetta di mela golden. In questo piatto i contrasti gustativi e olfattivi restituiscono equilibrio al gusto. Il sapore intenso del gorgonzola e il dolce aroma della croccante golden si abbracciano in un quadro soft e delicato, accentuato a livello visivo dai cromatismi freddi bianco-verde. Il leggero tocco dorato della mela ammorbidisce i toni risaldando la mantecatura del riso e regalando freschezza al piatto.
Se volete leggere la morale finale, andate dritti al post.
gnocchi
Piatto milanese. I miei gnocchi grandi, rustici, buoni. Non li ho più rifatti da allora, non chiedetemi perchè. Adoro questo post e vi consiglio di leggero direttamente dalla pagina dell’1 novembre 2012. Sono passati 2 anni da allora, ho forse perso un po’ di poesia nella preparazione dei miei piatti mi sa.
Gli gnocchi sono semplicissimi da realizzare e richiedono un rapporto molto “tattile” con il cibo. Tutto inizia dall’impasto. Non c’è una regola unica, si tratta di un momento personale e intimo. Ho aggiunto farina, uovo, spinaci, noce moscata e sale. Ho rigirato il composto con l’aiuto della forchetta. Deve essere di densità media, abbastanza morbido ed elestico. La cosa bella da vedere, sotto agli occhi, è assistere al cambiamento della sostanza, la pasta che prende forma. E, successivamente, altro spettacolo: la trasformazione in seguito all’incontro col bollore dell’acqua salata.
I consigli finali erano questi

Gustare da soli o in compagnia e farlo molto, molto lentamente. Perchè si conservi il ricordo, infatti, è necessario allungare il più a lungo possibile i secondi che viviamo. Altrimenti tutto sfugge, si perde il valore del gusto e non si assaporano le sensazioni.

 Il cibo regala pura poesia a chi vuole ascoltare.

Buon viaggio amici.

Off to Łódź!

Every failure made me more confident. Because I wanted even know to achieve as revenge. To show that I could.

Polański.

Il weekend scorso è stato un altro weekend all’insegna dei viaggi. La meta in questione è stata Łódź (“Wootch”) una delle città polacche più grandi in termini di popolazione. Sono andata con alcuni amici in occasione del festival del design che ha avuto luogo a Off Piotrkowska, una delle zone più importanti della città che prende il nome da una via, quella principale e l’unica. Ebbene sì, la città ha una sola arteria principale, la via Piotrkowska, il luogo della “movida”, dello shopping, del buon cibo polacco con un’infarinatura internazionale e sede di bei palazzi. La via in questione, oltre a essere il centro cittadino, il fulcro vitale della città, è una specie di museo open air. Passeggiando, è facile incontrare statue a misura d’uomo raffiguranti i personaggi famosi del luogo. C’è anche una particolarissima walk of fame stile hollywodiano. A ogni stella corrisponde un attore/regista/artista nato lì. Pochi sapranno che la città è uno dei centri culturali più attivi della Polonia, specie per il settore dell’industria cinematografica. Chi sa ad esempio che Polanski era originario di Łódź? Molti di voi avranno visto il Pianista, film che ha vinto la palma d’oro a Cannes nel 2002. Il film è relativo al periodo dell’invasione delle truppe tedesche in Polonia, ma di questo ve ne parlerò in uno dei prossimi post, quello dedicato alla Colazione per Cinefili. Beh, ritornando al discorso, molti artisti che vi hanno preso parte come attori, diretti dallo stesso Polański provengono dalla scuola di cinema e teatro più famosa della Polonia, con sede a Łódź.

Resto in tema film e ve ne racconto un’altra. Quanti di voi sono appassionati di David Lynch? Tanti. Quanti hanno visto Inland Empire? Pochi, ma gli appassionati di Lynch l’avranno visto sicuro. Ebbene, il film è stato girato a Łódź. L’avrò visto 2/3 volte incosciente del fatto che fosse stato girato in una città polacca. Probabilmente se non fossi venuta qui non l’avrei mai saputo, e questo dettaglio sarebbe passato nel limbo della mia esistenza. Per fortuna sono i dettagli che cogliamo a far la differenza, come l’aggiunta di un aroma piuttosto che un altro ai piatti che prepariamo.

Questo per dirvi che Łódź è come una perla all’interno di questo gran Paese che è la Polonia. Il respiro moderno è ampio, lo slancio verso il futuro c’è ed è un’ondata positiva, a mille. Nonostante sia figlia del comunismo e la Polonia ne porti impresse le tracce, il Paese è vivo e attrae investitori e chi ha voglia di scollarsi di dosso il vecchiume che impedisce di guardare con positività al futuro. Tutto questo è vero ed è sotto ai miei occhi, ogni giorno.

Tornando a Łódź, dopo le mie parole, vorrei lasciarvi con questa gallery fotografica per farvi assaggiare quell’atmosfera e farvi sentire il profumo di una cultura alternativa, protesa verso l’innovazione e un senso di umanità vera che come un filo invisibile ci lega qui, polacchi, expats, ebrei, tedeschi e tutte le anime, le milioni di anime che qui hanno scelto di vivere.

(l’album completo qui)

E cos’altro dirvi se non parlarvi del Manekin, il locale che ci ha accolto in 2 giorni una volta a pranzo e una volta a colazione. Mi sono innamorata di questo posto in Polonia.

Screen Shot 2014-10-22 at 9.48.40 PMCome dice la parola stessa, il locale si caratterizza per la presenza di un manichino di donna, seduta sulla panca, ad aspettare. Che significato abbia francamente non lo so. Posso dire con certezza però che lì si mangia benissimo, si mangia polacco, a prezzi molto bassi. Basicamente la pientanza per eccellenza è la crêpe salata o dolce, servita in forma quadrata e condita nei modi più diversi. Qui un’immagine della crêpe dolce con crema al mascarpone e frutti di bosco. La porzione è addirittura troppa per una persona, da dividere.

crepPresi anche una zuppa, la zurek, quella tipica polacca. Purtroppo non ne ho una foto, quindi vi lascio con la crêpe e vi auguro una dolce serata. Ci saranno nuovi appuntamenti, e vi racconterò altre storie che avranno sempre le persone e le immagini dei luoghi che vivo come tema, e sempre il cibo a far da contorno a questo bellissimo mosaico emozionante che è la mia vita adesso.

Foodiana

Polandesimi (e tutto quello che a breve arriverà nel vostro feed).

Ed eccomi qui. Dopo mesi di latitanza torno a scrivere sul mio blog. Sono stata cattivissima, non si lascia casa per lungo tempo senza dire niente. Un po’ è quel che ho fatto. Ma chi mi conosce sa che ogni tanto ho bisogno di prendermi un pausa, per una serie di motivi. Chi non mi conosce sarà d’accordo con me. I motivi ci sono sempre, sono sempre validi e sono personali. La pausa che ho preso in realtà è stato un break generale, non solo dal mio blog. Generale e necessario. Avevo bisogno di ritornare a me stessa, detto in poche parole. Non mi dilungherò su questo tema, nè voglio giustificare la mia assenza. Ho fatto questa intro giusto per condividere con voi qualcosa di veramente importante che è successo nella mia vita. Adesso sono tornata ed eccomi qui.

Torno con un nuovo tema, nuovo layout dallo stile semplice che aspira al purismo grafico. Nuovo logo, nuova immagine ispiratrice, ‘a mozzarella.

Torniamo a noi. Come ho fatto a dirvi così poco della Polonia finora? Ogni volta che faccio qualche passo, assaggio un nuovo sapore, osservo tutto un nuovo mondo che mi circonda, penso sempre che ne devo scrivere. Vorrei potervi dare una breve e insensa visuale, o meglio, darvi modo di trasferirvi i miei sensi per farvi vivere sulla pelle tutto quel che vedo, sento, tocco e mi emoziona qui.

Il senso di questo blog è anche questo. Da food storyteller sono un po’ diventata la traveler storyteller, visto che non ho fatto altro che spostarmi da una parte all’altra per l’Italia e oltre. I miei racconti non seguono tanto un filo logico, una sequenza narrativa ben precisa – se così si può dire. Scrivo di getto, come fosse un diario. Così deve essere. Perdonerete, quindi, gli errori vari e apprezzerete il senso della lettura di chi si immedesima nello scrittore che butta tutto quel che ha dentro lì, sul piatto, e ve lo serve. Non vanno in stampa queste pagine, non c’è un editore. Ci sono solo buone forchette e appassionati di viaggi a leggere.

Giusto per farvi entrare nell’ottica di quel che dicevo, e per farvi calare nelle mie sensazioni mattutine, condivido subito un’istantanea, che altro non è se non la vista dalla mia camera a Wroclaw.

Camera con vista
Camera con vista

Oggi mi sono alzata presto, non per un motivo in particolare. Ho tante cose per la testa, altrettante che vorrei farne, cibo e viaggi che vorrei raccontarvi.

Inizio col darvi un assaggio di quel che vi racconterò a breve. Ogni viaggio merita un capitolo a sè. Non posso raccontarvi nè di Poznaz, nè di Cracovia qui, nello stesso post. Non avrebbe senso, e rischierei di non lasciarvi niente di quelle che avrebbero potuto essere le mie intenzioni.
Per cui, vi dò un’anticipazione di quel che leggerete a breve su Foodianesimi.

Anche se la mia vita non segue tanto un filo logico, cerco almeno di restare a tema. Per cui, quel che vi servo adesso è una gallery di Food che potrete sfogliare intanto che fate colazione.

Spero sia una giornata stupenda per voi, ma in genere il venerdì va così.

Zuppa Polacca, la più buona finora provata. Accadde a PoznanCena fra colleghi al Food Art di Wroclaw. Una di quelle cose posh che ogni tanto ci stanno e ti fanno venir voglia di mangiare ancora. Da un'altra parte.Colazione a Poznan. Non accade così tutti i giorni.Con la mitica Cro al Kurna chata mangiando cibo polacco docTorta salata con zucca, feta e topping francese a Cracovia. Una delle cose migliori mai provate.Zuppa di zucca servita con semi in un fichissimo caffè letterario a Cracovia.Bagel con salmone e brie a Cracovia. Colazione salata, l'eccezione. foto 4 (1)foto 5Con la Simo da Bernard a WroclawI pierogi a forno. Esistono anche quelli. Le meraviglie di California Bakery

Food moments ~ foodianesimi quotidiani

Come l’universo, la Terra e le stagioni, sono soggetta a moti interiori che mi portano da un lato all’altro dei miei limiti. I limiti di cui sto parlando sono quello di massima sopportazione e quello di estrema gioia. Vorrei tanto incontrare di più quest’ultimo lato, aggrapparmici forte, non lasciarlo. Conoscessi la formula esatta per farlo lo farei. Ma il bello della vita (quello che viene considerato tale) è un continuo lasciarsi andare a prove ed errori, passare di esperienza in esperienza.
Cosa resta di tutto questo? Di tutti i posti in cui abbiamo vissuto, della gente che abbiamo incontrato, dei tramonti che ci siamo lasciati alle spalle? Come ho già detto altre volte, restano 2 cose: i ricordi ai quali ci aggrappiamo con la paura di perderli e quello che siamo, la trasformazione già avvenuta e probabilmente irreversibile. In senso positivo però. Il mutamento fa parte di noi stessi, cambiare è la nostra natura. Siamo giovani Ulisse in cerca di noi stessi. Se non ci fosse il cibo, in certi momenti saremmo perduti.

Per evitare di dimenticare, e per ricordare cosa mi ha fatto cambiare nel corso di questa avventura, faccio memoria in questo post dei food moments più importanti degli ultimi tempi. E voglio condividere con voi tutto questo, perchè è quello che ci unisce e qui ci riconosciamo.

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La cassatina siciliana di Favignana. Condivisa con Margherita, la mia amica. La prima vacanza di questo 2014 è stata segnata da questo pranzo, da questo dolce. E dalla sua insostituibile compagnia.

2.

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…Però quel giorno,  tutto ebbe inizio con la colazione a Favignana. Non ne facevo una così da mesi. Quel giorno arrivammo lì prestissimo. L’isola era quasi deserta, l’aroma del caffè si confondeva con quello del mare.

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Il Crumble prima della partenza in Sicilia. Ho scoperto questo posto un attimo prima di mettermi su un taxi per andare all’aereoporto di Wroclaw. Un posticino vintage in una delle strade principali della città, addobbato con tente e rose, abbellito dal gusto di una proprietaria cordialissima che si mise a parlare con me del più e del meno, dall’Italia, al lavoro, alla politica dei Blue Taxi in Pol0nia. Finì che fu lei a chiamarmi un taxi, perchè quelli là fuori costavano di più.

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Colazione al Winter Garten di Berlino. Come dimenticarsene e come non innamorarsene? Uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto. Per far colazione, intendo. Se gestissi un posto così penso che sarei felice per il resto dei miei giorni. Anche perchè vivrei a Berlino, e ditemi se è da poco.

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Colazione irish, the original one. Ero a Belfast e muovevo i primi passi in Irlanda. Dopo Dublino sono andata al nord, a fare un viaggio. A trovare Marghe, chi se non lei?

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Gli gnocchi della nonna. Perchè dove c’è nonna, c’è casa. E tutte le volte che mi sento persa, so dove tornare.

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La colazione da Starbucks, il bar sotto casa. Perchè mi piace l’atmosfera accogliente, l’aria internazionale che si respira. Perchè ogni volta che entro lì e mi siedo, quella grande mappa con tutti i continenti impressi mi ricorda quanto è importante andare e tutti quei posti che devo ancora visitare.

Foodiana

Foodianesimo all’estero ~ da Wro with Lo.

(ossia, da Wroclaw with Love)

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Anzitutto chiedo scusa a tutti i lettori, pochi ma buoni, di Foodianesimo. Scusate l’assenza, diciamo che sono stata presa da altro. Ok, bruttissima frase, come se del mio blog non me ne fregasse niente. Ma ho sempre detto che non sono una foodblogger, ma una storyteller di nome Foodiana. Ok, non me ne esco bene neanche questa volta. La faccio breve: amici e amiche virtuali e non, ho lasciato l’Italia per un’altra avventura. Chi mi conosce bene dirà: nulla di nuovo, tu parti sempre. Beh, è un po’ così e stavolta non a breve termine.

Ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita. Cambio citta’, cambio lavoro, cambio marca del latte, cambio cinema, cambio tram e forse anche la lingua. Per quanto io ami l’italiano, le occasioni di parlarlo qui a Breslavia sono poche. Diciamo che si tratta di dover fare un gran salto e adattarsi. Nuovamente. Perché io queste cose le so. Io ho sempre voluto cambiare, lasciare il posto dove stavo e andare da qualche altra parte. Lo stress del cambiamento, il volermi misurare con situazioni non facilissime proprio, stare lontana da quel che amo tanto mi fa bene. Ho deciso di fare questo grande passo da sola, con la forza di volonta’ e un pizzico di fortuna. In altre parole, se volessi riassumere il tutto in un grafico, eccolo:

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Fare un trasferimento cosi grande, lasciare Roma, lasciare casa, la Sicilia, il mare, il cane, i genitori e gli amici importanti, i miei paesaggi, non e’ stato facile. E per quanti spostamenti io abbia fatto, un conto e’ lasciare Milano per Roma, un altro lasciare l’Italia per la Polonia. Lasciare la mia Comfort zone per andare in quella zona dove tutto e’ possibile, dove l’inaspettato ha luogo e il successo e’ dietro l’angolo. Lo so, non e’ facile. Tutto questo richiede adattamento, pazienza, momenti di varia natura e passaggi vari. Cose, situazioni, persone, lavoro, sono tutti tasselli di questo puzzle. Abbandonare la comfort zone non e’ del tutto semplice. Non e’ “as easy as pie” per usare un’espressione inglese riferita al food, ecco. 🙂

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Ma eccomi qui, a Wroclaw, in italiano Breslavia. Citta’ polacca, tedesca fino al 1945. E qui mi aspetto grandi cose, soprattutto da me. Non voglio anticiparvi niente, voglio solo che le mie prime impressioni sul luogo in cui mi trovo si espandano e mi permettono di potervi parlare meglio di questo viaggio, di me, della vita di un espatriato in Polonia. E non mancheranno occasioni di parlavi tramite il food, specchio culturale di quello che siamo. Ecco, ad esempio l’altro giorno ho conosciuto questi, i pierogi. Sarebbero degli gnocchi al forno ripieni di qualsiasi cosa e serviti con delle salse. Per quanto riguarda i ripieni, devo ancora iniziare a conoscerli. Beh, se indovinate qual e’ il ripieno di questi qui la prossima volta che venite a trovarmi vi offro una cena in stile polacco!

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