A cena da Don Gennaro

imgpDon Gennaro è dire casa. Uno di quei luoghi in cui vai e ti affezioni, al cibo e alle persone. Per cui, scrivendo di questo posto e del cibo che qui ci servono, sarò di parte. Quello che posso dire è che quando si ha voglia di mangiare qualcosa di buono, che sia la pizza in questo caso, si sceglie sempre in base alle esperienze positive avute. E qui le esperienze positive vanno al di là dell’essere serviti bene, dell’essere accolti da quell’atmosfera familiare, dagli amici, dall’odore di pizza vera che inebria il locale.

Essendo una pizzeria napoletana (i proprietari e il pizzaiolo sono napoletani doc) il menù è prettamente napoletano, con un’ampia selezione di pizze, focacce, fritti napoletani e dolci. Non mancano gli antipasti, i primi e i secondi piatti fuori menù, con una selezione che comprende il pesce e la carne. Tra i miei piatti preferiti il branzino al forno e l’impepata di cozze. In questo caso si tratta di un menù vario, servito in base alla stagionalità delle materie prime.

Ma torniamo alle pizze, fiore all’occhiello di questo ristorante. Davanti al menù vince l’imbarazzo della scelta. La lista è lunghissima, i piatti invitanti. Qui vi mostro alcuni esempi, direttamente dalla cena di ieri sera.

 

 

Don Gennaro si trova in Corso Novara 1  a Torino. Lo trovate qui su Facebook e se avete domande o curiosità scrivetele pure nei commenti e sarà un piacere per me rispondervi sperando che possa esservi d’aiuto!

Vi auguro intanto buona Pasqua, e non vedo l’ora di leggere quello che avete cucinato/mangiato per l’occasione.

Foodiana

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Italianesimi ~ di Bologna e Marsala, della metà di me.

coffee

Tornare in Italia ha un che di poetico, sempre. L’Italia non la definisci, io ci provo ma non ci riesco. Ogni tentativo è inutile, per cui preferisco definirla poetica. Come tutte quelle cose belle, troppo belle e inafferabili e quindi difficili da spiegare.

Al di là di questo mio inutile tentativo di dirvi cosa per me è l’Italia, oggi vi racconto di questo mio breve viaggio in terra natìa. Detto in parole semplici, Italia è per me casa. Vi assicuro che per chi vive all’estero, tutti i connotati positivi del proprio Paese si rafforzano e la lontananza fa solo vedere le cose belle, le cose che ti mancano e che non avrai mai altrove. (ok, questo è il mio punto di vista. Precisiamo). Oggi sono anche molto nostalgica, quindi è possibile che rileggendomi scopra anche un velo di tristezza tra queste frasi. Non me ne stupirei. Sono stata sincera a dire che Italia è per me poesia, la mia poesia, il modo in cui accoglie me ogni volta che torno, la maniera che ha di farmi sentire amata come non mi sono mai sentita al di fuori da questa terra, che è piena di tesori, i più belli al mondo.

Anzitutto, Italia è per me Bologna. Apro questo capitolo sulla città rossa dell’Emilia Romagna che mi ha visto correre in bici per le sue strade e fare aperitivo con pesce e vino bianco in via Pescherie vecchie durante gli anni universitari. Ben 6. Quante cose sono cambiate da allora. Io sono cambiata. La città si è pian piano trasformata, non so se in meglio o in peggio. I miei di allora furono bei anni e non posso che augurare a chi sta percorrendo le mie stesse strade di crescere e conoscere la vita così come ho fatto io a Bologna. Tornare, ogni volta, è ricordare. Tutto è così vivido e mi rivedo a camminare per quelle strade con i libri fotocopiati, e a correre verso la Sala Borsa la mattina, aspettando che aprisse per prendere posto e scrivere la tesi in quel posto, il più figo per studiare e circordarsi di cultura. Ne avrei tante da dire, decido di fermarmi e raccontarvi di una piacevole scoperta culinaria fatta la volta scorsa.

Si tratta  della pizzeria Alcenero Berberè in via Petroni. In realtà pizzeria non è.  Se mi vien da pensare alle classiche pizze o pizzerie italiane, dalla migliore alla meno buona, il concept non è affatto quello di Berberè. Anzitutto è il concetto stesso di pizza a cambiare. Qui parliamo di cultura culinaria, come potete leggere dalla mission espessa nel sito. Il food è light e salutare. Le materie prime di stagione e il tutto è mixato in modo creativo, elegante e originale. L’attenzione per i particolari e i dettagli qui fa la differenza e si esperime sia nell’accostamento dei sapori e nel tipo di preparazione delle pietanze (io ho provato le pizze ma il menù è vario, compreso di dolci originalissimi). Di Berberè avevo parlato in passato su ScattidiGusto, qui potete trovare l’articolo.

Se passate da Bologna, ve lo consiglio. Farete bene ad acquistare anche i prodotti Alce Nero. All’interno c’è uno shop dove potrete trovare molti degli ingredienti biologici usati nella prepazione dei piatti nel ristorante.

Dalla Bologna alla Sicilia il passo è breve. Solo un’ora di volo e sono a casa. La Sicilia è il cuore della poesia in Italia, la parte più profonda, quella sanguigna. Tornare e andare è emozione, mi commuovo sempre. Ripeto, specie da quando sono via. Tornare a casa è cibo vero, affetti, profumi per le vie del centro e soprattutto ricordi. Ricordi legati alle occasioni, agli eventi, a me bambina e alla mia famiglia. Al mio mare. Non c’è cosa più bella. Trovatemi un tramonto simile a ottobre, in qualsiasi altra parte del mondo e ne parliamo. Vi offro una cena 🙂

berbere

La pasta della mamma, il sugo di carne con la mollica, il fondo del piatto con la ricetta. Accade solo in Sicilia. Potrebbe accadere anche altrove ma il valore che tutto questo ha per me, è qualcosa che va al di là di quel che descrivo. Vado avanti, scrivo cose, condivido parte della mia vita e ho un gran rammarico. Quello di non riusce a esprimere tutto quello che ho sentito in quelle occasioni, come dire, le emozioni è difficile servirle sul piatto. E poi accade che fai un aperitivo in Cantina, alla Florio in questo caso, una delle perle Marsalesi e ti senti come uno che ha scoperto inaspettatamente un tesoro. In quella occasione fai una visita guidata e ne conosci tutta la sua bellezza e ricchezza. Puoi così scoprire che quello che trovi nella grande distribuzione non è il vero Marsala, e che il Marsala, che in genere è un vino dolce, non è fatto da uve dolci. Viene solo aggiunto del mosto, non si butta via niente. Scopri anche che il Marsala, quello Superiore, la Riserva, sta in botte per anni e che le botti stesse vengono pulite con il vino Marsala prima di contenerlo. Spero che chiunque mi legga abbia modo di visitare la mia città un giorno, e concedersi i piccoli lussi che mi sono concessa io. Le cose rare che ti cambiano la percezione della giornata, e che cambiano positivamente il senso delle cose.

tramonto a Ma

Vi lascio con una gallery fotografica anche stavolta e spero che questo mese mi metta seriamente ai fornelli con delle proposte autunnali. Jamie è con me.

Un grazie ai miei amici, l’ingrediente principale di ogni mio giorno.