Paris… quasi un mese di te

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Ciao Parigi,

ci conosciamo da quasi un mese e mi stai piacendo. Le tue strade colorate mi sorprendono a ogni angolo. I tuoi palazzi, le opere d’arte e tutto quello che c’è di bello qui mi hanno affascinato dal primo momento. Vorrei poterti chiamare “casa” ma è ancora presto. Lascio che passi il tempo e che io stessa mi arricchisca ancora un po’ delle tue meraviglie.

Da qualche giorno ho casa, finalmente posso dirlo. Vivo nel 17esimo arrondissement, un posto che sto conoscendo giorno dopo giorno e che non smette di piacermi. Qui sento di vivere la vera Parigi, che è un cuore pulsante di vita locale fuori dal caos turistico del Marais e del Louvre. La mattina c’è sempre un mercato dove trovare qualsiasi cosa. La fila alla boulangerie per il pane, fiori a non finire, dolci e cioccolaterie. C’è persino l’epicerie che vende solo meringhe.

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In rue de Dames ho scoperto una via sotto ad un portico piena di atelier d’artisti che fanno corsi di disegno e pittura. Quasi quasi ci faccio un pensierino e ne frequento uno. E i giardini pieni di fiori, di ragazzini col monopattino, gente che legge, laghetti particolarissimi.

Il mio quartiere pullula di vita. Questa vita riempie i bar verso il pomeriggio, quando è l’ora di bere una birra o sorseggiare un vino prima di andare a cena in uno dei diversi locali che popolano le vie. Qui ce n’è per tutti i gusti. E se si è stanchi di cibo francese, ci sono i ristoranti etnici. Giapponesi tanti quanti a Milano, e poi libanesi, argentini, italiani sempre e ovunque 🙂

E soprattutto l’Arte. Tu sei la città dell’arte per eccellenza, e questo weekend non ho rinunciato a visitare 2 dei musei più belli. Il primo si trova tra place de la concorde e il jardin de Tuleries, ed è il museo dell’Orangerie. Ne ho sentito parlare bene e letto qualche review online. Questo museo è un gioiellino e ospita le ninfee di Monet in tutto il loro splendore, all’interno di due sale ovali dove il tempo si ferma e la luce incanta.

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Domenica ho visitato la mostra di Vermeer al Louvre, che a differenza del primo è affollato il doppio e costa il triplo. Ma ne è valsa la pena. Queste sono le piccole gioie quotidiane che voglio concedermi quando posso. E immergere il naso tra gli odori delle vie, e provare il cibo francese nelle trattorie tipiche, scovare tutte le particolarità che non ho ancora trovato in Italia, come ad esempio:

I coniglietti-brioche al cioccolato!

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I ravioletti serviti come antipasto… (purtroppo la pasta non è argomento di valutazione. Su certe cose saremo sempre più avanti noi italiani)

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Le madeleine a forma di disco volante (sono buonissime)

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Le vecchie fermate della metro

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Le Gallettes ❤

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In questo mese hai fatto 2 cose: mi hai insegnato a diventare un’attenta osservatrice di dettagli e angolature e mi hai ricordato quanto io sia romantica e malinconica, oltre che vagabonda in cerca di me stessa lungo le strade dell’immensa vita.

Foodiana

Bonjour Paris! (capitolo 1)*

Di prime sensazioni, del cibo che ho mangiato e dove trovarlo.

Ed eccomi qua a scrivere ancora di viaggi. Dopo un periodo passato in Italia il destino mi ha riportato all’estero, in un Paese che sento molto vicino, in una città incredibile, Parigi.

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Oggi riesco ad aprire un nuovo capitolo della mia vita e anche del mio blog sul quale non tornavo da mesi. Mi rendo conto che è da tanto che non mi capita di fermarmi e adesso che l’ho fatto cerco di fare un passo indietro e rivivere tutte le cose belle che mi sono capitate. Ho perso un po’ il ritmo, scusatemi per questo. Vorrei potervi raccontare tante di quelle cose che non basterebbe un mese. Mi limito a darvi un assaggio, come ho già detto più volte negli articoli precedenti, di quello che ho visto, di quello che ho mangiato, delle sensazioni che sto vivendo. Siete abbastanza sazi per andare oltre?

Si parte!

  1. Parigi è burrosa

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Con le sue boulangerie che strabordano di croissant, pain au chocolat con o senza mandorle ma in entrambi i casi con tanto burro. Le trovate ovunque, che siate nel Marais o nel 17esimo. Resistere alla tentazione di entrarvi è impossibile. Tra l’altro, ho scoperto che si tratta del modo più economico per fare colazione fuori. In media un caffè al bar costa 2,50€. Se invece optate per una boulangerie con 4,50€ vi serviranno brioche, bevanda calda e bevanda fredda (succo). I francesi amano fare queste distinzioni. Per cui a chiunque di voi capiti di fare un salto a Parigi auguro di trovare la boulangerie perfetta per soddisfare i vostri desideri del palato e del portafogli.

Dimenticatevi il caffè all’italiana, come a Napoli sanno fare ma non solo. Qui non esiste, o forse la mia esperienza è troppo breve per dirlo. Ma non perdo la fiducia e vado avanti.

2. Parigi è buona anche per il salato

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E per gli appassionati del brunch di certo non mancano le alternative. Unica cosa: non vi aspettate i prezzi e né le porzioni servite in Italia. Qui un piatto medio si aggira sui 15€ e la bibita (birra) 6/7€. Ma il cibo è ottimo, il servizio e l’attenzione per i dettagli alta.

Questa che vi ho mostrato è la foto di un piatto servito qui: http://www.dscafe.fr/ In questo locale dal concept moderno troverete una vasta scelta di piatti perfetti per il bruch, tra cui crepes, piadine e club sandwich, centrifughe green e bagels.

3. Parigi è creativa

Diciamo la verità, le lumache le mangiamo a Parigi ma se ci venissero servite in Vietnam probabilmente no. Di questo piatto contadino ne hanno fatto una portata di classe, e in una società in cui l’apparenza conta spesso e volentieri più della sostanza, le escargot si inseriscono benissimo. Servite con gli utensili ad hoc (vi offriranno una forcina solo se ordinerete lumache) e condite con aglio, olio e prezzemolo tritato, vi delizieranno. La mia era più curiosità di provare un piatto originale. Servile come vuoi ma sempre lumache restano.

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E infine, cosa assolutamente da provare è l’anatra (canard) con le patate. Che batte il pollo al forno 1-0 e che rientra nella top 3 dei cibi francesi provati finora, seguita da madeleines e foie gras.

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Le foto che avete visto sono state scattate in un locale molto carino del quartiere Ternes, La Table de Ternes.

*Questo è il primo articolo di una serie dedicata a Parigi. Alla prossima e se vi capita di fare un salto non esitate a chiedermi consigli 🙂

**Torta soffice con marmellata**

Oggi vi racconto la storia di un dolce. E la storia di me, Foodiana, alla prese con una piccolo problema ai denti che non mi ha permesso di mangiare bene e in libertà in questi giorni.

A causa di una operazione ho dovuto cambiare le mie abitudini alimentari. Non riesco più ad addentare cibi più o meno solidi, a spezzare, né tanto meno ad assaporare come vorrei, come ho sempre fatto.

Stamattina, però, sono riuscita a fare una colazione decente grazie alla torta preparata la sera precedente. Mi sono concessa una pausa, un momento per me e ho preso coraggio. Quello è stato un momento felice della mia giornata.

In quegli attimi lì mi sono resa conto che felicità è anche trovare uno spazio di serenità durante la giornata, in cui nulla ha importanza tranne che se stessi e quel momento lì. Mi sono resa conto della felicità data dai rituali quotidiani, nostri personali, che vanno sempre messi al primo posto. Mi sono ricordata di quanto fosse importante la colazione per me, del suo significato di “inizio”. Inizio della giornata, inizio di una serie di pensieri positivi che mi prometto di sviscerare, inizio di sogni nuovi che si avvereranno prima o poi.

Rappresento tutto questo un po’ con l’arte, un po’ con il cibo, un po’ qui sul blog. Ieri il processo creativo è stato espresso così. Pronti a segnarvi gli ingredienti?

Nuova ricetta su #foodianesimo •stay tuned•

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300 gr di farina 00

150 gr zucchero

2 uova

1 bustina di lievito

1 bicchierino d’olio di semi

1 bicchiere di latte

marmellata a scelta (di arance nel mio caso)

Il procedimento da seguire è semplicissimo, e questa è la parte che amo di più. L’impasto. E io lo faccio così: sbatto le uova insieme allo zucchero senza separare gli albumi dai tuorli, monto per bene e poi aggiungo l’olio e la farina pian piano. Mescolo di continuo aggiungendo il latte e attendo che si formi una massa cremosa e morbida.

Poi tutto in una teglia imburrata e infarinata, aggiunta di marmellata a piacere e via in forno a 180° per 1/2 h circa.

Torta alla marmellata di arance pronta per essere infornata. #foodianesimo

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Il risultato è una torta morbida e buona da mangiare, non solo per la colazione. Oltre ad essere buona è anche leggera, ottima da inzuppare e ottima per chi, come me ad esempio ha problemi con la masticazione. Sicuramente per tutti, è un ottimo modo per portare un pizzico di felicità nella giornata.

E voi avete altre storie simili da condividere con me? Non vedo l’ora di leggere le vostre opinioni/commenti ed eventuali ricette se ne avete, purché siano ricette di felicità.

Torta soffice con marmellata

 

Viaggio a Barcellona [prima parte]

Introducing Miró

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Tornare a Barcellona è stato come vivere un grande flashback. Ho avuto la fortuna di andare lì in erasmus, viverla per 7 mesi intensamente, a 23 anni compiuti. Non è cambiato nulla. La città vive di energia propria, tanti dicono che Barcellona è contagiosa, ed è vero. Sarà per il suo fascino esotico, perché è un posto di mare ma anche un posto culturale, ricco, che si lascia scoprire e che ha molto da dare. Sì, Barcellona si lascia scoprire, facilmente. E questo è quello che ho fatto. Girare per il Raval e assistere a uno spettacolo di odori, immagini e sapori di una Barcellona cosmopolita, andare a Gracia – quartiere dove ho vissuto in erasmus – e lasciarmi affascinare dai locali innovativi, il gusto nell’arredamento, il design, le piazze dove il tempo si ferma e tutti si ritrovano lì. Ecco, Gracia è diventata più bella, con un’offerta impareggiabile per tutti i gusti. è il mio quartiere preferito e il motivo per cui lo scelsi ai tempi furono i consigli delle persone e qualche giretto di perlustrazione che da solo bastò a farmi rendere conto che quella fosse una piccola città nella grande città. Gracia ha un’anima catalana indipendentista molto forte ed è insieme uno dei quartiere più trendy di Barcellona con i suoi barber shops, i locali di moda, l’offerta variegata e per tutti i gusti che il quartiere propone. Qui un assaggio di tapas e cerveza in un locale che si affaccia a Placa del Sol, mio luogo preferito del quartiere.

Clara, Moritz, tapas. Algo mas? #barcellona

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Poi c’è il Gotico, il Born e la Ribera. Basta fare un passo a sinistra della Rambla andando in direzione Passeig Colom. Si tratta della Barcellona antica e di tutto il suo fascino racchiuso lì, in quelle vie misteriose, nei vicoli stretti che si snodano dietro la bellissima cattedrale, con le sue piazzette poco conosciute ai turisti, per poi finire nel quartiere vicino al mare, la Ribera, un piccolo slot rettangolare fatto di stradine umide, taperie dove mangiare il pesce e taverne dove bere sangria.

Sono andata nel famoso locale Les Quatre Cats dove Picasso, Dalì e Mirò erano soliti andare e fare arte. Adesso il luogo è molto cambiato, da una semplice taverna si è trasformato in un locale trendy anche se non mancano i riferimenti artistici a quel periodo. Qui un altro assaggio di questo posto: non potevano mancare il pan y tomate e i famosi pimientos.

Eating At #les4cats where picasso and miro used to!

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Ho  percorso Barcellona in lungo e in largo in soli 3 giorni e sicuramente il fatto di conoscere già la città mi ha aiutato nella scelta delle cose da fare. Per la prima volta sono riuscita nell’impresa di andare fin su al Tibidabo, la zona più alta di tutta la città che offre un panorama incredibile e un parco divertimenti d’intrattenimento. Dalla ruota panoramica ammirare il paesaggio di fronte è ancora più emozionate e bello. Questa è una foto di una delle attrazioni che porta più in alto.

Postcard from Barcelona. #tibidabo #barcellona #cataluña #travelling

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Qui invece, passata la paura del giro, tornavo ad assaggiare dopo 6 anni gli amati Xurros y chocolate, must have del giro a Barcellona, l’unica città del mediterraneo dove trovare le Xurreries e concedersi un sano peccato di gola.

Xurros y chocolate. #likeaboss #badass #barcaesbona

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Vi lascio con questa foto panoramica, il resto del viaggio ve lo racconterò nel prossimo post.

** B A R Ç A **

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Se avete domande o volete consigli per visitare Barcellona non esitate a chiedermi. Sarò felice di rispondervi. Se invece volete condividere con me le vostre esperienze di viaggio sappiate che ho una lista dei posti e delle città da visitare pressocché infinita e quel che cerco è un consiglio, un posto dove andare, un sapore nuovo da provare. Siete i benvenuti nell’impresa di contaminare e arricchire la mia agenda di viaggio. Se volete saperne di più dei miei viaggi date un’occhiata qui.

Seguitemi su Instagram per avere i miei aggiornamenti in real time. Ci ho messo un po’ a scrivere questo post, trovare un attimo non è mai semplice e forse solo adesso mi sto concedendo un momento per fermarmi e riflettere sul mio viaggio fatto più di 10 giorni fa.

Ho tanti sogni nel cassetto e tante ricette da mostrarvi. A presto, su queste pagine e nella vostra vita.

PS: nel prossimo post su Barcellona vi racconterò di un luogo a Barceloneta dove ho mangiato paella di pesce e una delle migliori creme catalane mai mangiate.

A presto, con affetto la vostra Foodiana.

 

 

 

Voglia di Focaccia

Succede, ogni tanto. E succede che io mi cimenti nell’impresa di farla, con le mie mani. Quando questo accade è perché ho trovato una ricetta semplice da fare, ma soprattutto veloce! Ed è quella che sto per dirvi e consigliarvi, perché, credetemi: è fantastica! Il risultato è una focaccia morbida e buonissima. Lo so, mi esalto facilmente, ma io sono una pasticciona e l’ultima volta che ho provato a fare la pizza il risultato è stato a dir poco scandaloso. Lo dico.

Oggi però celebro un successo, la buona riuscita della focaccia!

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Ingredienti:

400 gr di farina bianca

250 ml di acqua

1 bustina lievito per pizze Mastro Fornaio

2 cucchiai di olio

un cucchiaino di sale

1 cucchiaino raso di zucchero

pepe, origano

1 mozzarella a dadini

Preparazione: Mescolare insieme la farina, sale, zucchero e lievito. Aggiungere 2 cucchiai d’olio, l’acqua, la mozzarella a pezzetti, origano e pepe. Amalgamare con una forchetta per qualche minuto.

Ricordatevi che nel mentre occorre portare il forno a 250° prima di informare la focaccia.

Stendere su una teglia rotonda 24 cm di diametro, con un po’ d’olio alla base.

Infornare per 15-20 minuti e servire!

Veloce, no? Ma anche buona. Parola di Foodiana

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Le cose che mancano

Qualche anno fa sul blog scrivevo della Sicilia e di casa. Niente è cambiato da allora, o forse solo la malinconia che diventa più pesante con il passare del tempo. Ancora non ho ben capito di che tipo di sentimento si tratti, se ha a che fare con le persone, con i luoghi, o se invece è legato all’assenza del mare o all’assenza di punti fermi nella mia vita. Forse è nella natura di chi come me è nato sul mare e ha sempre visto grandi barche e piccole barche partire, andare da qualche parte, senza remi. C’è questa parte di me che se da un lato riconosce la fatica spesa nell’avere  punti certi, dall’altro ha sempre apprezzato il silenzio che passa dal momento in cui la scia bianca nel mare scompare tra le onde e la barca non si vede più.

A volte ho la sensazione che anche la Sicilia mi lasci così, come una barca che si allontana piano piano della quale non rimane nemmeno la scia nel mare. O forse è il contrario, sono solo io che mi allontano e la Sicilia resta lì, dove è sempre stata.

Di certo durante questi anni spesi a costruire il mio bagaglio personale ho anche fatto una cosa importante che è quella di aver riconosciuto pezzi di me che appartengono a luogo che mi ha visto nascere, la cui rarità è così rara e vera da scontrarsi con il resto delle cose nel mondo. Così mi porto dietro l’autenticità, le superfici aspre e infinitamente belle, la passione, la saturazione, i contrasti che rendono la vita viva e che fanno sentire vivi. E insieme a questo, mi porto dietro tutto quello che agli occhi altrui non va bene, che è fuori posto o sbagliato, ma va bene così. Questo è il posto in cui mi riconosco, ora più che mai, soprattutto a distanza. Questo è quello che sono e che porto dentro, insieme a tutto quello che i miei occhi hanno visto e le mie mani hanno toccato. Insieme a tutti i sapori veri che riuscirei a riconoscere in mezzo a mille altri che di fronte a essi perdono valore.

Nel 2012 scrivevo un post sugli gnocchi fatti a mano di mia nonna, con le foto che io stessa scattai durante un giorno caldo in Sicilia. Questa è una delle cose che mi manca. Vedere mia nonna intenta nella preparazione con l’entusiasmo di qualche anno fa e la voglia di fare. Condividere un momento con lei, uno di quelli già trascorsi e che non torneranno più. Scriverne mi aiuta a ricordare, ma anche in questo caso, vedo quel momento sempre più lontano, come la barca di cui parlavo che lascia la scia nel mare dei ricordi.

How my grandma makes "gnocchi"...Fast station, low food, lonely people, lots of photos...

Parlavo anche dei frutti del mio giardino, quelli che mia madre raccoglieva nell’orto di casa che nel frattempo è cambiato. Parlavo anche del mio mare e della voglia di rivederlo, come un vecchio amico per riabbracciarlo. Ero nostalgica anche allora, certe cose non cambiano.

Vorrei poter tornare indietro con la mente, se avessi il potere di farlo, e fermarmi un istante lì, dimenticando il resto a cui ho dato tanta importanza finora.

Taste of Sicily