Tutto il cioccolato che conta.

Questa torta risale a qualche settimana fa, e come al solito faccio dolci, faccio foto, instagrammo e twitto piatti di ogni specie ma il tempo per fare un post sul blog mi manca. Che brutta cosa. In questa vita dove tutto sfugge è così difficile sedersi e scrivere due parole, due soltanto su un nuovo piatto. Trovare il tempo per raccontare una storia è quasi un’impresa. Ecco, adesso fa caldo e intanto che butto giù queste parole penso ad altre mille cose. I contenitori dentro la mia testa si mescolano e incontrano i pensieri del giorno, si scontrano con quello che dovrò fare domani e si mixano con la musica che sto ascoltando. Tra un po’ si mischieranno con questo dolce che sto per postarvi. Faranno pur ingrassare, ma senza queste creazioni la vita sarebbe scialba. E tutto sembrerebbe ancora più amaro, spento, insapore.

Quindi, eccola. Godetevi questo momento di dolcezza estrema. Non pensate al diabete. Godete.

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Ottima per la colazione, ottima per una pausa, per mille pause. Perché le pause sono importanti ed essenziali. Ci aiutano a riconciliarci con noi stessi.

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Perché la ricotta e perché il cioccolato? Ok, non volevo fare la solita torta con il classico bicchiere di latte e aromi tipo scorza di limone o arancia. Volevo qualcosa di corposo e stradolce. Qualcosa che mi ricordasse la Sicilia, e Sicilia è per me una cosa più di tutte: cannolo. E cannolo significa –> ricotta+cioccolato.

Non avendo le cialde, ho usato ciò che avevo a casa: farina, uova, lievito e quindi ricotta+cioccolato. Non c’è neanche il burro in questa torta, ma ci sono 3 uova belle corpose, 300 gr di farina, 200 di zucchero e 300 di ricotta. Col cioccolato regolatevi voi. Una barretta nero fondente è l’ideale, specie per chi ha dovuto affrontare una perdita, una delusione. Fatela a pezzi e buttatela dentro al composto, alla fine. Penso che il cioccolato abbia il potere di attutire il 70% dei mali e lenire lo sofferenze. Quindi, osate col cioccolato. Purché di qualità e fondente extra.

E’ il cioccolato che conta.

Enza

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It’s a bittersweet life…

Arriva il cioccolato.

Al latte, con nocciole intere. E’ una tavoletta di qualità media, niente di eccezionale. Me l’ha regalata mia madre e ciò, almeno per me,  ne aumenta il valore.  Forma, dimensione e colori scatenano nella mia mente una serie di immagini e sentimenti. Voglia di scomporre, ridare un nuovo ordine alle cose. C’è tanto bisogno di ridefinire quello che ci è stato dato. Lascio che a guidarmi sia un solo imperativo: Reinventare.  Detesto gli ordini, le cose imposte, quel sistema kilometrico  pesante quintali di roba non originale, preconfezionata. Oggi ho fatto a pezzi quella tavoletta. Voleva essere spezzata, me lo chiedeva. Poi, ho adagiato quei pezzi su della carta d’alluminio. Ho sparso qualche mandorla nuda, perfettamente liscia. Cioccolato alle nocciole e mandorle. Sapori dolci e armonici, tenuti insieme dal gioco cromatico del chiaro-scuro che crea contrasto, allarga la visuale, espande il pensiero. L’atto di assaporare qualcosa, qualsiasi tipologia di cibo, scatena delle sensazioni, crea immagini mentali. Apre l’enciclopedia che ognuno di noi tiene segretamente dentro sè, rievoca momenti, sogni, emozioni. Il cioccolato è una di quelle cose che mi fa stare bene. Ha il potere di rilassarmi, di condurmi in un mondo fatto solo di cose dolci e rassicuranti. E’ un abbraccio. La teobromina e la caffeina, alcaloidi contenuti nel cacao, hanno un forte potere sul sistema nervoso. Potere che si traduce in due parole: Euforia.Eccitazione. A ciò si aggiunge tutta una serie di sostanze energizzanti, tra cui il magnesio, contenuti nella frutta secca. Quelle nocciole, immerse tanto bene nella tavolozza, non bastavano. Avevo bisogno di tanta energia oggi. Così ho unito un po’ di mandorle. Rigenerare il mio metabolismo cerebrale e, insieme, anche un po’ il mio cuore.

Poi, per completare la composizione e assecondare il mio mood dovevo aggiungere qualcosa d’amaro. Agrumi. Arance e limoni. Contrasti papillo-gustativi, contrasti cromatici. Opposti che infrangendosi l’uno contro l’altro si fanno da specchio reciprocamente. L’occhio ha difficoltà a trovare una connessione. Trova un equilibrio alla fine ma fatica a restare fermo.  Tutto è così fuggevole. Tanta amarezza.

Da un lato, però, devo dire che gli agrumi, in queste fredde giornate,  sono stati la mia ancora di salvataggio contro l’influenza. La seconda, in fila al paracetamolo. Questi, poi, vengono direttamente dalla mia Sicilia. E ciò fa la differenza. Sono legata emotivamente a questa composizione, forse più che alle altre. E’ un microuniverso di quello che è la vita per me, fatta di giornate dai toni diversi e da sentimenti contrastanti. E visto che, scindere tutto quello che siamo è praticamente impossibile, la cosa più semplice da fare non è altro che prenderne atto, fotografare, fare un’istantanea della complessità e accettarla. Il resto, la parte per me più importante, è fatto solo di sapori, consistenze, sfumature diverse colte da ognuno di noi nella maniera che più gli appartiene. Solo questo ha il potere di infrangere ogni tipo di ordine precostituito e, nel farlo, generare bellezza.