Quando diventano mature… storia di 3 banane finite in forno.

E’ autunno, o almeno così sembrerebbe.

Non a Roma, visto che oggi ci sono circa 20 gradi e si sta di lusso. Per festeggiare l’arrivo della nuova stagione, ci sta quindi una torta.

Scherzo. A dirla tutta, la nuova stagione è una scusa. Come lo è l’arrivo della mia carissima amica che in questi giorni condivide con me le colazioni e i pranzi in pausa lavoro. Ma la scusa per preparare una torta di banane e mangiarla a colazione si trova sempre.

foto 1

Che poi, in realtà avrei voluto fare una torta di mele, ma l’assistere al progressivo maturare delle 3 banane in frigo mi ha fatto pensare che avrei dovuto sbarazzarmene. Occorreva prendere una decisione.

Che fare? E soprattutto, in quanto tempo intervenire? Volevo risparmiare ai miei occhi e al mio olfatto la vista dello stadio post-maturità-banane che tutti ben conosciamo. Ok non era così grave come la sto raccontando adesso. Diciamo che quelle bucce non avevano ancora iniziato a “sorridere” mostrando la bellissima crepa in superficie. La cosa certa è che mi sono decisa abbastanza in fretta, complice l’amico frigo che a casa mia non è mai vuoto, o almeno è sempre pieno delle cose che veramente servono: yogurt, uova, burro.

Avrei fatto un dolce semplice e bananoso. Così fu.

Le banane, le vere protagoniste di questa torta ci entrarono tutte e tre, ridotte a purea.

Ecco gli ingredienti necessari:

ricetta

Il procedimento è sempliciiiiiiiisssimo!

Basta ridurre in purea le banane. Vi aiuterà il fatto di scegliere ben mature o di lasciarle maturare nel frigo o fuori, come ho fatto io. In seguito basta sbattere insieme le uova, aggiungervi lo zucchero e la farina setacciata + lievito. Infine si unisce lo yogurt, il burro e si mescola bene.

Screen shot 2013-10-16 at 3.36.58 PM

Infine occorre aggiungere la purea di banane, mescolare un altro po’ e disporre su una teglia precedentemente imburrata e infarinata.

Cuocere a 180° per 35 minuti.

Per rendere il tutto più dolce e più pulp ho aggiunto la santa nutella, cospargendone la superficie prima dell’entrata in forno.

Nutella+banana è l’accoppiata più goduriosa, si sa. Esattamente come le mele e il cioccolato, o il cacao e cocco. Insomma, il cioccolato è sempre in mezzo, un po’ come le banane.

foto 3

Ma vogliamo parlare del profumo?

Avete già capito tutto aprendo il cassetto della memoria olfattiva

E vogliamo parlare di cosa significa gustarne una fetta a colazione?

Ecco. Lasciatevi ispirare dalla foto, dalla vostra fantasia e… mettetevi ai fornelli!

foto 4

Annunci

Tutto il cioccolato che conta.

Questa torta risale a qualche settimana fa, e come al solito faccio dolci, faccio foto, instagrammo e twitto piatti di ogni specie ma il tempo per fare un post sul blog mi manca. Che brutta cosa. In questa vita dove tutto sfugge è così difficile sedersi e scrivere due parole, due soltanto su un nuovo piatto. Trovare il tempo per raccontare una storia è quasi un’impresa. Ecco, adesso fa caldo e intanto che butto giù queste parole penso ad altre mille cose. I contenitori dentro la mia testa si mescolano e incontrano i pensieri del giorno, si scontrano con quello che dovrò fare domani e si mixano con la musica che sto ascoltando. Tra un po’ si mischieranno con questo dolce che sto per postarvi. Faranno pur ingrassare, ma senza queste creazioni la vita sarebbe scialba. E tutto sembrerebbe ancora più amaro, spento, insapore.

Quindi, eccola. Godetevi questo momento di dolcezza estrema. Non pensate al diabete. Godete.

Immagine

Ottima per la colazione, ottima per una pausa, per mille pause. Perché le pause sono importanti ed essenziali. Ci aiutano a riconciliarci con noi stessi.

Immagine

Perché la ricotta e perché il cioccolato? Ok, non volevo fare la solita torta con il classico bicchiere di latte e aromi tipo scorza di limone o arancia. Volevo qualcosa di corposo e stradolce. Qualcosa che mi ricordasse la Sicilia, e Sicilia è per me una cosa più di tutte: cannolo. E cannolo significa –> ricotta+cioccolato.

Non avendo le cialde, ho usato ciò che avevo a casa: farina, uova, lievito e quindi ricotta+cioccolato. Non c’è neanche il burro in questa torta, ma ci sono 3 uova belle corpose, 300 gr di farina, 200 di zucchero e 300 di ricotta. Col cioccolato regolatevi voi. Una barretta nero fondente è l’ideale, specie per chi ha dovuto affrontare una perdita, una delusione. Fatela a pezzi e buttatela dentro al composto, alla fine. Penso che il cioccolato abbia il potere di attutire il 70% dei mali e lenire lo sofferenze. Quindi, osate col cioccolato. Purché di qualità e fondente extra.

E’ il cioccolato che conta.

Enza

**Sweet dreams are made of little things**

Mignon = unexpressed desire
Piccoli, luccicanti, perfetti. Al primo sguardo verrebbe voglia di non mangiarli, sono quasi troppo belli per essere addentati e distrutti. Espressione di estetismo puro da parte di qualche pasticcere che nel farli c’ha messo l’esperienza di una vita e l’anima. Io li vedrei bene in esposizione, teche permanenti contenenti oggetti d’arte, piccoli capolavori artigianali. Ahimè, trattasi di dolcetti da fine pasto. In genere, il pasto in questione è quello della domenica e coincide con il sacro rituale del pranzo con la famiglia per intero. Una di quelle cose rispettabilissime e da far rispettare. Proprio in quel fantastico momento settimanale, accade che dopo un pranzo dalle 3000 kilocalorie si passa ai mignon. Non uno, più di uno. Ciò giusto per togliere il sapore del maiale al sugo accompagnato da tanto di gnocchi fatti in casa dalla nonna. E intanto che loro, piccoli e bellini se ne stanno lì incellofanati ad aspettare il fatidico momento che li vedrà distrutti e consumati, noi discorriamo in chiacchiere tessendo i tanti pezzi della nostra vita, come un puzzle che non si compone mai e senza soluzione.
 

   

Questo è quel che accade nelle tavolate domenicali, quando la gente si riunisce  e piuttosto vorrebbe trovarsi da un’altra parte, possibilmente non parlando di sè, non psicanalizzando situazioni, persone, cose. Parte di questo accade anche al bar, nella compagnia di un caffè, quando l’occhio cade su quelle prelibatezze quasi auree, intoccabili, intanto che si fanno i conti con il tempo che passa rapidamente e con le ansie quotidiane.  Accade nelle circostanze in cui è d’obbligo trovare argomentazioni perchè magari è finito il repertorio di frasi fatte. Così come quando si è troppo presi dall’emozione ed è stato detto qualcosa di irreparabile, quindi meglio metterci un dolcetto sopra. 

E mentre tutti parlano, chi più chi meno della propria vita, chi più sincero chi più attento ad ascoltare gli altri per non perdere pezzi di sè, io osservo questi piccole gioie che ammaliano la vista e riempiono la mia mente di nostalgia. Cerco di dargli una dimensione di verità, nella loro piccola perfezione vedo il riflettersi di un mondo imperfetto e mi accorgo di quante cose ci sarebbero da rimpicciolire e da curare nei particolari. Quest’armonia di forme, colori e sapori  è l’espressione di ogni singolo desiderio inespresso. Ne scegliamo uno, quello che più s’avvicina all’idea che abbiamo di “completezza”. Quello che, in base alle nostre modulazioni interiori, ci darà un senso di sazietà e ci regalerà un breve momento di dolcezza che come un sipario cadrà sulla nostra ordinaria solitudine. Così, i nostri desideri più intimi e nascosti vengono condensati in un mignon che un estraneo ha preparato per ignoti. 

Pasticceria = Magia