Colazione per Cinefili ~ Still Alice

Nuovo post per Cinefili che hanno già fatto colazione e pranzo da un pezzo. Il film in questione è il recentissimo “Still Alice“, piacevole scoperta fatta in una serata settimanale quando abbandonata alla stanchezza decido di guardare un film. E ogni volta, dopo aver visto qualcosa di bello, mi rendo conto che non vedo abbastanza film, non leggo abbastanza libri, non frequento abbastanza mostre. E ancora ogni volta, dopo aver fatto un qualcosa di tutto questo, mi sento migliore, come se avessi messo dell’acqua alla mia pianta. Mi rendo conto di quanto importante sia il cibo per l’anima e di quanto io lo cerchi, soprattutto in questo periodo.

Torniamo al film e al perchè voglio parlarvene. Faccio una premessa (la solita): queste sono mie opinioni espresse un po’ di getto in seguito alle sensazioni che quel film mi ha lasciato. Non faccio critica cinematografica, ma penso che condividere i propri pensieri in seguito a un qualcosa che ha scatenato sensazioni nuovi e riflessioni sia una bella cosa.

Il film parla di una donna, Alice Howland, rinomata insegnante di neurolinguistica alla Columbia University. Sotto ai riflettori, la sua vita. Alice è una persona felice: un bel matrimonio e un marito che la ama, 3 figli diversi, riconoscimenti vari e un’indole amorevole. Tutto questo è destinato a crollare, anzi, a “perdersi” come lei dice spesso durante tutta la narrazione. L’arte del perdere fa da filo conduttore alle scene, e solo alla fine  si scopre come dal perdere si conquista qualcosa, sempre. Non starò qui a spoilerarvi la trama per intero. Vi dico solo che Alice si ammala di Alzheimer e da quando scopre di stare male, inizia la sua battaglia personale nel tentativo di non perdere la memoria e i ricordi. La paura è quella di perdere quel che ha costruito nella vita, quello per cui è riconosciuta e ammirata. Tutto cambia. Cambia la percezione che lei ha di se stessa e della realtà attorno. È un mondo fragile, che si sgretola. Si dimentica senza dolore, senza accorgersene.

Il film è forte e commovente. C’è una donna meravigliosa, troppo giovane per essere condannata all’oblio definitivo e che ha ancora molti sogni da voler realizzare. Le parole vanno via ma emergono i ricordi. In aiuto, un vecchio album di foto e il cellulare sul quale Alice segna le cose.

Per imparare l’arte del perdere occorre avere coscienza della propria dignità. Il lato debilitante della malattia viene qui trattato sotto la luce della trasformazione personale e la metafora che il film riprendere è quella della farfalla. “Le farfalle hanno una vita breve, ma felice”.

E intanto che la sua breve vita vola via insieme ai ricordi, resta l’amore, quella magica parola che non si dimentica e che pronuncia alla figlia nella scesa finale. Non vi svelo il monologo che a mio parere è la parte più bella del film che vi invito vivamente a vedere.

Piuttosto vi lascio con un altro monologo finale, di un’altra Alice:

Perchè finalmente l’abbiamo imparato che c’è tempo soltanto se c’è un tempo, un tempo per ogni cosa. Per sceglierne magari una sola di quelle cose impossibili, però poi realizzarla, costi quel che costi. E arrivare in un posto per restarci, e guardare con gli occhi spalancati, perchè c’è un tempo per viaggiare e un tempo per costruire, un tempo per scappare e un tempo per guarire, un tempo per capire, lunghissimo, un tempo per spiegare, un tempo per perdonare, un tempo per perdere tempo.
C’è un tempo per cambiare e un tempo per tornare gli stessi di sempre, un tempo per gli amori e un tempo per l’amore, un tempo per essere figli e un tempo per farli, i figli, un tempo per volere una vita spericolata e un tempo per trovare un senso a questa vita – che è anche l’unica che abbiamo.
C’è un tempo per raccogliere tutte le sfide, un tempo per combattere tutte le battaglie, un tempo per fare la pace, un tempo per esigerla, la pace.
C’è un tempo per dire e un tempo per fare – e non è detto che di mezzo debba per forza esserci una barca. A volte basta uno sguardo, a volte basta una scheda elettorale.
C’è un tempo per innamorarsi – prorogabile. C’è un tempo per ballare e un tempo per aspettare, un tempo per correre, un tempo per il silenzio. E se c’è un tempo bellissimo per ricordare allora ce ne deve essere anche uno calmo per dimenticare ma senza perdere e senza perdersi..
Perchè se c’è un tempo per dormire e uno per morire, forse – forse – se siamo sempre stati bravi e attenti, e continuiamo a tener gli occhi spalancati allora, forse, c’è anche un tempo infinito per sognare…
(Lella Costa)
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Il cibo dell’Est, il vento del Nord

Oggi parlo di cibo polacco e non solo. Facciamo che vi parlo di cibo dell’Est e lo diamo per buono, visto che vivendo in Polonia mi sono trovata spesso in Germania, e comunque nella parte dell’Est. Ogni volta che viaggio e faccio un’esperienza foodiana nuova, mi rendo conto di quanto in fin dei conti io abbia visto poco. Ogni assaggio, ogni piatto, ha una storia da raccontare e porta impressi i segni del luogo in cui è nato, o semplicemente è passato e la gente del posto l’ha preso con sè, facendone un piatto locale.

Il cibo è viaggio ed è privo di senso viaggiare se non si apprezza la cucina dei posti che si visitano, o quanto meno se non si fa il tentativo di provare cose diverse. È dall’accostare i contrasti che si riesce a distinguere i gusti e le sfumature tra le cose. Più che un luogo comune, questo è qualcosa che ho imparato nel tempo, vivendo all’estero, avvicinandomi alle cucine locali e chiacchierando con la gente che qui e lì ho incontrato. Non è mancato neanche chi ha saputo dire che la cucina polacca fa schifo, per questo non è conosciuta altrove. Ecco, queste sono le classiche parole che mi fanno vomitare. Quella volta non lo feci, ma scrissi soltanto, dentro di me da qualche parte questo pensiero stupido e personale e pensai: ok, sei una persona noiosa.

Torniamo ai piatti di cui voglio parlarvi, o meglio, presentarvi. Non che sia l’esperta del polish food, o in grado di farvi l’elenco di tutte le specialità con i crauti. Quello che voglio fare è presentarvi le cose nuove che ho visto e mangiato con i miei occhi di allora, che probabilmente sono gli stessi di chi si è avvicinato a questi piatti, per la prima volta. Tranne per chi è noioso e basta e non riesce a vedere ciò che c’è da vedere o a mangiare ciò che andrebbe mangiato.

Pierogi

Partiamo dai Pierogi, forse il piatto polacco tipico per eccellenza. Si tratta di gnocchi, ravioloni, ripieni con qualsiasi cosa. Carne, formaggi, verdure. Possono essere cotti al forno e serviti con salse varie (in genere molto speziate – quella più famosa è a base di formaggio, aglio e timo) oppure semplicemente bolliti con delle cipolle dorate sopra. Immaginate, quindi, dei panzerotti ripieni e serviti con quanto di più calorico possa esistere. Se vi piace l’accoppiata con panna acida, dovreste fare un salto qui. Il primo posto in cui li ho provati, Pierogarnia, ristorante polacco nel centro di Wroclaw con i classici piatti polacchi, dalle zuppe con i noodles (che sarebbero i nostri fusilli) alle insalate.

I pierogi a forno. Esistono anche quelli.

Zuppe

Tantissime, a base di carne e verdure. La più famosa? Lo Zurek. Minestra tipica polacca a base di farina di segale, salsiccia e uova. In genere viene servita calda dentro una scodella di pane. Non riuscirei a immaginare una roba migliore per riscaldarsi quando fa freddo, in Polonia e non solo. Esistono diverse varianti di questa zuppa che si caratterizza per il sapore acidulo. Leggevo che un tempo era tradizione comune consumarla nei periodi di festa, adesso è impensabile entrare in un ristorante polacco, per la prima volta, e non provarla. L’ho provata da Kurna Chata forse uno dei migliori ristoranti polacchi dove fare una sana scorpacciata di cibo tipico a poco prezzo intanto che si beve del piwo (birra polacca) o vino caldo.

Zuppa Polacca, la più buona finora provata. Accadde a Poznan

Goulash

Non proprio polacco, ma comunissimo qui. Questo piatto molto saporito a base di carne viene qui servita principalmente in 2 modi: nel classico contenitore di pane scavato che fa da scodella oppure i potato pancakes. Buonissimi. Tutto questo viene servito con insalate varie a base di carote, porri, cipolle, bietola e maionese. Non ci vado pazza personalmente, ma provarle è un must in Polandia. Tutti questi tipi di insalate e stuzzichini li si trova anche nelle gastronomie, nei banchi frigo dei supermercati. Freschi o congelati.

Con la mitica Cro al Kurna chata mangiando cibo polacco doc

Naleśniki

Ossia le Crepes. Dolci e salate, servite con i più svariati condimenti. a Lodz, dove sono andata in visita, c’era Manekin, catena polacca  con un menù svariato di Pancakes e Crepes, grandi. Di tutti i tipi, accompagnate con le classiche salse che qui praticamente vanno a ruba come l’olio da noi. Non il classico fast food, ma una catena seria con prezzi convenienti e cibo buono. Siamo tornati a farci colazione dopo un pranzo che ci ha stupito. Tappa da fare una volta in Polonia.

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Potato Pancakes

Dove la pasta praticamente non esiste quasi, esistono alti modi per accompagnare i secondi piatti. Uno di questi i Potato Pancakes, ottimi con la carne (goulash nel mio caso), pesanti perchè in genere fritti e serviti anche questi con qualsiasi cosa si desideri. Occhio che anche i vegetariani hanno la possibilità di scegliere un piatto con i potato pancakes senza carne ovviamente. Preciso che qui a Wroclaw ristoranti vegetariani ce ne sono diversi o anche semplici bistrò che utilizzano cibi freschi, centrifugati e rivisitazione dei piatti più comuni in chiave veg.

Colazioni

Vi parlo ora delle colazioni perchè ho un debole per queste. Spesso le preferisco rispetto ad altri pasti della giornata. Le colazioni del weekend specialmente, quelle in cui godersi un nuovo posto, fare una nuova scoperta e guastarsi un bel brunch domenicale nel momento migliore della giornata, la mattina. Qui non c’è una vera e propria tradizione come la breakfast all’irlandese o in Germania. Diciamo che la cucina è abbastanza internazione e si trova dal dolce al salato. Si può cosí scegliere di mangiare una fetta di torta in una Cookiernia, la maggior parte delle quali qui ha dolci esclusivamente homemade, freschissimi e particolari. A parte le buonissime cheesecake in perfetto stile americano, una delle mie torte preferite è la crostata con crema al limone e meringhe. Non mancano posti dove fare un degno bruch. Tra questi, mi è capitato più volte di andare da Giselle a Wroclaw, una boulangerie francese con un menù vario di piatti e incastri perfetti per la colazione o il pranzo. E anche qui belle torte, ottimi croissant, salmone, uova e marmellate fresche per gli amanti della colazione continentale.

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E ovviamente non posso che chiudere dicendo che tutto questo ha avuto valore perchè c’è sempre stato qualcuno a condividerlo con me. Ma sono stata anche da sola e avrei voluto che ci fosse stato quel qualcuno con me. Il vento sarebbe stato meno freddo. Ma mi sono salvata presto e le scoperte sono andate facendosi, col tempo, maggiori e migliori.

Primo

Modifico un articolo che avevo scritto l’ultimo dell’anno con l’intenzione di pubblicarlo il giorno stesso o al massimo il giorno dopo.

Procrastinare è stato uno dei miei dei l’anno scorso e temo che anche quest’anno resti vigile su di me. Non volevo scrivere alcun proposito per il l’anno nuovo, ma mi trovo costretta a farlo, anche per convincermi di non cadere nella spirale del non far niente e dare un senso alle cose che hanno sempre contato per me.

Ok fatta questa premessa, riprendo un pezzo dell’articolo che avevo scritto in cui dicevo che è doverso sottolinerare una tappa importante dello scorso 2014, che non  è stato tutto luccicante. Non che mi aspettassi stelle e bombe scoppiettanti… Mi rendo conto che non sono più la studentella spensierata che gioca  a mischiare le carte del proprio futuro, immaginando di far cose stratosferiche e in poco tempo. A quel tempo anche il linguaggio che usavo era diverso, ed ero diversa in generale. Scrivere è sempre stato un modo per guardare allo specchio me stessa indietro nel tempo. Lo spreco di vocali indice di gioia ed entusiasmo improvviso per qualsiasi stupida o non cosa adesso non c’è più.

Intanto che scrivo, in sottofondo va Pulp Fiction, film che avrò visto almeno 10 volte. Adesso lo ascolto. Immaginate quei due che vogliono rapinare “la caffetteria pidocchiosa” come loro stessi dicono perchè nessuno dei due ha l’intenzione di lavorare (da grande). Io questa intenzione l’ho avuta e lo sto facendo – lavorare intendo – ma adoro immaginare, e vedere, scene di gente fuori dal normale (ma neanche tanto) che partorisce idee contro ogni legge e le mette in pratica. Siamo tutti così, alla fine. Solo che certe cose non le facciamo mai. Quindi, non resta che guardarle.

Ok. Siamo al “Nessuno si muove. Questa è una rapina” e parte questo spettacolo di colonna sonora.

Ok, adesso torniamo al punto di partenza. La tappa importante. Ogni giorno mi chiedo qual è il senso del mio stare qui, di alzarmi, andare a letto, guardare a una quotidianità nuova quale è la mia vita adesso, all’estero. Non che sia stato facile arrivarci, ma di certo è stato qualcosa che ho desiderato con tutte le mie forze. La migliore conquista dello scorso anno è stata questa. Non riesco ad immaginarmene altre di tali portata, anche perchè mi è costato tanto tutto questo. Una volta una persona mi disse che le cose belle hanno un prezzo alto. Adesso capisco il significato di questa frase. E ho capito anche che ci vuole del tempo perchè le cose belle si materializzino davanti agli occhi e vada via il fumo iniziale.

Per cui mi sento un po’ come chi ha ottenuto ciò che voleva e si trova nella condizione di dire: ok, e adesso? Questo è un sentimento che mi porto dietro, come un’ombra che mi segue sempre e vado spesso in paranoia. Ogni giorno che passa non mi vedo mai nella stessa posizione in cui mi trovavo il precedente e mi sembra di vivere su un terreno instabile. L’unica certezza di quest’anno vissuto metà in Italia, metà in Polonia  (a parte il sognato contratto di lavoro e volo di sola andata per Wroclaw) sono i miei amici. Ho consolidato rapporti importanti, ho avuto bisogno di chi non poteva essere accanto a me e ho capito che io sono anche loro, e che ho bisogno di loro per ricordarmi chi sono ogni tanto. Spero che anche per loro sia così.

Una volta scrivevo obiettivi lunghissimi, liste infinite di cose che volevo fare. Adesso le liste le odio quasi, e odio i raptus improvvisi che mi assalgono ogni qualvolta vorrei fare qualcosa di nuovo che stimola la mia curiosità, ma nulla. Questa cosa non si realizzerà mai, essenzialmente perchè sono una procrastinatrice nata.

Il mio 2015 inizia senza buoni propositi. O meglio, inizierò proprio dalle basi, cercando di aggiustare quelle cose che sono andate male, partendo dagli errori. Questo è il primo mese dell’anno e ho l’impressione che passerà così, in silenzio, sommerso dal caos generale altrui. Mi fermo, e faccio una riflessione su quello che fa male e cerco di eliminarlo delle mie cerchie.

Come proposito mi sembra buono, giusto per iniziare.

Ah, devo anche scrivere di food, il blog nasce per questo. Ma questa volta preferisco vomitare quello che ho dentro da un po’, piuttosto che mangiare.

Ciao amici, ho un film da finire.

L’oroscopo 2015 è servito!

Anzitutto Buon Natale a tutti (anche se in ritardo), specie ai seguaci di Foodianesimo. Un augurio particoloare e dal profondo del cuore a chi non si sente in colpa il giorno di Natale, nè i giorni successivi a causa delle infinite portate. A chi non aspetta altro ed è amante delle abbondanze a tavola, piuttosto che delle abbuffate. Si sa che a Natale i piatti hanno un vestito più bello, e questo è quel che ci piace  (oltre ai ripieni, chiaramente).

Fatta questa doverosa intro, passiamo al tanto atteso oroscopo. L’anno scorso, l’oroscopo foodiano fu un successo, quest’anno mi aspetto la stessa identica cosa. Dopo l’oroscopo old-fashioned di Paolo Fox, arriva quello di Foodiana.

Ripeto, tutto ciò che leggerete ha la sola finalità ludica. Non prendete troppo sul serio quel che sto per dirvi. Queste raccomandazioni, invece, vanno prese alla lettera, seriamente.

Pronti? Via.

Ariete

Il primo segno è sempre quello più impegnativo da raccontare, e così anche voi. Richiedete impegno. Sai essere il migliore tra gli amici e il peggiore tra questi proprio per il tuo modo d’essere “eccessivo”, testardo a tratti, ma grande creativo. Impulsivo quanto coraggioso, temerario e codardo se la situazione lo richiede. Penserai sempre d’essere nel giusto, e a chi ti correggerà cercarai di cavare un occhio possibilmente. Ma ti amiamo per questo! Indossi le corna e lo fai con fierezza. Ariete, l’anno scorso ti avevo indicato il colore rosso e come piatto una simbolica Red Velvet. Hai osato? Quanto sei stato romantico? Quando dolce? Quanto niente di tutto questo?

Riflettici, la risposta è dentro di te. Da parte mia, ti consiglio di applicare ai tuoi nuovi giorni del 2015 una parola nobile, Libertà. È quella che si adatta meglio al tuo spirito mutevole e fiero. Se riesci ad aprire il cuore a chi devi, ti ergerai in tutta la tua eleganza di farfalla travestita da animale pesante.

Piatto del segno: Mille Feuille

Cerca di guardare alla vita come un dolce fatto a strati. Ognuno di essi è importante e regge l’intero peso della composizione. Definisci gli ingredienti, la quantità e le misure del tuo piatto e servilo alla platea, tutta.

Toro

Grandi soddisfazioni nel 2014, tante gioie e momenti indimenticabili. Ecco, ora che di questi ne hai fatto il pieno cerca di usare tutta l’energia positiva che ti hanno regalato per iniziare il 2015. I primi 3 mesi saranno un po’ difficili da far “partire” diciamo, sei un segno che ci mette un po’ a capire e fa fatica ad accettare alcuni cambiamenti. La tendenza è quella di trovare una stabilità dove fare il nido, un comodo rifugio per te stesso e chi conta per te, lasciando fuori le scomodità della vita. Per fortuna, grazie al fatto di vivere anche con quelle, usciamo dal nostro recinto e ci buttiamo nel mondo. E il mondo rivela infinite sorprese, soprattutto a chi ha qualche remota paura e freni inibitori. Butta via tutto questo e parti, se ci riusci, senza freni. Ti scontrerai con qualcosa di brutto, ti farai male, soffrirai ma in mezzo a tutto questo, troverai la chiave della tua felicità.

Te la lascio immaginare come questa piramide di Profiteroles: le distese ardite, e le risalite…

Gemelli

Siete un fiore che sboccia troppo presto, e uno scrigno prezioso che contiene gioielli preziosi. Avete tutto dentro, Gemelli. Non vi manca nulla, forse solo un po’ d’intuito e la pazienza, che è sempre bene avere amiche. Il 2015 vi sorprenderà in positivo. Resterà a voi goderne o meno, con lo spirito che deciderete di indossare in quel momento. Ogni tanto siete malinconici, avete l’innata tendenza a fare grandi salti nel passato e restare lì per poi, a immaginare come sarebbe stato se aveste preso quella via e non l’altra, come eravate quando non vi era ancora cresciuta la barba, cosa mangiavate la vigilia del Natale e i sogni che facevate. Bene, viste le risorse che avete, applicate la vostra fervida immaginazione mista al sentimentalismo puro che vi contraddistingue al futuro che sognate per voi e fatene un’opera d’arte.

Piatto del segno: l’immancabile pizza margherita, con mozzarella di bufala. Perchè? Lei è perfetta, non ha bisogno d’altro, va solo gustata lentamente perchè se no finisce subito.

Cancro

I migliori frutti sono quelli che si colgono nè troppo in fretta, nè troppo tardi. Il momento giusto è quello ed è uno. Occorre attendere, saper aspettare, essere accorti e cogliere l’attimo. Servono un sacco di qualità per prepararsi a gustare il momento perfetto e non è mai facile. Quante occasioni perse perchè era o troppo presto o troppo tardi, quanti frutti non colti e lasciati lì a morire, incuranti di quanto buoni sarebbero stati e di come avrebbero portato quel qualcosa in più in quel momento, non dopo. Ecco, per il 2015 vi consiglio di cogliere quanti più frutti possibili, ma di farlo nella giusta maniera in modo da goderne appieno intanto che avrete fatto vostre qualità necessarie quali la perseveranza, l’impegno, la pazienza e la cura per le cose.

Piatto del segno: Bavarese alle mandorle e melograno

Per utilizzarne i semi, si sa, occorre prima raccogliere il frutto. Sarete irresistibili se saprete aspettare il momento giusto per esserlo.

 Leone

Qual è quella cosa che proprio non avete accettato dell’anno che sta per finire? Quale la battaglia persa che non avete proprio digerito? Quale sconfitta non vi fa dormire la notte? Forse è più di uno il fallimento che sentite di avervi buttato alle spalle ma che ancora vi tormenta. Ma c’è di certo qualcosa che avreste voluto cambiare. Dite la verità: non vorreste tornare indietro e fare in modo che le cose vadano per il verso opposto? Chi non vorrebbe avere il potere di farlo! E invece no, la vita è imprevedibile ed è fatta di battaglie, ogni giorno. Questa la tua visione delle cose, Leone. Un giorno ha un bottino da portare a casa, un trofeo da conquistare, una vittoria dietro l’angolo. Ma sei umano e puoi perdere, specie per chi ha peccato di eccessiva fierezza. Guarda alle battaglie perse come un qualcosa che ti è servito di lezione. Nulla è perso, nemmeno l’ultima delle battaglie che perderai, nemmeno l’ultimo degli amici che pensavi di lasciarti dietro. Tutti tornano alla fine, anche tu.

Piatto del giorno: La Cassoulet

La leggenda, riportata da Prosper Montagné, pone l’origine del cassoulet all’interno della città di Castelnaudary, durante la guerra dei Cent’anni (1337-1453). Durante l’assedio di Castelnaudary da parte degli Inglesi, gli assediati ridotti alla fame avrebbero riunito tutti i viveri disponibili (fagioli secchi e carni) per cucinare un gigantesco ragù o estofat per rifocillare e rinvigorire i combattenti. Questi ultimi riuscirono così a cacciare gli Inglesi e liberare la città.

Non c’è che dire, è il piatto per te.

Vergine

Anche i più forti a un certo punto crollano per mancanza di energie. È successo e succederà, ma è proprio quello a farti forte. Quest’anno tra voli e impennate, ci sono state anche le cadute in picchiata. È andata così, Vergine. Ti consiglio di trascorrere gli ultimi giorni prima dell’arrivo del 2015 all’insegna della Riflessione. Rifletti sul senso che vuoi dare alle prossime giornate. Cosa vuoi diventare? Cosa ti occorre per esserlo? Preparati che stai per salire sulle montagne russe. Ti aspetta un giro di giostra lungo e adrenalinico. Preparati. Quest’anno sarà un lungo e inatteso viaggio verso la felicità.

Piatto del segno: Sushi

Mantenetevi leggeri. Le emozioni saranno forti, si parte.

Bilancia

Pensate di aver esaurito le batterie, non ce la fate più. Quello che sognate in questo periodo, e da un po’ di mesi a questa parte, sono le vacanze. Le immaginate in posti tropicali, al sole, intanto che sorseggiate mojito all’ombra delle sempre verdi palme. Sveglia. Avete ancora un po’ di tempo per ricaricarvi prima di tornare a lavoro, non sprecate i giorni a immaginare dove vorreste essere e cercate invece di partire dal qui e ora. Quello è il posto dove dovete essere e dove dovrete llasciare la zavorra pesate che vi portate dietro, sempre. Per il resto, un po’ di sano epicureismo e senso estetico che vi contraddistingue serviranno a fare di ogni singolo giorno un bel viaggio.

Piatto del giorno: Involtini primavera. Perchè ogni giorno sia per voi una nuova rinascita.

Scorpione

Il tuo magnetismo ha attratto a te di tutto durante l’anno. Roba buona, roba brutta, di tutto proprio. Sei irresistibile, lo sai vero? Bene, a volte bisogna però capire che non sempre i propri pregi portano quanto sperato nella vita. Tutti vorrebbero essere come te e non capiscono perchè tu riesca a ottenere quel che vuoi con poco sforzo e loro no. Un po’, diciamolo, complice il fatto che il segno è uno dei più forti e ricco di carisma. Di solito ci si innamora di te al primo sguardo. Sii sincero: riesci a contare quante storie hai avuto? Ma tra l’amore e l’amate c’è di mezzo il mare. Immagina così il tuo 2015: diverse possibilità, tutte mete raggiungibili, anche le più impervie. Tu puoi. Riuscirai però ad attraversare quel mare o per pigrizia ti accontenterai delle conquiste facili e a portata di mano?

Decidi tu.

Piatto del segno: spaghetti aglio, olio e peperoncino

grande classico. La differenza la fanno i singoli ingredienti, l’esperienza e un buon palato il cui giudizio è insindacabile. Il vostro.

Sagittario

Il 2015 è rinnovo. Buttare il vecchio e far entrare il nuovo, e fate sul serio stavolta. Se siete in grado di liberarvi da quel che vi rallenta, riuscirete nei vostri progetti e raccoglierete abbondanti frutti. Durante l’anno vi ha frenato qualcosa, per questo molti di voi si sentiranno incompleti. Non temete, col tempo e la perseveranza si ottiene quanto sperato, specie se sarete in grado di rinnovarvi e alleggerire la corazza spesso pesante che indossate. Il nuovo anno sarà come un percorso ad ostacoli per voi. Supererete gli agguati disseminati uscendone indenni?

Piatto del giorno: Tartare

Crudo è bello. Piatto che ho avuto modo di apprezzare in Polonia, tra l’altro. Non l’avete mai assaggiato? Che aspettate!

 Capricorno

Capricorno, cosa ti sta più a cuore? Lavoro, amore, salute o fortuna? Nell’anno ancora in corso ti sei forse preoccupato di una tra queste, tralasciando le altre? Non credi che il tutto sia migliore delle singole parti? L’ideale sarebbe aspirare a un benessere a 360 gradi. Ovviamente, se c’è lavoro e non c’è amore poi tanto bene non si sta. Se manca la salute ma si ha il resto ancora peggio. Idealmente si punta in alto, la realtà nei fatti è molto diversa dalle aspettative. Quel che succede, invece, è sempre qualcosa della quale possiamo accontentarci o meno. Sta a te dare valore e significato a tutto quello che di buono o cattivo sarai capace di “raccogliere”. Non aspettare la fine del 2015 per farlo e ricorda che si raccoglie sempre ciò che si semina. L’ultimo dell’anno non dimenticarti di brindare a tutto quello che vorresti. Potrebbe essere l’anno giusto per te, per celebrare il tuo pieno successo.

Piatto del segno: carbonara

Il piatto completo per eccellenza, classico esempio di cucina tradizionale italiana che ovunque nel mondo cercano di imitare. Fa’ tuo questo piatto, sii unico, inimitabile ed eterno, come Mamma Roma.

Acquario

Il mare è tuo padrone, i fiumi tuoi amici, i ruscelli parenti stretti. Insomma, l’acqua è il tuo elemento e ti senti padrone in ogni tipo di situazione che non sia stabile ma piuttosto “mossa”. Bravo, hai una qualità che non tutti hanno: sapersi destreggiare nelle situazioni più difficili. La maggior parte delle persone ha bisogno di poggiare i piedi su qualcosa di stabile, tu no. Proprio per questo vedi le cose in maniera diversa e sei abituato a visitare gli abissi dell’animo umano. Grande idealista e sognatore, sei l’amico che tutti vorrebbero avere, il tuo cuore è grade come il mare. Sei cosciente di questo? Quanto dovrai ancora navigare per renderti conto che tutto quel che sei ti permette di fare grandi cose? C’è chi per risorse limitare può far poco, chi invece può molto. È il tuo caso, aquario. Fa’ che il 2015 sia l’anno in cui la tua opera, quella che sogni ogni notte e che vive dentro te, veda la luce. Buona fortuna, anche se non ne hai bisogno.

Piatto del segno: Muffin colorati

Viva gli eccessi, ogni tanto. E viva gli zuccheri colorati e i pois. Ci vuole coraggio a indossarli.

Pesci

Chiudiamo in bellezza con voi, amici Pesci. Instancabili nuotatori, chi conosce l’acqua meglio di voi? Come le correnti, siete mutevoli e questo vi rende dei grandi trasformisti. Seguirvi nei vostri percorsi non è facile, spiazzate tutti con le decisioni dell’ultimo minuto di cambiar rotta. Lo fate sempre. Viaggiatori instancabili, amanti del nuovo, siete tutto quello che normalmente un individuo stabile desidera essere. L’ideale a cui tendere, per me siete voi. Se siete felici o meno nel condurre questo stile di vita, non lo so, ma di certo fa parte della vostra natura. Riuscite a contare quante volte nel 2014 avete cambiato idea? Qual è stato il cambio di rotta più azzeccato e quale quello disastroso? Non fatene un dramma, in entrambi i casi. Il mare è mutevole e i giorni diversi l’uno dall’altro. Cercate piuttosto di lasciare un’impronta ferma al vostro passaggio, che sia come un libro di vecchie foto da sfogliare per non dimenticare. In futuro dovreste cercare di farvi ricordare meglio e più a lungo, senza per forza finire in qualche rete e farvi pescare.

Piatto del segno: per fruttariani e non, Macedonia!

L’oroscopo è servito, i piatti pure.

Quello che non c’è

Sono stata un po’ assente nelle ultime settimane.

È dall’ultima volta che ho scritto sul blog che non sono stata ferma. Ho viaggiato. Sono stata a Praga, a Cracovia e in Italia. Il viaggio a Praga era da fare da mesi. Sono andata con le mie 2 amiche russe. Abbiamo iniziato insieme a lavorare nello stesso posto e ci eravamo promesse un viaggio. Con la Mimmix che è venuta a trovarmi in Polonia siamo andate a Cracovia, 2 giorni e -4 gradi. Non vi dico. Volevo mostrarle la città, che merita ed è bellissima, ma a causa del freddo tagliente (stranamente più fredda rispetto a Wroclaw) abbiamo girato pochissimo per il centro. Sento ancora quel freddo addosso se ci penso. L’ultimo weekend invece ero a Milano. Mi sono fermata per una settimana, per motivi di lavoro, e ne ho approfittato per salutare i miei amici, fare un salto a Bergamo, trovare pezzi di me che ho lasciato lì. Una settimana intensa, piena di emozioni che non si possono descrivere. Per fortuna ho i miei punti di riferimento, mi dico sempre. Per sfortuna non posso averli sempre con me, e questo è stato anche motivo delle miei crisi. Per mia fortuna, il mio lavoro mi permette di viaggiare e ricongiungermi con i miei affetti. Ho bisogno della parte stabile di me, di loro. Di chi mi conosce, di chi non ha bisogno spiegazioni, mai. I miei punti fermi viaggiano separatamente da me, in questo momento della mia vita. Mi dico che sto facendo tante cose, sto imparando, vedendo un’altra parte di mondo ma è come se mancasse qualcosa. Adesso riesco a definire meglio quello che mi manca. Sono le persone che non potrò mai portare con me, in tutti i miei spostamenti e giri infiniti. Le persone insostituibili che mi hanno fatto diventare quella che sono e che porto con te, invisibili, con un peso enorme.

Ogni tanto, per rilassarmi, cerco di focalizzare l’immagine del mio gatto che mi fa stare bene. Faccio la stessa cosa, cercando di rivivere i momenti che ho vissuto con i miei amici veri e mi rendo conto che tutto questo, attualmente mi manca. Nella mia quotidianità non ci sono loro. Ok c’è altro, altre persone, altre situazioni ed esperienze nuove. Su questo non c’è dubbio.

Ma quello che sento spesso, ogni giorno, è quello che non c’è.

Il piatto di oggi è mezzo vuoto. Ho come la sensazione di avere miliardi di cose per la testa e non riuscire a farne mezza.

Anche oggi, avrei voluto parlarvi di weekend qui e lì, delle città, del cibo, dei momenti belli, ma non posso. C’è tanto rumore nella mia testa e tanta stanchezza. A volte penso che se fossi stata meno sensibile sarei stata capace di soffrire meno. Di conseguenza avrei provato meno trasporto per le cose e avrei evitato di farmi del male. Ci dicono di essere forti, ci propinano l’immagine del temerario che non ha bisogno di niente e nessuno e che può stare bene ovunque. Vi giuro, io queste persone le ho incontrate. Esistono. Io non sono così. Se è sfiga o fortuna, lo scoprirò vivendo. Attualmente mi limito a tenere a bada quella parte di me che ricerca quello che non c’è.

Vi lascio con qualche momento foodiano, sperando che il weekend mi permetta di fare qualcosa di dolce e condividerlo con voi, come andrebbe fatto. In queste foto c’è tanta bellezza e bei momenti. Non riuscire a trasmettervi le emozioni e il contesto, cosi come gli odori e la consistenza dei piatti mi svilisce. Ma c’è anche altro lì dentro. Ma spesso, mangiare serve a riempire i miei vuoti e di questo me ne rendo conto.

Trattarsi bene, a Milano

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#meatballs

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Cene d un certo spessore

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Trattarsi bene, all’estero

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Zuppa di broccoli a #krakow con @smirmi

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Potato pancakes in everywhere! #Prague

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Con la Mimmix in un posto hipster a Wro 💜

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Foodiana

3 piatti, 2 città, 1 stagione: come vi servivo l’inverno prima

Il senso di un blog è anche quello di fare un discorso che riprende i temi passati e li ripropone. Oggi voglio proporvi alcuni piatti, 3 primi piattiche ho preparato durante gli inverni passati vivendo tra Roma e Milano. Sfogliando queste pagine ho fatto un salto indietro nel tempo. È sempre piacevole tornare indietro rivivendo anche per un attimo tutte le emozioni di quella giornata. Ho impresse come fotografie tutti i momenti del mio vivere lì. Le mie avventure, gli amici ritrovati e quelli che non se ne sono mai andati. Durante il periodo romano ho conosciuto quelli che ora sono i miei migliori amici. Sono ritornata a Roma dopo una pausa di un anno a Milano, una delle parentesi migliori della mia vita. Viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, conoscere culture paesane diverse, passeggiare un po’ per il Duomo, un po’ per i Fori imperiali, mi è servito ad arricchire il mio bagaglio interiore. La mia fonte di ispirazione è sempre viva, c’è sempre stata e non è mai andata.

Ogni tanto ho nostalgia, ma fa parte del gioco. Adoro le mie città, quello che mi hanno regalato, e ciò che sono adesso per me. Adoro com’ero in quei giorni lì, adoro vedere che sono cambiata. Faccio una carrellata lungo la strada dei miei cambiamenti e vi servo i miei piatti, quelli che ho preparato tempo fa’, quando faceva freddo, quando vivevo con persone diverse, quando il mio blog non aveva fissa dimora e spesso ho passato lunghi periodi senza scrivere nulla.

Quelle che trovate qui sono ricette complete. C’è molta fantasia anche, improvvisazione e poesia. Tre ricette. Temi comune: verde, carboidrati, creatività e sentimen ti. Vi servo tutto questo sul piatto, fatene buon uso.

Fusilli Broccoli e Noci

After the Snow: HUNGRY!Piatto romano dell’inverno 2012. Quell’anno a Roma nevicò e le rovine romane avevano un fascino particolare, indimenticabile. Tornai a casa dopo una passaggiata in centro a fotografare con la mia Reflex. Dopo aver fatto una bella spesa in uno dei tanto amati supermercati italiani, preparai questo piatto.

….Ho tagliato i broccoli verdi a pezzettoni e li ho cotti al vapore. Intanto ho fatto rosolate la salvia in un filo d’olio, poi ho scolato i broccoletti e li ho mescolati per bene alla salvia. L’accoppiata broccoli-salvia genera un aroma unico. In genere la salvia viene utilizzata da sola perchè ha un aroma talmente forte da annulare quello degli altri cibi cui viene abbinata. Nel mio caso, ha migliorato l’odore post-cottura dei broccoli, amalgamandolo con il proprio. Ho scelto dei fusilloni napoletani, belli grossi anch’essi. Dopo averli scolati ben al dente, li ho fatti cuocere per un minuto in padella con i broccoli e la salvia, intanto che aggiungevo un po’ di gherigli. A piatto ultimato, un attimo prima di spostare il tutto nel piatto, ho aggiunto un cucchiaio di panna da cucina, giusto per ammorbidire il tutto e creare una velatura soffice.”

Risotto al gorgonzola con cavoletti di bruxelles e mele

Love at first taste.

C’è molta poesia in questo post del marzo 2012. Raccontavo una favola, la storia del gorgonzola, personaggio intenso e dal carattere umido. Così lo definivo. C’erano poi i cavoletti, verdure carine da vedere nella loro rotondità, ma che ho snobbato per quasi 20 anni. Li ho messi insieme, ne ho fatto un piatto poetico.

Ho preparato il risotto carnaroli al gorgonzola, unendo qualche fogliolina di cavoletto. Dopo averli cotti al vapore, ho adagiato i cavoletti su un piatto al centro del quale ho messo il risotto. Non ho aggiunto altri formaggi, nè burro, nè brodo. Un risotto semplice, fatto con l’acqua di cottura dei cavoletti e il gorgonzola. Infine ho completato il piatto con qualche fetta di mela golden. In questo piatto i contrasti gustativi e olfattivi restituiscono equilibrio al gusto. Il sapore intenso del gorgonzola e il dolce aroma della croccante golden si abbracciano in un quadro soft e delicato, accentuato a livello visivo dai cromatismi freddi bianco-verde. Il leggero tocco dorato della mela ammorbidisce i toni risaldando la mantecatura del riso e regalando freschezza al piatto.
Se volete leggere la morale finale, andate dritti al post.
gnocchi
Piatto milanese. I miei gnocchi grandi, rustici, buoni. Non li ho più rifatti da allora, non chiedetemi perchè. Adoro questo post e vi consiglio di leggero direttamente dalla pagina dell’1 novembre 2012. Sono passati 2 anni da allora, ho forse perso un po’ di poesia nella preparazione dei miei piatti mi sa.
Gli gnocchi sono semplicissimi da realizzare e richiedono un rapporto molto “tattile” con il cibo. Tutto inizia dall’impasto. Non c’è una regola unica, si tratta di un momento personale e intimo. Ho aggiunto farina, uovo, spinaci, noce moscata e sale. Ho rigirato il composto con l’aiuto della forchetta. Deve essere di densità media, abbastanza morbido ed elestico. La cosa bella da vedere, sotto agli occhi, è assistere al cambiamento della sostanza, la pasta che prende forma. E, successivamente, altro spettacolo: la trasformazione in seguito all’incontro col bollore dell’acqua salata.
I consigli finali erano questi

Gustare da soli o in compagnia e farlo molto, molto lentamente. Perchè si conservi il ricordo, infatti, è necessario allungare il più a lungo possibile i secondi che viviamo. Altrimenti tutto sfugge, si perde il valore del gusto e non si assaporano le sensazioni.

 Il cibo regala pura poesia a chi vuole ascoltare.

Buon viaggio amici.

Colazione per Cinefili ~ La vita di Adele

Adèle: I miss you. I miss not touching each other. Not seeing each other, not breathing in each other. I want you. All the time. No one else.

Secondo appuntamento con la rubrica “Colazione per Cinefili” dedicata a tutti quelli che amano due cose: la colazione, farla bene intendo, e i bei film, i buoni film. Leggere di un film, quasi come vederne degli spezzoni a colazione è uno dei modi migliori per iniziare la giornata, speci e se la giornata in questione è un lunedì. Spero quindi di allietare il vostro lunedì, la vostra colazione, e di offrirvi qualche spunto di riflessione in tema film, in tema vita e amore in generale.

Prima di iniziare a parlarvi di Adele, del film, di me che guardo il film, di me che amo questo film, vi lascio con un’immagine. Si tratta della colazione di ieri da Giselle, a Wroclaw. Di Giselle e dei miei brunch ve ne parlerò in un altro momento. In questo caso però, c’è una relazione tra il film e Giselle. Siamo di fronta a un esempio di boulangerie francese a Wroclaw, e il film è ambientato in Francia, a Lille.

e

Oggi parliamo di Adele, perchè dopo aver visto il film, una parte di me la ama e qualcosa in me è cambiato, proprio nel modo di vedere le relazioni e di guardare a se stessi.

Perchè dovreste vedere questo film? 

Cerco di darvi alcune buone ragioni. Il film ha vinto la palma d’oro al festival di Cannes, il riconoscimento più importante nel mondo del cinema. Protagonista è l’amore al femminile. Due lesbiche, Emma e Adele, e il loro incontrarsi, vivere insieme, separarsi. Il tutto è raccontato con una mano estremamente realista, alla quale si aggiungere la bravura delle attrici, Adele in particolare. Il regista francese mette in scena un tema difficile, un muro con il quale molti di noi si scontrano e preferiscono non vedere piuttosto che scavalcare.

Il film, invece, porta lo spettatore a scontrarsi violentemente contro questo muro, grazie alla naturalezza del racconto e alla capacità di Adele di mostrarsi in tutte le sue infinite sfaccettature di ragazza, che la rendono così vera. Ci si scontra contro il tabù dell’omosessualità, quella tra donne. Si mette in scena un’umanità mai sazia di piacere, che ricerca la bellezza, il gusto, il corpo e la passione.

Adele ama, è passionale all’ennesima potenza, cerca qualcosa, lo trova nella ragazza dai capelli blu. Ne viene stregata, se ne innamora. Questo è un amore carnale, imprescindibile dalla relazione corporea. Il loro amarsi, viene mostrato e sbattuto in faccia quasi, allo spettatore che non può mostrarsi indifferente a quelle scene. Adele ed Emma sono nude, fanno l’amore, costruiscono la loro relazione sull’attrazione fisica e mentale. È il colpo di fulmine, il pugno allo stomaco che porta al di là di ogni razionale comprensione.

Non voglio raccontarvi la trama per intero, voglio solo darvi una mia impressione e qualche motivo per vederlo. Parlare di sentimenti spesso è troppo ma non è mai abbastanza. Questo film offre miliardi di sfaccettature, che passano anzitutto attraverso la protagonista dalla quale è quasi impossibile staccarsi. Io mi sono identificata molto in lei. Nella sua ricerca del piacere nella vita, nell’amore per il cibo, nel suo essere naturale e presentarsi all’esterno per come effettivamente lei è. Il tema del cibo è molto forte e stringe la mano al tema passione-ossessione sessuale. In entrambi i casi parliamo di bisogni umani nati dall’istinto primordiale che ci porta verso la ricerca incessante del piacere. Anche per questo il film è vero, nel suo mettere in scena l’umanità nella sua crudezza. L’ossessione di Adele per gli spaghetti alla bolognese si completa nell’ossessione per il corpo di Emma, che agli spaghetti preferisce le ostriche.

Il contrasto tra le ragazze è forte e forse proprio da questo deriva il loro attrarsi. Una l’artista che vive nel suo modo distaccato dalla concretezza e dall’ordinarietà quotidiana, l’altra la ragazza quindicenne che sogna di fare la maestra d’asilo e legge moltissimo.

Dell’amore ci si nutre, di amore si cresce e succede che l’amore finisce.

Nel loro caso avverranno degli eventi che le porteranno al capolinea della loro relazione. La storia si ripete.  Altro tema dominante è la storia d’amore con l’artista e la difficoltà di entrare nel suo mondo fatto di canoni, leggerezze, regole quasi ferree e la non accettazione della normalità, quel mischiarsi con la folla. Adele lo fa, ha un lavoro che ama, ma si sente esculsa dalla vita di Emma e dalla sua cerchia di amici intellettuali e galleristi. Come andrà alla fine? È un continuo alternarsi di flashback e flashforwad che lo caratterizzano a livello estetico. Il film si fa vedere. Non è il caso che mi inserisca ancora illustrandovi altre scene o dettagli, e spero  che nel guardalo lasci qualcosa anche a voi. Perchè guardare buoni film, come leggere un buon libro non è mai abbastanza. Invece di buone storie d’amore, come quella di Adele, il mondo ne è povero. Quelle esistenti e narrate, sono insufficienti. Lo saranno state anche le mie parole, per cui chiedo scusa se sono stata anche banale a tratti, ma scrivere per me è un po’ quel flusso di coscienza Joyciano: il viaggio, l’incertezza, le chiacchiere della quotidianità.

Spero abbiate fatto una buona colazione e che qualcuno abbia trovato un buon motivo per vedere questo film. In quanto a chiacchiere ho qui finito. Vi lascio con il trailer e con una settimana che è appena iniziata.